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”Medicina leggera?
Ci venga spiegato cos’è”

AMANDOLA - Affondo dell'ex sindaco Treggiari. "Dopo aver evidentemente verificato la presenza di falle di diversa natura nella struttura, pare che il ritorno del reparto di medicina a Pian di Contro , secondo le stanze decisionali, diventi improbabile. In alternativa ecco l'incognita prospettataci, tutto naturalmente a spese dei contribuenti"
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Riccardo Treggiari, ex sindaco di Amandola

“Leggo una notizia, un chiaro comunicato di palazzo che, da cittadino contribuente, mi lascia trasecolato prima ancora che fortemente indignato”.

“Il notista ci fa sapere che mancherebbe una firmetta, oltre a <materassi e lenzuola perché il resto c’è tutto>, dopodiché la struttura provvisoria di Pian di Contro, meglio conosciuta come Capanno, sarebbe pronta per essere consegnata in comodato d’uso all’Asur”.

Metaforica carta e penna nuovamente in mano all’ex sindaco di Amandola, Riccardo Treggiari, che torna ad esternare il proprio pensiero nel merito delle strutture sanitarie site nel cuore dei Sibillini.

“Dopo aver evidentemente verificato la presenza di falle di diversa natura nella struttura, ci vengono a raccontare che il ritorno del reparto di medicina in quel sito diventa improbabile. Con la solita, inguaribile arroganza, quasi che il problema non fosse squisitamente legato a deficienze di ordine tecnico e logistico, ci si dice di <aver chiuso la partita politica> per cui la montagna è pronta a partorire il topolino: arriva la Medicina leggera”.

Treggiari incalza. “Non ho la più pallida idea di che cosa sia. Mi permetto di ricordare che, per mettere in piedi lo stabile destinato ad ospitare provvisoriamente Medicina, è stata spesa la stratosferica cifra di ben 2,5 milioni di euro ed ora ci dicono che, forse, lo stesso non va più bene ed è necessario ripiegare su una fantomatica risibile Medicina Leggera. Il reparto di Medicina è ben altra cosa, richiede un primario, un congruo numero di medici al seguito ed il necessario personale infermieristico dedicato: proprio tutto ciò che attualmente si trova confinato al Murri di Fermo sotto l’etichetta di Medicina-Amandola”.

“E, tanto per essere più espliciti – le conclusioni di Treggiari -, i pazienti della zona montana continueranno a doversi recare a Fermo, con tutti i rischi e le enormi difficoltà del caso, vedi il Covid. Non scherziamo, la misura è colma. Se Medicina non torna a casa, crediamo ci sia abbondante materiale perché chi di competenza verifichi la regolarità dell’intera vicenda, che dura da ben cinque anni, riveste un ruolo molto molto importante”.


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