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Tamponi, sicurezza e un teatro che torna a riaprirsi: lo spettacolo di Corradini e Gazzani su migranti e frontiere

FERMO - Intervista al bandoneonista di origine argentina su un lavoro andato in streaming che ha visto coinvolti 20 musicisti, 3 attrici e circa 10 tecnici
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di Andrea Braconi

Un “lavorone” nato in piena pandemia e dedicato ai migranti, a chi parte per non morire. Lo spettacolo “Alfosina y el mar – Storie di viaggi di sola andata”, ideato da Pablo Corradini, è una sorta di flusso verso e dall’Argentina, terra natia del talentuoso bandoneonista residente a Fermo. Verso il Paese sudamericano perché i racconti da lui musicati ed arrangiati da Roberto Gazzani portano in superficie le scelte di chi lasciò l’Europa per “per sparire tra le vie di Buenos Aires e dare vita a nuove storie”. Da quell’importante porzione di America Latina perché dopo lo streaming dello scorso 22 aprile, a Corradini sono arrivate richieste di interviste dalle tv locali.

Pablo, chi e cosa c’è dentro questo spettacolo?

“Intanto ci sono 20 musicisti, 3 attrici (Rebecca Liberati, Simona Ripari e Valentina Bonafoni) impegnate in 3 monologhi e circa 10 tecnici hanno lavorato ad un progetto che racconta di come ci sia stato un tempo in cui i migranti eravamo noi, a bordo di barconi di ferro a vapore, impiegando mesi per arrivare in Argentina.”

Hai potuto lavorare su una gran quantità di materiale narrativo.

“Ho fatto un lavoro di scrittura di testi, 3 piccole storie con ultima quella di Alfonsina, una poetessa nata in Svizzera e migrata da piccola in Argentina, che farà una triste fine, suicidandosi di fronte al mare. Il materiale musicale che accompagna ed intervalla questi testi sono musiche mie arrangiate da Roberto Gazzani, il maestro della LAJ Big Band (nata dall’Accademia Musicale di Ancona e costituita da giovani musicisti), oltre ad un brano arrangiato da Marco Postacchini.”

Considerato il periodo storico che stiamo vivendo, il vostro è uno spettacolo messo su con tantissime difficoltà.

“Sì, lo è per via dei tempi, delle distanze, delle zone rosse e tanto altro. Ma nonostante questo ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo registrato a Osimo al Teatro La Nuova Fenice ed è andato in onda in streaming riscuotendo un notevole successo nel pubblico: ci sono state infatti circa 3.500 visualizzazioni in diretta, sia su Facebook che su YouTube. Poi molti commenti e ritorni di fiamma anche da musicisti e attori, persino dall’Argentina. Mi stanno anche chiamando le tv della città dove sono nato, San Nicolas, per capire cosa avevamo fatto perché una delle storie, quella della mia bisnonna, tocca proprio questo luogo. Si tratta di un lavorone, come mi piace definirlo, a cui rendere giustizia, per aprire le porte al pubblico quando sarà il momento e poterlo condividere.”

Questo progetto è stato realizzato nell’ambito di Marche Palcoscenico Aperto, iniziativa promossa da Regione Marche e AMAT.

“Prima c’è stata tutta una mia ricerca su testi e storie, poi con Gazzani si è lavorato sulle musiche. È

stato un lavoro molto difficile da questo punto di vista perché ci siamo trovati in sale giganti, distanziati con la big band, pochissime prove, con tutti i problemi del caso, a partire dai tamponi. Ma alla fine ci siamo ritrovati in teatro con tutte le precauzioni e… buona la prima! Il bando è stato fondamentale, ci ha permesso di avere un finanziamento ma pur di fare lo spettacolo abbiamo superato il budget. Però ti assicuro che quel giorno lì erano tutti contenti di aprire un teatro e questo ci è bastato per essere pienamente soddisfatti.”

L’intenzione adesso è quella di proporlo, quando sarà possibile.

“Anche nelle rassegne e portarlo in giro il più possibile, pandemia permettendo. Vogliamo raccontarlo al pubblico, per veicolare non solo un lavoro ma anche un messaggio.”

Chiudiamo tornando a quel messaggio legato ad un tema come la migrazione, quanto mai attuale.

“Oggi ci sono mondi dentro lo stesso mondo. Quando uno parte lo fa per qualche necessità, come la necessità di non morire. È questo il tema fondamentale, anche se lo spettacolo non ha un carattere eccessivamente drammatico ma piuttosto di presa di coscienza. Apparteniamo tutti ad un’unica grande famiglia e siamo consapevoli di quanto sia ingannevole l’illusione delle frontiere.”

 

[La LAJ big band è composta da L. Rosselli, A, Giardinieri, Y. Senigalliesi, F. Zoppi, D. Monaci (sax), G. Contadini, D. Fiordarancio, G. Ciaschini, C. Piermartire (trb) L. Dal Rovere, L. Mainardi, P. Brunori, D. Talacchia (trp), L. Di Tullio (drm), S. Brunori (bs), M. Zagaglia (gt), N. Tangherlini (pf), A. Lazzari (vc)]


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