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Giornata della Memoria alla Da Vinci-Ungaretti: “Il virus ha tappato le nostre bocche non i nostri pensieri” VIDEO

FERMO - L’ insegnante di musica, prof.ssa Cinzia Greco, regista dello spettacolo racconta: "È stato un lungo cammino creativo che ha costretto i ragazzi ad entrare nelle storie che leggevano fino a diventarne la voce"
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Si chiama Sogni appesi”, lo spettacolo in 2 atti che racconta storie di adolescenti di ieri i cui sogni sono stati rubati dalla pagina più drammatica della storia e quelle di ragazzi di oggi il cui unico torto è essere nati nella parte sbagliata della società.

Gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di I grado Leonardo Da Vinci- Ungaretti di Fermo hanno voluto onorare il giorno della memoria raccontandolo cosi, interpretando ruoli e sogni di ieri, di bambini e adolescenti piagati dalla discriminazione per un credo che avrebbe dovuto proteggerli e diventa invece la loro condanna e sogni di ragazzi di oggi, traditi dalla miseria, dall’ ignoranza dall’ indifferenza. Nasce cosi una produzione teatrale originale con testi tratti da testimonianze storiche liberamente drammatizzate dagli stessi studenti, e storie di oggi, di ragazzi qualunque che diventano protagonisti per un giorno, per riscattarne i sogni. Ogni storia di ieri termina con una ninna nanna (polacca, ebraica, italiana, tedesca) suonata dagli stessi studenti , quelle di oggi con canzoni interpretate dal vivo.

Il primo atto dello spettacolo, girato in bianco e nero, è legato al giorno della memoria: sono storie di bambini ebrei perseguitati da adulti come adulti, ma erano solo bambini….questo abbiamo voluto raccontare. Bambini che la sera si addormentavano cullandosi al suono muto di una ninna nanna che nessuna mamma poteva cantare per loro. Il secondo atto, girato a colori, racconta di sogni infranti di ragazzi di oggi traditi da adulti che non si accorgono di loro e dei loro desideri.

L’ insegnante di musica, prof.ssa Cinzia Greco, regista dello spettacolo racconta: “È stato un lungo cammino creativo che ha costretto i ragazzi ad entrare nelle storie che leggevano fino a diventarne la voce. Ogni reperto storico per la prima parte, ogni articolo di giornale per la seconda è stato vagliato, discusso, riscritto drammatizzandone il contenuto a fini scenici. Stessa cura è stata usata per le scelte musicali: ogni chiusura doveva avere una stretta correlazione con la storia in scena. Ecco allora una ricerca spasmodica di ninna nanne dell’epoca o comunque di
stessa provenienza geografica, così come motivata dalla scena è stata la scelta delle canzoni “.

L’insegnante racconta:” il giorno prima dello spettacolo una studentessa mi ha confessato la sua paura di salire sul palcoscenico e non per ansia del Come avrebbe recitato, ma il Cosa, mi confida la paura di mettersi a piangere per le parole e il dolore di cui erano intrise quelle parole. E’ in quel momento che ho capito di aver raggiunto il traguardo: creare una coscienza storica perché i ragazzi capiscano quanto è devastante il male “. Lo spettacolo, grazie al contributo del comune di Fermo che ha messo a disposizione il teatro di Capodarco, ė stato registrato e montato da eccellenze del nostro territorio che hanno messo a disposizione dei ragazzi la loro professionalità e il loro tempo.


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