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L’assessore Ferracuti rinnova
la sua battaglia contro
la violenza di genere

PORTO SANT'ELPIDIO - "Se le attività previste nell’ambito dell’asse prevenzione dei piani antiviolenza fossero state pienamente attuate nel corso degli anni, durante l’emergenza non sarebbe stato necessario l’invio di una circolare ad hoc alle forze di polizia per sensibilizzarle sulla violenza domestica e favorire così l’emersione delle richieste di aiuto da parte delle donne. Oppure, se il 1522 fosse regolarmente e capillarmente pubblicizzato come previsto, le donne sarebbero informate sui servizi a cui chiedere aiuto"
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Prevenire e contrastare la violenza sulle donne è una priorità non rinviabile. Violenze che in Italia sono dolorosamente aumentate durante l’emergenza Covid-19. Un femminicidio ogni tre giorni, una strage tragica e silenziosa, ed episodi quotidiani con donne e ragazze vittime di maltrattamenti e soprusi, tra i bersagli preferiti dell’odio e degli insulti sui social. Un fenomeno che negli ultimissimi giorni ha visto purtroppo il verificarsi di nuovi casi anche sul nostro territorio. Una fotografia impietosa sul gender gap in Italia e sulla persistenza di stereotipi negativi nei confronti delle donne, preoccupante e inammissibile. Pregiudizi radicati e troppo spesso giustificati colpevolizzando le vittime. Una situazione oscurata e aggravata in questi mesi dall’emergenza legata alla pandemia. Per molte di loro, restrizioni e lockdown si stanno rivelando un incubo, ritrovandosi in una condizione di reclusione domestica insieme a mariti e compagni violenti”. Inizia così, con questa disamina, il report dell’assessore alle Pari Opportunità, Emanuela Ferracuti che, dopo l’analisi di quanto fatto, guarda già alle prossime iniziative per contrastare e, speriamo, debellare, un fenomeno spregevole.

“Un anno terribile, quello appena terminato, per le donne e – continua Ferracuti – per questo occorre intervenire subito. A partire dalle radici della violenza e dalla disparità di genere. Ma occorrono anche volontà politica e risorse, da destinare a chi, come i centri antiviolenza, svolge un lavoro imprescindibile.
Il lockdown da marzo a maggio e le ulteriori misure restrittive che ancora sono presenti sia nel nostro paese che in tutto il mondo per contenere il diffondersi del coronavirus sono il caro prezzo che molte donne devono pagare e ciò va a colpire soprattutto l’equilibrio fisico -psicologico. Sebbene molte donne prima venivano aiutate, ora con queste misure restrittive non hanno la possibilità di essere ‘protette’ in quanto sono obbligate ad una convivenza forzata. Occorre, però, puntualizzare che il coronavirus non è la causa che ha dato vita alla violenza in quanto essa già sussisteva. Pertanto, ciò che è cambiato con il covid-19 è la diminuzione dei momenti di “libertà” legati alle esigenze lavorative, in quanto moltissime donne lavorano in smart working, ed ai vari impegni quotidiani. Dunque, la pandemia ha avuto ripercussioni negative non solo in ambito sanitario e lavorativo ma costituisce, anche, una causa scatenante per l’impennamento dei casi di violenza domestica”.

“La pandemia mette a dura prova anche chi – continua, nella sua analisi, l’assessore alle Pari Opportunità Emanuela Ferracuti – lavora in prima linea per la difesa delle donne dalla violenza maschile. Un fenomeno di cui si parla forse meno ma che è sempre insidioso e inquietante.
Durante il primo lockdown, quando dopo un iniziale crollo il numero delle chiamate di aiuto al 1522, tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto al 2019.
I centri antiviolenza (CAV) e le case rifugio, durante la pandemia sono gli unici spazi che hanno continuato a funzionare del sistema antiviolenza, meccanismo spesso malfunzionante o addirittura inceppato. Solo l’enorme impegno messo in campo dai CAV, anche nelle situazioni più critiche ha garantito alle donne che subiscono violenza di essere supportate.
Per il 2019, il Dipartimento Pari Opportunità ha ripartito tra le Regioni 30 mln di euro, di cui 20 mln da destinare al funzionamento ordinario di case rifugio e centri antiviolenza e 10 mln per il Piano antiviolenza. In tempi Covid, per rispondere ai nuovi bisogni delle strutture di accoglienza, la Ministra per le Pari Opportunità ha firmato un decreto di procedura accelerata per il trasferimento delle risorse per il 2019 prevedendo la possibilità di usare i fondi destinati al Piano antiviolenza per coprire le spese dell’emergenza sanitaria. Ad oggi nessun decreto è stato emanato dal DPO per i fondi antiviolenza 2020.
Se le attività previste nell’ambito dell’asse prevenzione dei piani antiviolenza fossero state pienamente attuate nel corso degli anni, durante l’emergenza non sarebbe stato necessario l’invio di una circolare ad hoc alle forze di polizia per sensibilizzarle sulla violenza domestica e favorire così l’emersione delle richieste di aiuto da parte delle donne. Oppure, se il 1522 fosse regolarmente e capillarmente pubblicizzato come previsto, le donne sarebbero informate sui servizi a cui chiedere aiuto.
A questo proposito occorre ricordare che il numero antiviolenza e stalking 1522 è sempre attivo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e collegato direttamente ai centri antiviolenza e alle forze dell’ordine, anche nell’attuale fase di emergenza sanitaria. Il 1522, inoltre, è anche un’app: se una donna non può chiamare o ha paura a farlo, può scaricare l’app e chattare direttamente con le operatrici, in totale sicurezza”.


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