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LETTERE AL DIRETTORE
“Con il Recovery Fund ora si può: una metropolitana leggera dai Monti Azzurri al Mare sulle tracce dell’ex Ferrovia”

IL FERMANO deve osare per non perdere l’ultimo treno Ma per realizzare il grande sogno politici e amministratori devono cambiare mentalità
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di Elvezio Serena

Durante e dopo la grande Mostra sulla Ferrovia Porto S. Giorgio-Fermo-Amandola, organizzata tra l’ottobre 1997 e aprile 1998 dalla sezione fermana di Italia Nostra, che ho fondato nel 1995 e ne sono stato presidente fino a inizio 2016, ho iniziato a sognare, e non ero il solo. I giornali e la RAI, infatti, diedero gran risalto all’evento, seguito da diverse migliaia di visitatori nelle tre sedi espositive, che sognavano, come me (con nostalgia per alcuni) di rivedere il trenino sbuffare lungo la valle del Tenna. Il presidente nazionale di Italia Nostra, geologo Floriano Villa (scomparso alcuni anni fa), intervenuto all’inaugurazione della mostra a Villa Vitali, pensava già ad una “Metropolitana di superficie”. Riuscii a interessare l’allora Presidente dell’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini Carlo Alberto Graziani (ex Parlamentare europeo e docente all’Università di Macerata) e l’on. Francesco Baldarelli (allora Parlamentare europeo e membro della Commissione Trasporti e Turismo).

Il primo di questi, a cui illustrammo l’ipotesi di tracciato della nuova “Ferrovia Turistico-Ambientale dall’Adriatico ai Monti Azzurri” in un incontro nella sede del Parco, accolse con entusiasmo il progetto tanto che, con convinzione, propose addirittura il prolungamento della linea tramite cremagliera da Amandola a Visso. Si ritornava, sotto certi aspetti, al progetto storico dell’ing. Carlo Pascucci, che prevedeva di raggiungere Terni per allacciarsi così alle Ferrovie Romane. L’incontro con Baldarelli avvenne una domenica mattina di gennaio 1999 nella sede di Italia Nostra in corso Cavour, lo slogan era “Mobilità per vivere meglio”. L’europarlamentare fanese parlò in modo chiaro dei vantaggi di una ferrovia per un territorio, e continuò a incoraggiarmi nell’opera di sensibilizzazione di cittadini, amministratori e politici della “Grande Opportunità per lo Sviluppo del Fermano”.

Mi dispiace, dopo tanto lavoro, molte energie, tanto tempo dedicato al progetto che, a distanza di oltre venti anni da quell’entusiasmante periodo, constatare che molti politici e amministratori del nostro territorio, di ieri e di oggi, non abbiano sentito (e forse non sentano) il desiderio di puntare in alto, si sono accontentati di poco, a volte di niente. Nonostante tutto credo ancora, e continuo a non essere il solo, nella possibilità di realizzare il grande sogno di una infrastruttura ferroviaria o tramviaria sulle tracce della linea Adriatico-Appennino, attiva nella valle del Tenna tra il 1908 e il 1956, dal 1928 con trazione elettrica: sarebbe il segno che qualcosa può cambiare nel modo di concepire la mobilità e il turismo, nella Provincia di Fermo, nelle Marche e in Italia. Ma forse ….continuo a sognare.

Se dobbiamo cambiare stili di vita, per i tanti motivi che stanno emergendo in tutto il mondo, non dobbiamo iniziare da questo? Perché, allora, non puntare in alto, e credere in una Metropolitana leggera che funzionerebbe tutto l’anno con il trasporto pendolari (studenti, lavoratori, anziani, diversamente abili, ecc.), ma sarebbe un grosso volano turistico internazionale nei fine settimana e nei periodi di vacanza, in ogni stagione. Una ferrovia che, a fianco, dovrebbe avere una pista ciclopedonale, come la Merano-Malles in Val Venosta, riaperta con successo nel 2005, dopo anni di abbandono.

Se ci fosse una volontà politica di realizzare l’opera si supererebbero le difficoltà, tecniche ed economiche. Credo che se la scusa sono i soldi, allora penso che anche con i soldi si troverebbero altre scuse per non fare niente. Il Recovery Fund ci viene incontro, ma bisogna fare presto, e non perdere questo ultimo treno. L’opera, oltre a ridurre il traffico veicolare e l’inquinamento, favorirebbe la residenzialità e l’occupazione nelle zone interne duramente colpite dal terremoto del 2016. Un interessante studio del 1995 (forse commissionato dalla Regione Marche ad un professionista) dal titolo “Ipotesi di Rete Ferroviaria di tipo Metropolitano e Ambientale nei territori marchigiani e romagnoli”, prevedeva, tra l’altro, la riattivazione di ferrovie dismesse come la Porto S. Giorgio-Fermo-Amandola, ma non ebbe alcun seguito (allegata copertina). L’ingegner Alessandro Sasso, del Centro Interuniversitario di Ricerca sui Trasporti di Genova, che intervenne a un Convegno di Italia Nostra nel 2004 sulla Mobilità sostenibile, propose “Un’idea per Fermo: un sistema di trasporto ecologico per la nuova Provincia” .

Ho apprezzato molto la CNA provinciale di Fermo che, nel 2020, grazie a Luigi Silenzi, ha rilanciato l’idea di Metropolitana di superficie ed ha sensibilizzato un parlamentare del Governo.
L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Ancona ha recentemente presentato uno studio di pre-fattibilità per la mobilità regionale prevedendo l’alta velocità sulla dorsale adriatica e la riattivazione di linee ferroviarie dismesse tra cui la Porto S. Giorgio-Fermo-Amandola. Ora spetta alla politica crederci, in particolare ai sindaci e amministratori della Provincia di Fermo. La realizzazione dell’infrastruttura non sarebbe in contrasto con i necessari e urgenti interventi di miglioramento e adeguamento della Strada provinciale n. 239 Faleriense, specialmente nel tratto Servigliano-Amandola, la cosiddetta mare-monti.

Il viadotto Callugo ex ferrovia

Viadotto ferroviario Callugo Amandola


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