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Commissione Pari Opportunità, i sindacati sulle barricate: “No alla separatezza dei ruoli, sì all’uguaglianza”

CRITICA - Barbaresi, Ilari e Mazzucchelli annunciano: “Ci opporremo in ogni modo a tale visione e scelte arretrate e pericolose che vorrebbe riportarci indietro di 50 anni”
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Ilari, Barbaresi e Mazzucchelli

“Commissione Pari Opportunità. Promuovere uguaglianza, diritti e cultura della condivisione e non quella della separatezza dei ruoli”. Questa la netta presa di posizione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, con le segreterie regionali, sui criteri di composizione della Cpo regionale.

“All’indomani dall’insediamento della nuova Commissione per le Pari Opportunità, dalla quale è stata esclusa la presenza delle organizzazioni sindacali, fatto gravissimo che abbiamo prontamente contestato, i consiglieri regionali Menchi, Biondi e Marinelli (Lega) hanno presentato una Proposta di legge regionale per modificare la Legge n.9/1986 istitutiva della Cpo e allargarne la composizione di ulteriori 6 componenti”. Il punto delle sigle sindacali che poi entrano nel dettaglio della questione.

“Nella relazione illustrativa della proposta di legge si legge che l’obiettivo è quello di ‘integrare la rappresentanza del mondo femminile con particolare riguardo ad alcuni aspetti della vita familiare e sociale’ e ‘portare la voce di donne che, per la propria condizione di disabilità o per farsi carico di impegni familiari legati alla condizione di cargiver –nel testo è scritto proprio così– rispetto ai propri figli e/o ad anziani, si trovano in una situazione di difficile inserimento nel mondo del lavoro o comunque di rinuncia rispetto a percorsi di crescita e realizzazione professionale‘. Se questa è la finalità dichiarata, occorre innanzitutto ricordare che, nel passato, il tema della disabilità è sempre stato affrontato dalla Cpo non solo nello specifico gruppo di lavoro ma anche promuovendo e sostenendo concretamente specifici progetti per affrontare il tema della disabilità coerentemente al compito che la legge attribuisce alla Cpo di rimuovere ogni discriminazioni e di promuovere le pari opportunità. In realtà, dietro a quello che appare come un semplice allargamento del numero delle componenti si nasconde lo snaturamento profondo del ruolo e della funzione della Cpo che sarà composta da ‘ventisette donne che abbiano riconosciuta esperienza sulla condizione femminile nei suoi diversi profili con particolare attenzione a donne madri, madri di figli con problemi di disabilità e donne esse stesse portatrici di disabilità, donne con carichi familiari, le quali siano rappresentative dei movimenti e/o delle diverse culture del mondo femminile’.

Secondo Daniela Barbaresi, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, Segretarie di Cgil, Cisl e Uil Marche, “per far parte della Cpo occorrerà essere innanzitutto madri, donne con carichi familiari o donne disabili: una proposta inaccettabile che contestiamo con forza, perché espressione di una cultura arcaica e patriarcale che vuole le donne relegate all’interno delle mura domestiche nel ruolo di madri amorevoli, angeli del focolare dedite alla cura di figli e familiari. Una proposta che nei fatti nega decenni di battaglie per la libertà, l’uguaglianza, i diritti e l’autonomia delle donne. Siamo le prime a rivendicare la necessità del riconoscimento, anche ai fini previdenziali, del lavoro di cura ma ciò deve avvenire promuovendo il valore dell’uguaglianza e la cultura della condivisione delle responsabilità familiari tra uomini e donne, come dimostra anche l’importanza del tema della conciliazione dei tempi di vita e lavoro delle famiglie di lavoratori e lavoratrici, per questo riteniamo necessario rivendicare un’adeguata rete di welfare, a partire dai servizi per la prima infanzia e per la non autosufficienza. Obiettivi e valori che pensavamo essere ormai patrimonio comune”.

Dunque, aggiungono, ”dopo aver escluso il sindacato dall’attuale Cpo, di fatto negando il valore di organizzazioni sociali che rappresentano migliaia di lavoratrici e pensionate e disconoscendo la necessità di superare le troppe diseguaglianze ancora presenti nel mondo del lavoro, la Regione enfatizza, a nostro avviso, l’immagine della donna che si dedica alla cura rinunciando al lavoro e alla crescita e realizzazione professionale. Una regione che sembra dimenticare che purtroppo per molte donne questa non è una scelta ma una necessità e così facendo certifica le diseguaglianze e la mancanza di un welfare adeguato anziché agire concretamente per garantire diritti e opportunità”. Barbaresi, Ilari e Mazzucchelli annunciano: “Ci opporremo in ogni modo a tale visione e scelte arretrate e pericolose che vorrebbe riportarci indietro di 50 anni”.

 


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