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Confartigianato stronca il Dl Sostegni: “Briciole per pochi, altro che rilancio economico”

I VERTICI dell'associazione, Renzo Leonori e Giorgio Menichelli: «Contributi solo ad un’impresa su cinque, l’analisi su un campione di 1.300 imprese del territorio Macerata-Ascoli-Fermo dimostra che va assolutamente rivisto, perché allo stato attuale è insufficiente»
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Renzo Leonori e Giorgio Menichelli

«Le proiezioni del Dl Sostegni sono desolanti. Solo spiccioli per pochi. È questo il rilancio economico tanto sbandierato?» È l’amara constatazione di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo, che denuncia con forza «la completa inefficacia del decreto del Governo Draghi». Dopo le prime considerazioni a caldo, avvenute alla firma dell’intervento, l’associazione ha deciso di andare in fondo e fare un’attenta analisi della situazione. Rapportandosi ai dati reali per un quadro certo dell’incidenza del Dl Sostegni sul territorio, grazie al supporto del suo Servizio fiscale.

«Le proiezioni sono tutt’altro che positive. È stato infatti preso a riferimento un campione di circa 1.300 imprese tra le 9.000 associate nelle tre province – sottolinea Confartigianato -. Il campione segue tutti i principali codici Ateco di riferimento (dalla ristorazione al trasporto, dall’edilizia all’agroalimentare), con le attività che variano anche a seconda della grandezza. E del fatturato. Per come è stata strutturata la misura (calo di almeno del 30% di fatturato nell’ammontare medio mensile nel rapporto 2020-2019) solamente il 20% circa delle imprese ha diritto ad accedere al sostegno. Cioè 269 su circa 1.300. E i contributi saranno irrisori. Ci sono ditte che hanno visto in un anno andare in fumo migliaia di euro di fatturato, e si ritroveranno in tasca appena 3.000 euro. Molte altre invece, avendo avuto comunque ingenti danni, non riceveranno alcun ristoro perché sotto la soglia del 30% (128 le imprese con un calo dal 20% al 29%). Ecco quattro esempi: Un imprenditore calzaturiero, che ha avuto un calo annuale di 147.184 euro su un fatturato 2019 di 260.070 riceverà un sostegno di 6.122 euro. Un ristoratore con un calo di 77.874 euro su fatturato di 204.607 del 2019 riceverà un sostegno di 3.238 euro. Un costruttore edile con un calo di 1.065.660 euro (su un fatturato 2019 di 1.210.660) prenderà 26.641 euro. Un parrucchiere che nel 2019 ha avuto un fatturato di 28.198 euro con un calo di 24.768 euro riceverà 1.238 euro di sostegno.

 

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La tabella di Confartigianato, clicca per ingrandire

 

«Il Dl Sostegni va assolutamente rivisto, perché allo stato attuale è insufficiente ad affrontare le innumerevoli sfide che le imprese si ritrovano a dover affrontare quotidianamente, lottando per la loro sopravvivenza – il commento di Renzo Leonori e Giorgio Menichelli, Presidente e Segretario generale Confartigianato Imprese Macerata- Ascoli Piceno-Fermo –. Ci sono attività che hanno registrato un calo deciso ed importante causato dalle misure antiCovid e che riceveranno dei ristori inutili per poter sostenere il rilancio. Il rischio, ormai concreto, è che molte aziende non vedranno la luce alla ripartenza. E le speranze di un aiuto reale si stanno affievolendo. È il momento di fare sostanziali correttivi al decreto». Per Leonori e Menichelli «è intanto assolutamente necessario reperire nuovi fondi, con uno scostamento di Bilancio che faccia da contraltare, incrementando l’intensità dell’azione. I filtri per l’accesso al contributo devono essere poi rivisti, per allargare la forbice. Via, intanto, il computo che guarda alla media mensile, si facciano i calcoli prendendo a riferimento la perdita di fatturato annua. Vanno inoltre ammessi al sostegno tutti i titolari di partita Iva, che rappresentano una importante forza del Sistema Italia, così come i lavoratori stagionali, tante volte nominati ma sempre sottostimati. Infine, notiamo che, allo stato attuale, il contributo su base annua va dal 5% del calo del fatturato, all’1,66%. Numeri irrisori se si vuole davvero orientare un cambiamento e invertire la deriva. Ricordiamo che nel febbraio scorso avevamo tenuto una manifestazione pubblica in piazza, un grido nel quale denunciavamo “La morte delle piccole imprese”, ricordando le 985 attività produttive che il sistema Marche ha perso in un anno. Se non ci muoviamo rapidamente e con decisione il cimitero delle imprese italiane si allargherà sempre di più. Per quanto riguarda il piano vaccinale noi ci siamo – hanno aggiunto -, vogliamo dare il nostro contributo e stiamo muovendoci per agevolare tutte le operazioni, pensando ad un coinvolgimento diretto dell’Associazioni. Quello che però ci preme è un’accelerazione della campagna vaccinale, che deve marciare speditamente coprendo il maggior range di popolazione nel brevissimo periodo. Solo così potremmo superare lo scoglio e guardare al futuro, concentrandoci sulla ripresa economica»


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