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Zona rossa: il barbiere non ci sta
e tiene aperta l’attività

Contro le restrizioni da zona rossa entrate in vigore oggi Claudio Fiori porta avanti una sua personale protesta: “La mia categoria è penalizzata ingiustamente ed io mi sento abbandonato. Pur applicando tutte le accortezze richieste non vogliono farci lavorare”
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Claudio Fiori, titolare del negozio di barberia/parrucchieria

di Silvia Remoli

Stando al Dpcm dello scorso 2 marzo 2021 il suo esercizio commerciale rientra tra quelli che devono restare chiusi, ma lui stavolta non ci sta.
Claudio Fiori, 45 anni, titolare di una parrucchieria/barberia in viale Trieste a Fermo, in zona Santa Caterina, vuole esprimere il suo “totale dissenso” per le restrizioni che investono la sua categoria e che la “penalizzano rispetto ad altre”: da oggi infatti la provincia di Fermo entra in zona rossa e ciò comporta l’abbassamento di serrande di molte attività, ma non di tutte (prosegue senza limitazioni infatti il commercio di libri, calzature per bambini, biancheria, articoli sportivi, giocattoli, cosmetici, materiale per ottica e fotografia, prodotti informatici). Per tale motivo ha deciso che oggi il suo negozio resterà aperto (e intorno alle 12 è stato lo stesso Fiori ad annunciare con un video su Facebook, l’arrivo della Polizia municipale). Si sfoga così il parrucchiere, precisando che la sua è una battaglia strettamente personale.

“Ci tengo a dire, con il magone alla gola, che ho sempre dimostrato un forte senso civico, ho sofferto per le vittime del Covid ed ho pianto la scomparsa di genitori di miei cari amici a causa di questo virus infernale. Quindi lungi da me sottovalutare il problema salute o fregarmene delle regole imposte. La verità è che non mi sento tutelato dalla classe dirigente, non mi sento ascoltato, avverto un totale senso di abbandono, i ristori sono arrivati a ‘trozzi e bocconi‘ e, di certo non hanno compensato le perdite subite sotto lockdown, e quindi questo è l’unico modo per far capire che ci sono e che non riuscirei a sopravvivere senza lavorare. Le disposizioni cambiano di settimana in settimana e tutto sembra fuori controllo: non è che navighiamo a vista, come ci è stato detto più volte, ma qui si brancola addirittura nella nebbia fitta. Nella mia parrucchiera ho sempre osservato tutte le normative anti-contagio, attrezzandola con i dispositivi di disinfezione e sanificando i locali. Chiedo solo di poter proseguire a lavorare in ottemperanza a queste norme e vestito del mio miglior sorriso perché credo che sia l’unico e  valido modo per reagire insieme e continuare a vivere. Ovviamente non posso permettermi di giudicare i miei colleghi che ottemperano alle regole e restano chiusi, io porto avanti una mia protesta personale: ho un figlio a cui vorrei dare ogni possibilità nonché delle spese da sostenere per questa mia nuova attività, tra cui fornitori e affitto, scadenze che vorrei onorare come ho sempre fatto”.


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