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Coordinamento ambientalista
del Fermano: ”No alle barriere
fonoassorbenti lungo la ferrovia”

FERMANO - Lettera aperta delle associazioni naturaliste territoriali come Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Wwf O.A., Cai, Archeoclub, Fai, circolo River Keeper, Movimento Decrescita Felice e Slowfood. Tutte unite in un coro unanime e contrario ai pannelli antirumore previsti in provincia da Rete Ferroviaria Italiana
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Un esempio di barriere fonoassorbenti al lato di una via di comunicazione

Il piano di risanamento acustico di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana, ente che gestisce le linee
ferroviarie e la circolazione dei treni), prevede la realizzazione di barriere antirumore lungo la linea, di varie tipologie e che, in taluni casi, possono raggiungere l’altezza di 8 metri, motivandola con l’esigenza di abbattere l’inquinamento acustico generato dall’attivazione dell’alta velocità.

Nel merito della questione, arriva una nota a firma congiunta da parte del coordinamento delle associazioni ambientaliste del Fermano, come Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Wwf O.A., Cai, Archeoclub, Fai, circolo River Keeper, Movimento Decrescita Felice e Slowfood.

“Fatta salva l’evidenza di essere di fronte ad un servizio di trasporto pubblico di notevole essenzialità, e per il quale porre veti di alcun genere incide, in taluni casi, e danneggia una crescita economica della nazione, nella circostanza è bene rifarsi alla legge quadro sull’inquinamento acustico del 26 ottobre 1995, la numero 447, al regolamento esecutivo sull’inquinamento acustico da traffico ferroviario, Dpr 18 novembre 1998, numero 459 e ai criteri di interventi per il contenimento e abbattimento del rumore decreto del ministero dell’ambiente del 29 novembre 2000 (agire prioritariamente sui binari e sul materiale rotabile”, la premessa mo’ di metaforica istruttoria da parte degli ambientalisti.

“Rfi è intervenuta migliorando la linea ferroviaria; da anni spezzoni di rotaie di lunghezza considerevole (circa 2 chilometri, ndr) hanno consentito di eliminare quel caratteristico rumore ritmico che, fino a qualche decennio fa, giungeva martellante durante il viaggio. Per quanto concerne il materiale rotabile ed i mezzi di trazione la difficoltà di intervento, indipendentemente da Rfi perché un campo non di sua competenza, è da ricercare nella mancanza di uniformità del materiale rotabile per l’elevato accesso alle infrastrutture di società private – proseguono dalle associazioni -. Non c’è quindi conformità di mezzi che spesso sono gestiti in dipendenza delle necessità economiche della società che li amministra. Da questo la necessità da parte di Rfi di intervenire con barriere fonoassorbenti per il contenimento del rumore e rientrare nei criteri previsti del decreto ministeriale prima citato, senza però tener conto delle esigenze di carattere ambientale, estetico, paesaggistico del contesto in cui va ad operare”.

“Ed è per queste esigenze che l’opinione sulla realizzazione di barriere antirumore non può che essere critica e di assoluta opposizione da parte delle località costiere della provincia di Fermo – l’inciso -. Già nel dicembre del 2019 c’era stata una presa di posizione da parte di alcuni comuni della costa marchigiana, concordi nella non idoneità delle barriere. Oggi il problema si presenta di nuovo perché Rfi, in virtù del piano di risanamento acustico introdotto dall’articolo 53 della legge numero 27 del 2012 e della 161 del 2014, articolo 19, che prevede l’adeguamento della normativa nazionale a quella europea, si è impegnata nella proposta di soluzioni tecniche di mitigazione acustica”.

“Il coordinamento Ambientalista del Fermano, in armonia e totale accordo con i comuni di Fermo e di Porto San Giorgio e interpretando anche il parere dei tanti cittadini ed operatori turistici, esprime contrarietà alla realizzazione di barriere antirumore, di qualunque genere esse siano – la risoluta affermazione -. Non si può invalidare la particolare valenza paesaggistica del nostro litorale, ricchezza indiscussa del nostro territorio. Nessuno vorrebbe un affaccio su un muro di acciaio o di vetro con vetrofanie di falchi, come su molte autostrade, e che non renderebbero meno oscena quella struttura, anziché godere della vista del mare, delle spiagge affollate e festanti, delle meravigliose colline. E nessuno ambirebbe più passeggiare lungo i viali di Porto San Giorgio, del Lido di Fermo, di Casabianca, sul lungomare di Pedaso o di Porto Sant’Elpidio deturpati da pannelli fonoassorbenti, comunque orrendi, oppressi da una vera e propria muraglia che, tra l’altro, inibisce la circolazione dell’aria con grave incremento dell’inquinamento ambientale. È pertanto superfluo e da rigettare in pieno il tentativo di imporre alla cittadinanza la scelta tra un treno rumoroso e gli orribili muri frangi luce ed aria, che va mentalmente e culturalmente sostituita con la scelta tra utilizzare nuove tecnologie e materiali fono assorbenti senza alcun impatto ambientale, o rimanere, semplicemente, così come siamo oggi”, le argomentazioni ambientaliste.

“Poiché viene sistematicamente disattesa è importante mettere ancora una volta in risalto che la tutela del paesaggio è sancita dalla costituzione che, all’articolo 9 recita: <La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione>. Emerge evidente che l’articolo 9 garantisce e riconosce la tutela del paesaggio e del patrimonio storico/artistico della nazione, ovvero dei beni pubblici e dei beni privati di interesse pubblico, ponendo questo tra i principi fondamentali ed inviolabili. Gli interessi estetici, culturali e paesaggistici rivestono quindi valore primario e non possono essere subordinati alla volontà di Rfi”, le conclusioni.


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