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IL PUNTO
“La logica dei muri e la mancanza di una visione per un nuovo sviluppo d’inclusione sociale e ambiente”

IL PUNTO - L’assessore regionale Aguzzi nei giorni scorsi ha comunicato che solo la regione Marche nella Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni ha votato contro il Piano delle Ferrovie per la realizzazione di barriere fonoassorbenti alte 8 metri
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di Massimo Valentini, Presidente Fondazione San Giacomo della Marca

Mentre ci si attarda in chiacchere inutili la realtà si impone sempre. L’assessore regionale Aguzzi nei giorni scorsi ha comunicato che solo la regione Marche nella Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni ha votato contro il Piano delle Ferrovie per la realizzazione di barriere fonoassorbenti alte 8 metri. E’ una storia conosciuta su cui era sceso il silenzio , ma prima o poi sarebbe ritornata alla ribalta. Tale opera ha un carattere di devastazione enorme e va a ferire tutta la costa della nostra regione con gravi ripercussioni economiche, sociali e ambientali.

Tutte le città costiere della regione infatti sono attraversate dalla linea ferrovia in prossimità del mare e tutti i centri cittadini sono posizionati nelle aree nei pressi delle stazioni ferroviarie. Un muro di 8 metri sarà inevitabilmente devastante, simile alla situazioni che abbiamo visto nelle zone di guerre o alle frontiere di paesi da cui si fugge. Purtroppo questa logica dei muri si sta diffondendo a livello planetario a tutti i livelli e rivela la difficoltà delle varie governance di saper immaginare un nuovo sviluppo che tenga presente inclusione sociale e ambiente.

Nel caso specifico va dato atto all’assessore Aguzzi di essersi opposto a questo progetto, ma occorre interrogarsi su quali siano le strade per bloccarlo. Certamente la Regione e i Comuni interessati debbono porre in essere tutte le azioni possibili, come pure il livello popolare dei comitati dei cittadini è fondamentale, ma per raggiungere il risultato occorre avere anche una strategia sul tema dello sviluppo della regione che possa coinvolgere tutti gli stakeholder del territorio. Visioni parziali di breve periodo , come nel caso di specie delle barriere antirumore che per rispondere al problema dell’inquinamento acustico ne crea uno di gran lunga superiore, si contrastano con una visione di sviluppo a medio-lungo termine.

Certamente non fa parte di una visione assistere al dibattito in corso sul tema terza corsia autostradale che, in conseguenza del disagio provocato dai lavori di manutenzione dei ponti autostradali, ha visto un’alzata di scudi generalizzata per ottenere la terza corsia da Porto Sant’Elpidio a sud della regione, come se questo fosse il primo problema infrastrutturale delle Marche sud, quando è palese che le manutenzioni iniziano e poi finiscono permettendo la ripresa regolare del traffico in autostrada. Il tema della terza corsia autostradale a sud andrà certamente affrontato a suo tempo quando ci sarà uno studio di fattibilità per il percorso da Porto Sant’Elpidio a Teramo e non ha alcun senso anticipare il tratto Porto Sant’Elpidio – Pedaso sino a quando non ci sarà questo studio del percorso sino a Teramo. La terza corsia autostradale non è la priorità rispetta ad altre necessità che abbiamo.

La mancanza di una visione si riscontra inoltre anche dal fatto che non si è vista un’azione di pressione condivisa sui contenuti del Recovery Plan che è stato praticamente subito in questa prima stesura. La richiesta dello studio di fattibilità per la realizzazione dell’alta velocità con stazione ad Ancona, connessa a porto e aeroporto, con arretramento della ferrovia a partire da Pesaro e conseguente realizzazione nel vecchio tracciato ferroviario di una metropolitana di superficie e di una pista ciclopedonale ha invece una priorità per lo sviluppo di tutta la regione. Risolverebbe radicalmente il problema dell’inquinamento acustico e della devastazione creata dalle barriere antirumore, porterebbe finalmente l’alta velocità nella nostra regione che ci connetterebbe con i mercati del nord Italia e del nord Europa che sono i più importanti per le nostre imprese, riqualificherebbe radicalmente il vecchio tracciato ferroviario per permettere la mobilità di prossimità e lo sviluppo del ciclo pedonale oggi così fondamentale per lo sviluppo turistico della regione. Sarebbe un’operazione estremamente economica se si considerassero, oltre i costi diretti necessari alla realizzazione dell’opera, lo sviluppo economico indotto e il notevole risparmio di costi ambientali. Con la nuova situazione politica nazionale la partita del Recovery plan si riapre, ma occorre che tutti gli stakeholder della regione lo chiedessero da subito come priorità , senza perdersi in chiacchere o richiedendo opere che non sono prioritarie per lo sviluppo della regione.


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