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La chirurgia nelle malattie infiammatorie intestinali: “Cruciale il confronto interdisciplinare, è un lavoro di squadra”

FERMO - I primari di gastroenterologia e chirurgia, Macarri e Guerriero, insieme all'infermiere specialista in stomaterapia, ai microfoni di Radio Fermo 1 per il quarto appuntamento con "Amici in radio"
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Quarto appuntamento, ieri pomeriggio ai microfoni di Radio Fermo Uno, con Amici in radio, la rubrica di approfondimenti intorno all’ambulatorio MICI, malattie infiammatorie croniche intestinali. Protagonisti della chiacchierata il prof. Giampiero Macarri, direttore della UOC di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Area vasta 4 Asur, il dr. Silvio Guerriero, direttore della UOC di chirurgia generale dell’Av4, e Matteo Grilli, infermiere specialista in stomaterapia alla chirurgia del Murri. L’approfondimento è stato incentrato sul ruolo della chirurgia nel trattamento delle MICI. Nel corso della diretta, non sono mancati interventi esterni con chiamate, messaggi e contributi da pazienti che hanno rimarcato l’efficienza e professionalità del servizio ricevuto.

“La chirurgia è una terapia – la premessa del prof. Macarri – Non va vissuta negativamente, perché spesso rappresenta l’arma vincente. Ogni giovedì abbiamo un appuntamento fisso con il direttore della chirurgia per confrontarci sui casi complessi. E’ in questi momenti che valutiamo quando sia il tempo della chirurgia. L’approccio interdisciplinare riveste un’importanza fondamentale. La gestione della malattia di Chron, ad esempio, è spesso chirurgica. In passato si operava, ma la malattia recidivava con frequenza. Le conoscenze in medicina sono molto avanzate ed hanno portato ad una gestione che integra la chirurgia e la terapia.

Il dr Guerriero illustra l’iter della presa in carico. “Il paziente viene convocato, gli viene illustrato il tipo di intervento e le ragioni per cui si rende necessario. C’è un percorso pre e postoperatorio. Si applica il protocollo Eras che consente un rapido recupero delle condizioni generali. L’approccio in laparoscopia è quello ad oggi privilegiato. In genere, se tutto procede secondo programmi, nel giro di 4-5 giorni il paziente torna a casa e in dimissione si segue un percorso ambulatoriale. Se è necessaria una stomia ci avvaliamo dell’enteroscopista. Per quanto riguarda invece le emergenze, si fa il possibile per effettuare comunque urgenze programmate, per non arrivare ad un intervento improcrastinabile da effettuare nel giro di poche ore”.

Il dr. Grilli approfondisce invece il tema delle stomie. “Quando il chirurgo ne prevede il confezionamento, si fissano incontri col paziente per educarlo alla futura gestione della stomia. Un passaggio determinante è il corretto posizionamento dello stoma. Si lavora sempre in sinergia con l’ambulatorio. All’inizio è comprensibile il timore di chi deve essere sottoposto0 ad interventi del genere, ma dagli studi si evince che un buon percorso preparatorio ed un’informazione accurata facilitano molto. Inizialmente la stomia viene malvista, ma in realtà può migliorare la qualità della vita ed una volta trovati i giusti equilibri permette di recuperare una socialità ed una vita normale”.

Il prof. Macarri parla anche dell’endoscopia digestiva . “Le strumentazioni ad alta risoluzione di cui disponiamo oggi giocano un ruolo decisivo nell’identificazione delle lesioni e permettono di andare a trovare i polipi, individuando poi quelli da asportare”. Le statistiche, come indica il primario Guerriero, indicano che “il 50% dei pazienti MICI incontra il chirurgo, il 70% di questo ha bisogno di più di un intervento chirurgico”. “L’importante – conclude Macarri – è che col paziente ci sia chiarezza. Per questo è bene che gastroenterologo e chirurgo effettuino il colloquio insieme. Dobbiamo dire tutto, spiegare le possibili complicanze, illustrare alle persone la possibilità che sia necessario effettuare anche più di un intervento chirurgico”.

 


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