facebook twitter rss

IL PUNTO
“8 marzo, ci ritroviamo ora più che mai a rivendicare diritti che credevamo già da tempo acquisiti”

IL PUNTO - Non si parla più solo di retribuzioni, di carriere, di precarietà diffusa, di conciliazione di tempi di vita e di lavoro, e di violenza dilagante, ma di rimettere in discussione ora la libertà delle Donne, la “disuguaglianza di genere” sempre più marcata e subita.
Print Friendly, PDF & Email

 

di Barbara Micheleic, Segretaria confederale  CGILcon delega alla politiche di genere

Quest’anno come del resto ogni 8 marzo, avremmo dovuto festeggiare questa data come una memorabile giornata che ricorda conquiste sociali, politiche, ed economiche delle Donne, e invece no. Ci ritroviamo ora più che mai a dover rivendicare diritti che credevamo già da tempo acquisiti.

Siamo dentro uno scenario dove per le Donne sempre meno è garantito. Il nostro Paese, e ancor più la nostra Regione, alla luce degli ultimi accadimenti, è sempre meno a misura di donna.
Non si parla più solo di retribuzioni, di carriere, di precarietà diffusa, di conciliazione di tempi di vita e di lavoro, e di violenza dilagante, ma di rimettere in discussione ora la libertà delle Donne, la “disuguaglianza di genere” sempre più marcata e subita. Non possiamo più aspettare, è oramai necessario l’intervento sia sul versante politico a partire dal garantire l’attuazione di leggi già esistenti, e sia sul versante sindacale attraverso la contrattazione.

Nel nostro territorio in una piena pandemia, in un’emergenza sanitaria, in un momento complesso e difficile sia sotto il profilo sociale che economico, i continui attacchi ai diritti delle donne, il rimettere in discussione ad esempio una legge dello stato qual’ è la L.194 e l’aver oramai chiara la direzione di marcia della nostra amministrazione Regionale nel voler riformare questa legge, ci lascia sconcertati.

Il vero problema sta nell’arretratezza di un sistema che mette continuamente in discussione valori e diritti. Ci ritroviamo ancora una volta ad affrontare una battaglia ideologica che riguarda la libertà delle Donne e con forza sosteniamo di non voler essere trattate come semplici “strumenti di riproduzione”, il corpo delle Donne viene visto come merce da sfruttare, partendo dalla concezione che qualcuno possa scegliere per loro. Ad incidere su questo aspetto è l’alto numero di medici obiettori di coscienza, soprattutto nella nostra provincia di Fermo, che comporta la negazione di un diritto.

La CGIL crede in una idea di Donna come elemento centrale, e innovativo che spinga tutta la società ad una giusta azione di lotta contro la disparità di genere, perché la democrazia significa eliminare le discriminazioni che oggi ancora persistono e ancora troppo diffuse, per le quali tutta la società, nella sua interezza deve battersi.
L’obbiettivo comune è quello di costruire una cultura diversa, dove anche attraverso la formazione e le buone pratiche (anche contrattuali) si possano superare dei limiti, che purtroppo vedono la Donna ancora come elemento debole, e chiediamo soprattutto alla politica che i diritti delle Donne non vengano più messi in discussione. Chi ha lottato prima di noi lo ha fatto per garantire ad ogni Donna la libertà di scegliere, di partecipare, di essere!


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti