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Reperti di epoca precolombiana sulla bancarella: sequestrati dai carabinieri Tpc, tutti i dati delle attività 2020

CARABINIERI - "A seguito del controllo del mercatino dell’antiquariato di Porto San Giorgio i militari del Nucleo Tpc di Ancona insieme ai colleghi della locale stazione Carabinieri, hanno rinvenuto sul banco di vendita di un espositore, 16 beni di natura archeologica"
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I beni archeologici recuperati dai carabinieri Tpc nel Fermano

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale presentano i dati dell’attività operativa, relativa all’anno 2020. Oltre tremilacinquecento beni recuperati per un valore di circa 3 milioni di euro. Nel 2020, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona (TPC), hanno proseguito nelle attività tese al recupero dei beni culturali illecitamente sottratti.

“L’azione operativa, grazie alla preziosa collaborazione dell’Arma territoriale, con le stazioni capillarmente presenti sul territorio, nonché di altri reparti dell’Arma quali Nuclei Elicotteri e Carabinieri subacquei, si è sviluppata – spiegano dal Comando Carabinieri Tpc di Ancona, guidato dal tenente colonnello Carmelo Grasso – attraverso attività preventive e repressive. Fondamentale strumento di supporto e di analisi per le attività svolte è la Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la più grande banca dati di opere d’arte da ricercare al mondo”.

ATTIVITÀ PREVENTIVA E DI CONTROLLO
Controllo aree archeologiche: 95, controlli aree paesaggistiche: 172, controllo esercizi antiquariali: 145, controllo mercati e fieri antiquariali: 27.
In diminuzione seppur di poco i furti di beni d’arte sia in musei, luoghi espositivi pubblici o privati, luoghi di culto, archivi e biblioteche e luoghi di privati. Infatti nel 2019 nel territorio di competenza del Nucleo di Ancona si erano registrati 16 furti mentre, nel 2020, 15. Tale risultato è il frutto dell’intensa collaborazione instaurata dai Carabinieri con vari soggetti deputati alla salvaguardia e custodia dei beni culturali, tra questi possiamo ricordare i funzionari delle Soprintendenze la cui collaborazione già attiva si è ulteriormente saldata, formando, secondo le rispettive attribuzioni e competenze, un unico fronte di protezione a favore dei beni culturali; i responsabili delle strutture museali, archivi e biblioteche, dove a seguito delle verifiche da parte dei Carabinieri sono stati innalzati i livelli di sicurezza; i responsabili degli uffici beni culturali delle Diocesi con i quali si sono istaurati frequenti contatti e specifici incontri a cui hanno preso parte i parroci e il personale incaricato della gestione dei beni culturali ecclesiastici; i sindaci delle città e dei piccoli borghi marchigiani e abruzzesi coi i quali si è istaurato un frequente e positivo dialogo. In ultimo e non per importanza si sottolinea il ruolo fondamentale di molti cittadini che hanno fornito ai Carabinieri un prezioso supporto soprattutto in fase preventiva.

ATTIVITÀ REPRESSIVA
Le attività di contrasto poste in essere dal Nucleo Tpc di Ancona hanno consentito il recupero di 3767 beni antiquariali, archivistici, librari e archeologici, di pregevole fattura, per un valore stimato di euro 2.882.900. Persone denunciate a piede libero: 155 di cui 20 per reati in danno del paesaggio; Beni recuperati: beni antiquariali, archivistici e librari: 603; reperti archeologici: 3.131 di cui 1473 interi e 1388 frammenti; reperti paleontologici: 42; opere d’arte contemporanea contraffate: 6 sequestri.

I BENI RECUPERATI NEL FERMANO

A seguito del controllo del mercatino dell’antiquariato di Porto San Giorgio i militari del Nucleo Tpc di Ancona insieme ai colleghi della locale stazione Carabinieri, hanno rinvenuto sul banco di vendita di un espositore, 16 beni di natura archeologica. Gli oggetti sono stati subito sequestrati in quanto il detentore non ha fornito alcuna certificazione circa la loro lecita provenienza. Successivi accertamenti tecnici condotti dalla funzionaria archeologica Paola Mazzieri della Soprintendenza Abap di Ancona, hanno permesso di accertare che i reperti erano di origine precolombiana e la funzionaria li collocava come provenienti dal Messico. Tesi confermata pienamente dalle autorità messicane che, a seguito del controllo, hanno concordato con lo studio della Mazzieri e pertanto hanno richiesto la restituzione dei beni al loro paese. L’attività investigativa è stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Fermo che ha disposto che i beni fossero riconsegnati all’Ambasciatore del Messico in Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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