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RU486, mozione approvata
“Le donne devono esercitare
in sicurezza un loro diritto”

SANT'ELPIDIO A MARE - In occasione del Consiglio comunale del 12 febbraio la richiesta presentata dal movimento civico La Lista è stata discussa e approvata
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Durante il Consiglio comunale di Sant’Elpidio a Mare del 12 febbraio è stata discussa, votata e approvata la mozione – di cui La Lista si era fatta promotrice – riguardante l’invito alla Giunta regionale delle Marche di applicare pienamente le linee di indirizzo ministeriali riguardanti l’utilizzo della pillola RU486 per l’aborto farmacologico.

“Consideriamo importante la presa di posizione del Consiglio comunale – commentano gli esponenti del movimento civico -. Ringraziamo le forze di maggioranza che hanno presentato e votato la mozione che avevamo richiesto a mezzo stampa, ed egualmente consideriamo degne di nota le perplessità espresse dai consiglieri Conti e Tomassini, proveniente dalla nostra stessa coalizione – di cui, purtroppo, La Lista è l’unica entità non presente e rappresentata in Consiglio. Cogliamo l’occasione per dare noi stessi risposta alle domande da loro poste, insieme a quelle del Consigliere Greci, riguardo al perché fosse necessaria tale mozione. A Greci, che ha richiamato il testo della Legge 194, ricordiamo che la RU486 è in commercio dal 2009, ragione per cui non poteva essere inserita nel testo originale. Rispetto alle ulteriori questioni poste in Consiglio, teniamo a precisare che tale mozione è più che mai necessaria, in una nazione in cui la quantità di medici obiettori è del 70%, e in una regione che, si stima, raggiunge il 90%. Ricordiamo, a tal proposito, che l’Italia ha già ricevuto due sanzioni dall’Unione Europea perché, nonostante la 194 imponga la garanzia del diritto all’IVG anche in presenza di medici obiettori, questo nei fatti non viene garantito. Le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria” emesse dal Ministero della Salute lo scorso agosto, e passate al vaglio del Consiglio Superiore di Sanità, prevedono la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico “presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital”, proprio allo scopo di ovviare a uno dei problemi legati alla piena applicazione della Legge 194. La RU486 non solo rende più accessibile il diritto all’IVG, ma riduce anche i rischi e l’impegno fisico per la donna: non sono necessari anestesia e intervento, né si va incontro a danni come emorragie o lacerazioni al collo dell’utero. Attraverso tali linee di indirizzo, si evitano inoltre infinite liste di attesa, spostamenti in altra provincia, obbligo di permesso per assenza dal lavoro, per non parlare della pericolosità di permanenza in ospedale durante l’emergenza covid-19. Non esiste nessun dato scientifico che giustifichi il ricovero per IVG farmacologica e tutte le linee guida internazionali la consentono in sicurezza fino alla nona settimana. Nell’UE come negli Usa, in Cina, in India, in molti paesi dell’Europa dell’est e in quasi tutti i Paesi dove l’aborto è legale, decine di milioni di donne, in questi anni, hanno abortito volontariamente e con sicurezza con questo metodo, che è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Hanno ragione, i Consiglieri che hanno puntato il focus sul fatto che non vi sono medici (non obiettori) nei consultori, e tanto meno in ospedale. Nella fattispecie, tale situazione ha provocato, secondo la relazione del 2019 del Ministero della Salute, tra i 10.000 e i 13.000 aborti clandestini solo tra le donne italiane, a cui vanno aggiunti i dati di quelle straniere che vivono nel nostro Paese. L’utilizzo della RU486 in Day Hospital o nei consultori non è certo la soluzione allo spropositato numero di obiettori di coscienza che riempiono le corsie dei nostri plessi ospedalieri, ma è certamente una possibilità in più, per le donne, di esercitare in totale sicurezza un proprio diritto, che La Lista rivendica con forza“.


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