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“Per non dimenticare l’eroismo e il martirio”
Un olivo e una targa in memoria
di Palatucci alla Casa della Memoria (Foto)

SERVIGLIANO - Messa a dimora di una pianta d’ulivo alla Casa della Memoria. Una targa commemorativa in onore di Giovanni Palatucci, questore di Fiume che salvò migliaia di ebrei prima della sua deportazione. Cerimonia solenne, organizzata dalla Polizia, alla presenza delle massime autorità.
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di Federica Broglio

Sono state scelte Servigliano e la Casa della Memoria come luogo simbolo per la piantumazione di un albero di ulivo e l’installazione di una targa in onore di un grande cittadino servitore dello Stato e personaggio simbolo di quell’umanità, spirito di sacrificio, lotta alle leggi razziali, solidarietà che caratterizzano il corpo della Polizia. Si è svolta questa mattina la cerimonia di commemorazione di Giovanni Palatucci, ex questore di Fiume che tra il 1937 e il 1944 salvò più di 5.000 ebrei dal genocidio, fino all’arresto e alla deportazione al campo di concentramento di Dachau, dove morì di stenti a soli 36 anni il 10 febbraio del 1945, a pochi giorni dalla liberazione. Cerimonia a cui hanno partecipato il prefetto di Fermo, Vincenza Filippi, il Questore di Fermo, Rosa Romano, l’arcivescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio, il Procuratore capo di Fermo, Raffaele Iannella, il sindaco di Servigliano, Marco Rotoni, e i comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, Antonio Marinucci e Antonio Regina. Con loro diversi esponenti delle Amministrazioni locali.

Una cerimonia, quella di questa mattina, solenne, a tratti commossa, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose, che, dalla testimonianza del questore Rosa Romano, ha ripercorso le tappe eroiche di Palatucci “antesignano – ha detto – di quella che oggi chiamiamo la Polizia di prossimità, vicina alla gente e tra la gente, perché operando sul campo la cittadinanza può avvertire la nostra presenza e percepire la sicurezza del territorio”.

Il Prefetto Vincenza Filippi ha ricordato che la ricorrenza unisce, “in un sottile filo della memoria”, due momenti della sua esperienza personale, quando, nel ruolo di commissario prefettizio di Eboli, assisté ad un consiglio comunale a Campagna (Sa), (il cui vescovo dell’epoca fascista, era lo zio di Palatucci e che lo aiutò a salvare la vita a molti ebrei), visitando anche il campo di internamento. “Si tratta di una congiunzione ideale tra il ruolo civile di Palatucci, di tutore dell’ordine – ha affermato il Prefetto – e la sua fede che, pur essendo iscritto al Partito Nazionale Fascista, lo fece lottare contro le leggi razziali, portavoce di quella salvezza che lo hanno portato ad essere Giusto tra i Giusti nel 1990 a Gerusalemme e avviare a suo favore il processo di beatificazione. Per la città di Servigliano questa cerimonia, insieme alle diverse iniziative dell’amministrazione, acquisisce un valore simbolico e concreto che la eleva a monumento nazionale”.

Commosso il sindaco di Servigliano Marco Rotoni, per il quale la cerimonia di commemorazione di ieri rappresenta un motivo di “orgoglio e appartenenza forte ad un luogo simbolo della Memoria” che va preso d’esempio per i forti principi valoriali che vanno trasmessi alle future generazioni con nuovi progetti educativi. “Già in precedenza la nostra città è stata onorata della presenza della senatrice Liliana Segre che ha dato a tutti noi una carica di coraggio che deve abitare sempre nella nostra comunità – ha ricordato Rotoni – La sfida è recuperare quei valori e scegliere da che parte stare. Da questo campo di profughi sono saliti in tanti su un treno che portava ad Auschwitz, da quel treno, come disse la Segre, non dobbiamo mai scendere, per non dimenticare, sapendo qual è la direzione da prendere. L’esempio di Palatucci va seguito e tramandato”.

Come ha sottolineato poi anche il presidente dell’associazione “Casa della Memoria” Giordano Viozzi, la figura di Palatucci rappresenta la congiunzione di tutto il campo di Servigliano, perché nasce come luogo di prigionia della prima guerra mondiale, poi della seconda, ma soprattutto come campo di internamento per ebrei (da cui sono stati deportati 31 ad Auschwitz e solo 3 ne sono usciti vivi), ma la pagina più lunga è quella che va dal 1945 al 1955, in cui la città slava più rappresentata era quella di Fiume, dove Palatucci svolse i suoi atti eroici. “Palatucci è stato insignito dell’onorificenza di Giusto delle Nazioni – ha spiegato Diozzi – e rappresenta proprio uno dei nostri desideri, trasformare Servigliano in un Museo a cielo aperto delle tragedie del ‘900”. La targa, realizzata dagli artigiani e artisti locali Piero Battaglini e Salvatore Pallotti, è stata benedetta dal vescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio.


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