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Cna: ”Mantenere e ricercare visioni strategiche per non….passare di moda”

FERMANO - La ricetta dell'associazione, per una pronta ripartenza, transita per il documento "Politiche per lo Sviluppo del Settore Moda" indirizzato al presidente del Consiglio Draghi. Un testo elaborato insieme a Federmoda, Casartigiani, Confartigianato Imprese e Claai, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil per contribuire alle politiche settoriali per la tutela dell'occupazione ed il rilancio delle aziende del settore
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“Quando leggo che il 2020 ha visto un calo di produzione di intensità doppia rispetto all’annus horribilis del 2009, con -22,6 miliardi di euro di valore della produzione moda e con una previsione di entrate del – 31,0% per i settori tessile, abbigliamento, calzature e pelletteria, avverto tutta la responsabilità di questa fase decisiva per la vita delle imprese e per il nostro territorio così marcato dalla filiera moda”.

E’ il primo commento di Alessandro Migliore (foto), direttore di Cna Fermo e responsabile Cna Federmoda Fermo-Macerata al documento Politiche per lo Sviluppo del Settore Moda, La composizione del settore e il suo valore aggiunto.

Testo indirizzato al presidente Draghi ed ai vari ministri, il documento è un elaborato unitario di Cna Federmoda, Casartigiani, la Federazione Moda di Confartigianato Imprese e Claai, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil per contribuire alle politiche settoriali per la tutela dell’occupazione e per il rilancio competitivo delle aziende del settore.

Prosegue Migliore: “Il settore della fabbricazione di articoli in pelle (codice Ateco 15, ndr), al pari del settore delle industrie tessili rappresenta circa un quarto della base produttiva (26,3%) dell’intero sistema moda: si tratta di una dimensione strategica molto importante che è in sofferenza da molto tempo. Non ci nascondiamo: i nostri numeri territoriali sono tutti con il segno meno, da oltre 10 anni è così. Tremendo il colpo della pandemia. Se osserviamo il manifatturiero nel complessino (la sezione C Ateco), troviamo che in provincia di Fermo al 28 febbraio 2021 le ditte attive sono 3.485, erano 3.600 al 1 gennaio 2020 (-3,2%); erano 4.086 al 28 febbraio 2011: in 10 anni il settore ha perso il -14,71% (in valore assoluto 601 imprese)”.

“In provincia di Macerata al 28 febbraio le ditte attive sono 4.052, erano 4.191 al 1 gennaio 2020 (-3,32%); erano 4.860 al 28 febbraio 2011: in 10 anni il settore ha perso il -16,62% (in valore assoluto 808 imprese) – ha proseguito nell’illustrazione -. In calo anche le imprese artigiane del comparto: al 28 febbraio 2021 c’erano attive nel manifatturiero in provincia di Fermo: 3523 imprese di cui 2036 nella divisione 15 fabbricazione di articoli in pelle e simili; in provincia di Macerata troviamo 1044 imprese nella divisione 15 su un totale di 4100 del settore C. manifatturiero. Per la provincia di Fermo, in particolare, se continua così chiudiamo un territorio, non solo le imprese. Noi siamo l’ossatura del sistema nazionale moda fatto per il 98,1% da imprese artigiane e Mpmi”.

L’appello di Migliore: “Dobbiamo credere che ancora si possa fare qualcosa. Il settore si muove sempre con largo anticipo sulle stagionalità: occorre sostenere la riapertura immediata delle fiere di settore, sostenere finanziariamente modellistica, campionari, partecipazioni ad eventi in qualsiasi forma si realizzino. Alla ripartenza non possiamo arrivare impreparati. Occorre una politica del credito diversa, sono necessari incentivi alle assunzioni e per lo sviluppo sostenibile, sostegno all’internazionalizzazione e supporto verso la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica – il direttore incalza -. Ai parlamentari locali chiederemo di appoggiare le nostre richieste di intervenire sui costi energetici anche in sede legislativa con una riforma strutturale degli oneri generali di sistema, prevedendone la parziale defiscalizzazione, vedendo questa come una soluzione per alleggerire il costo dell’energia per le piccole imprese, tra i più alti d’Europa, e fondamentale per colmare il gap competitivo con i concorrenti europei rispetto a una risorsa fondamentale del processo produttivo”.

La conclusione del direttore Cna: “Il settore ha bisogno di interventi d’emergenza e di prospettiva per la salvaguardia della filiera moda italiana, una filiera che necessita di una programmazione strategica e di una visione di medio e lungo termine. Siamo già in ritardo, mentre i costi corrono e le imprese chiudono”.

 


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