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Aborto, Possibile: “Le affermazioni
di Ciccioli e della maggioranza regionale
sono inaccettabili”

POLEMICA - "Possibile, a tutti i livelli, si batterà perché l’indifferenza non prevalga e perché la dignità delle donne non sia calpestata da nessuno, tantomeno da un’istituzione della Repubblica"
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“In un sol colpo, nella giornata della Memoria, il consigliere regionale Ciccioli e tutta la maggioranza regionale sono riusciti a riportarci indietro di 80 anni al periodo più buio della nostra storia. Condanniamo fortemente questo ennesimo attacco da parte di una amministrazione di centrodestra”. Così, in una nota i Comitati di Possibile delle Marche in merito alle dichiarazioni in consiglio regionale dell’esponente FdI e sulla decisione assunta dalla maggioranza regionale in merito alla pillola abortiva.

“In un tempo di grandi incertezze e difficoltà siamo costretti ad ascoltare, da rappresentati di autorevoli istituzioni, affermazioni che ci precipitano indietro di anni luce.
A rileggerle la mente torna a tempi bui, quando la dignità delle donne era misurata in base all’essere brave mogli e madri, considerate solo in quanto corpi e non coscienze libere, per la crescita dell’etnia/razza di appartenenza. Un miscuglio di affermazioni preoccupanti, considerando il ruolo di chi le esterna. Chi ricopre cariche istituzionali è chiamato a rappresentare tutta la popolazione e a farlo in modo serio e laico. La scelta dell’aborto rimane una scelta personale ed intima sulla quale nessuna istituzione deve esprimersi nel merito. Piuttosto se davvero si è interessati alla crescita della natalità ed alla genitorialità responsabile, avendo il potere di incidere sulla vita delle persone, ci si dovrebbe impegnare per fare in modo che le nuove generazioni crescano nella consapevolezza e nel rispetto di se stessi anche attraverso programmi di educazione sessuale fin dalle scuole elementari, dovrebbe implementare politiche serie di sostegno alle famiglie, di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, impegnarsi per rendere effettive le pari opportunità, a realizzare la parità di salario. Sicuramente quello che un’istituzione deve fare è garantire la salute e il benessere delle donne che, per motivi che restano personali, decidono di abortire. È ora di smetterla di volere decidere sul corpo delle donne. Lo sgomento aumenta quando alla discussione su un tema delicato come l’aborto si aggiunge il richiamo alla procreazione per la difesa della propria etnia/razza. Non possiamo rimanere indifferenti a tali affermazioni, perché l’indifferenza crea abitudine e l’abitudine ci rende complici silenti. E la storia ci insegna cosa può accadere quando concetti del genere si insinuano in una collettività: il mare nero dell’indifferenza come lo chiama la senatrice Liliana Segre. Possibile, a tutti i livelli, si batterà perché l’indifferenza non prevalga e perché la dignità delle donne non sia calpestata da nessuno, tantomeno da un’istituzione della Repubblica”.


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