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Le vittime del Covid onorate al cimitero con un’opera dell’artista Nazzareno Rocchetti

PORTO SANT'ELPIDIO - Il sindaco Franchellucci: "L'ala nuova non verrà utilizzata per tumulazioni o installazioni, bensì verrà pavimentata e arredata con un ulivo, che servirà per dare l'immagine della vita, della forza e della rinascita. Davanti, invece, ci sarà un basamento con una statua che custodirà il ricordo di chi non è riuscito a vincere la battaglia contro il virus"
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di Leonardo Nevischi

Esattamente un anno fa, la straziante processione dei camion militari che portavano via dalla città di Bergamo centinaia di salme delle vittime della prima ondata della pandemia da Coronavirus divenne la tragica icona del nostro lutto nazionale. Il 18 marzo, ad un anno esatto di distanza da quei momenti di dolore senza fine nella nostra comunità, è stato istituito il Giorno della memoria delle vittime del virus.

Un nemico invisibile, appunto, che da inizio emergenza ha portato via 103.432 persone in Italia, 2.473 nelle Marche, 235 nella provincia di Fermo e 34 nella città di Porto Sant’Elpidio. È proprio per questo motivo che l’amministrazione comunale elpidiense ha deciso di realizzare nella nuova ala del civico cimitero un memoriale dedicato alle persone decedute in quei drammatici giorni.

«Abbiamo deciso di apporre la prima pietra in ricordo di chi non è riuscito a vincere la battaglia contro il virus in questa ala del cimitero perché è proprio qui che un anno fa le vittime venivano salutate per l’ultima volta con una modalità inimmaginabile – esordisce il sindaco Nazareno Franchellucci – Chiunque, sia chi ha vissuto i lutti sulla propria pelle sia chi li ha vissuti indirettamente, ricorda quale tipo di tragedia vi fosse dietro la morte dei propri familiari. Come se non fossero già abbastanza la grave perdita del defunto, la sofferenza e le difficoltà legate alla malattia, vi era anche l’aggravante della solitudine. Infatti il momento dell’estremo saluto delle persone che ci stavano lasciando spesso coincideva con la positività di tutti i familiari e di tutte le persone che gli erano vicini: per questo le funzioni religiose erano completamente sospese e nessuno poteva assistervi. Oltre alla presenza dei parroci cittadini e degli operatori delle pompe funebri non vi poteva essere nessuno. Per questo la nostra amministrazione cercò sin da subito di essere vicina ai familiari delle vittime mettendo a disposizione delle modalità tecnologiche con le quali i cari potevano seguire da casa la tumulazione e già in quei momenti ci eravamo ripromessi di trovare il modo per onorare e ricordare al meglio quelle persone che ci hanno lasciato nel totale silenzio. È per tale motivo che abbiamo deciso che questa porzione di cimitero non verrà utilizzata per tumulazioni o installazioni, verrà pavimentata e arredata con un ulivo, che servirà per dare l’immagine della vita, della forza e della rinascita. Davanti, invece, ci sarà un basamento con una statua che l’amministrazione comunale ha chiesto di realizzare al noto artista marchigiano Nazzareno Rocchetti».

Da sinistra: il sindaco Nazareno Franchellucci, l’artista Nazzareno Rocchetti e Don Paolo Canale

«La nostra idea per la realizzazione dell’opera riguardava principalmente la sofferenza fisica, la solitudine e parallelamente anche la grande solidarietà e la grande vicinanza, perché nonostante il distanziamento sociale che ci è stato imposto c’è stato chi si è fatto coraggio ed ha operato a stretto contatto con coloro che stavano vivendo quei tragici momenti – seguita Franchellucci -. Penso ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario che hanno dato una mano a chi ne aveva bisogno».

Di fatto, la scelta per l’opera che Rocchetti dovrà realizzare è ricaduta proprio su una mano. «Io credo molto nel lavoro manuale – spiega l’artista Nazzareno Rocchetti -. Ho vissuto tutta la mia vita utilizzando le mani per lavorare: sono un chiropratico e da vent’anni faccio l’artista. Sono contento di realizzare questo monumento in memoria di coloro che non ce l’hanno fatta perché l’artista (inteso come uomo, ndr) muore ma l’arte rimane. Sarà un modo per far ricordare alle nuove generazioni che non abbiamo dimenticato questa terribile pandemia».

Insieme al primo cittadino elpidiense Nazareno Franchellucci, presente anche una larga rappresentanza degli amministratori comunali, delle associazioni cittadine e di don Paolo Canale, il quale ha voluto ricordare alcune parole di Papa Francesco, quando il 27 marzo 2020 in piazza San Pietro pregò per la fine della pandemia.

A tale scopo si accoda anche il nostro pensiero e quello di Franchellucci che chiosa: «Vorremmo fare in modo che l’inaugurazione definitiva possa avvenire quando saremo finalmente  fuori da questa brutta situazione. La nostra speranza è che nel giorno di San Crispino potremo festeggiare il nostro patrono con la consapevolezza di aver sconfitto il virus».

 

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