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“Quali opportunità per il distretto fermano-maceratese”, la ricetta di Cna per affrontare le nuove sfide

RILANCIO del settore moda al centro del webinar organizzato da Cna. Uno sguardo verso il futuro prossimo, nel periodo pandemico e per il post-Covid. "Uniti per affrontare al meglio i cambiamenti"
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di Leonardo Nevischi

“Da quando l’assessore regionale alle aree di crisi Industriali e al Bilancio, Guido Castelli, ha preso in mano le aree di crisi industriali del distretto fermano – maceratese abbiamo visto una certa accelerazione ed un’attenzione particolare sulle nostre aree e le attività messe in campo insieme alla dottoressa Roberta Maestri stanno cogliendo in pieno le necessità di questo distretto ed il valore che esso può dare in termini di economia regionale e di coesione sociale. Il distretto fermano – maceratese della moda e della calzatura grava su alcuni municipi per circa il 38% di imprese che fanno capo a questo tipo di distretto e di conseguenza una crisi perdurante di questo distretto potrebbe causare una difficoltà per le stesse amministrazioni, tuttavia quest’oggi voglio essere fiducioso” ha esordito così, con queste, il presidente della Camera di Commercio delle Marche, Gino Sabatini alla tavola rotonda organizzata in webinar dalla Cna Fermo-Macerata con la Cna Federmoda, in collaborazione con Uni.Co. dal titolo, appunto, “Quali opportunità per il distretto fermano-maceratese.

Presenti, oltre a Sabatini, Antonio Franceschini, responsabile nazionale Cna Federmoda, Doriana Mariani, presidente regionale Cna Federmoda, l’assessore regionale per le Aree di crisi industriali delle Marche, Guido Castelli, la dirigente regionale Marche Pf Politiche attie del lavoro e Aree di crisi, Roberta Maestri, e il direttore generale Confidi Uni.Co. Paolo Mariani. Con loro anche svariati imprenditori del territorio e diversi esponenti di Cna, come il direttore di Fermo, Alessandro Migliore.

“Insieme a Doriana Marini – ha aggiunto Sabatini – stiamo sviluppando dei progetti sulla sostenibilità del distretto della moda con dei finanziamenti appositi che abbiamo già analizzato insieme alle associazioni ed approvati la scorsa settimana. Questo denota l’importanza di avere in una regione la possibilità di avere una Camera di Commercio regionale che può far sintesi su alcune dinamiche importanti come altresì la possibilità di avere dei consigli a livello regionale che possano confrontarsi con la giunta regionale su alcuni tipi di attività. Due settimane fa siamo stati tra i primi in Italia ad approvare il bando sulla sostenibilità delle produzioni: si tratta di un bando che vuole riconoscere al tessuto imprenditoriale una valenza importante sull’economia per dare al settore della calzatura quello sprint in più per le riprese delle fiere”.

Un 2020 che ha visto un calo del valore di produzione della moda doppio rispetto al 2009, che fu un anno orribile per il settore che raggruppa le attività connesse ai settori tessili, di abbigliamento, delle calzature, della pellicceria e della sartoria. A tal proposito, ad esporre gli interventi di emergenza, di ristori, del taglio del costo del lavoro e della prospettiva di cui necessita il distretto fermano – maceratese per la salvaguardia della filiera della moda ci ha pensato la presidente Federmoda Marche.

“In questo periodo di pandemia ci siamo coordinati sia a livello regionale sia nazionale per stilare una serie di richieste di interventi e fare il punto della situazione – ha sottolineato la presidente Doriana Marini -. Vorrei riflettere sul valore del cambiamento del lavoro perché in quest’ultimo anno si è stravolto e continuerà sempre più a farlo. Il concetto di cambiamento dovrebbe essere accolto ormai da tutti noi imprenditori come uno stimolo vitale anche se apparentemente è più comodo per tutti occuparsi dei distretti di competenza perché sembra apparentemente più sicuro. Se vogliamo partecipare al campionato non dobbiamo giocare solo in casa ma andare anche in trasferta – spiega Marini con una metafora -. Dobbiamo esplorare i campi che non conosciamo avendo sempre come obiettivo quello della crescita degli investimenti per garantire il benessere delle nostre aziende. Si deve creare una coesione sociale e poter essere un distretto di riferimento. Quello che a questo punto dovrebbe cambiare sono le azioni quotidiane: non basta più pensare alla nostra singola azienda bensì il pensiero deve essere rivolto a tutto il territorio, mantenendo come punti di riferimento le competenze e la tradizione. Il settore della moda deve essere sempre più corale e trasversale. L’arrivo della pandemia ha spostato il fronte della “guerra” da un’altra parte e quindi noi dobbiamo farci trovare pronti: occorre acquisire un metodo di confronto continuo tra gli imprenditori e le associazioni di categoria, insieme alla politica ed alle istituzioni affinché ci si possa ricalibrare velocemente. Io spero che la politica favorisca la messa a disposizione delle risorse necessarie per la ripartenza e, parallelamente, mi aspetto che ognuno di noi comprenda questo concetto e che sviluppi una mentalità positiva proprio per il cambiamento. Io sono convinta che possiamo pianificare il futuro insieme, penso sia importante dare più voce e più spazio a coloro che sono già pronti ad accettare il cambiamento. La moda è fondamentale per un paese come l’Italia ed in maniera particolare per la regione Marche: il Made in Italy rappresenta l’unica ricchezza lungo tutta la filiera della moda quindi il crollo della domanda interna sia nazionale che internazionale ha messo in pericolo tutto il settore, dalla produzione alla distribuzione, passando per il sistema fieristico. Tra i vari provvedimenti in aiuto alla filiera della moda, io propongo l’abbattimento e la riduzione dell’aliquota Iva al 5% sui prodotti eco sostenibili della moda (economia circolare e smaltimento dei rifiuti). Inoltre penso sia necessario dar vita a un osservatorio economico locale come coordinamento sistematico di tutte quelle attività tra l’imprenditoria e l’associazionismo di categoria, chiedendo se fosse possibile riattivare il tavolo della moda per confrontarsi con la politica e chi ci amministra a livello regionale. In ultimo, ma non meno importante, bisogna vincere l’isolamento delle Marche con supporti infrastrutturali: aeroporti, strade e ferrovie”.

A seguire è intervenuto l’assessore regionale alle aree di crisi Industriali e al Bilancio, Guido Castelli: “Dobbiamo curare il sintomo della crisi attuale causata dal Covid ed allo stesso tempo preparare il terreno per mettere le basi a soluzioni prospettiche che ci permettano di far progredire il settore della moda marchigiana. Nelle Marche il Covid ha picchiato più duramente proprio per l’impatto che la moda ha nella nostra regione rispetto all’intera nazione e dunque nello sviluppare i tavoli di confronto in regione sceglieremo anche in base a questi fattori come allocare il miliardo e 131 milioni dei fondi Fesr e Fse“.

A fare eco all’assessore Castelli ci ha pensato la dirigente alle politiche attive al lavoro, Roberta Maestri, la quale ha illustrato le misure e gli strumenti utili alla strategia di rilancio e della digitalizzazione del territorio “in modo tale da canalizzare le risorse che afferiscono ai bilanci nazionali e regionali. C’è un momento di passaggio tra la vecchia e la nuova programmazione e non possiamo fare a meno di proiettarci nel futuro. Tutti i bandi che sono partiti hanno già prodotto buonissimi risultati: se pensiamo che per la 181, per la quale la scorsa estate nutrivamo dei dubbi, in alcuni territori sono arrivate 12 domande è il segno di un dinamismo e di una capacità imprenditoriale che noi stessi non ci attendevamo. Anche il bando regionale ha dato buoni esiti: 48 finanziati su 88 pervenuti. Per quanto riguarda l’avviso del fondo sociale europeo per l’impresa che è partito ormai da qualche mese, l’abbiamo dovuto chiudere subito perché dopo tre/quattro finestre i fondi erano stati tutti assorbiti. Siamo in fase di liquidazione della prima tranche e già sono stati liquidati i primi 15.000 euro. Inoltre recentemente è partito l’ultimo bando, quello regionale per la trasformazione digitale dei processi produttivi e dei servizi di innovazione correlati: anche per questo, che era un bando integrato del fondo europeo di sviluppo regionale, sono arrivate 85 domande”.

 

A chiudere il summit il responsabile Cna – Federmoda nazionale Antonio Franceschini, che nel riprendere le parole iniziali di Sabatini si è focalizzato su internazionalizzazione, sostenibilità e turismo, sottolineando come “la storia dell’uomo sia legata a quella della moda ed alla tematica della globalizzazione. Il settore manifatturiero non è stato chiuso per un decreto ma è stato chiuso dal mercato”. Con lui il direttore generale confidi Uni. Co. Paolo Mariani che ha posto l’attenzione sull’importanza del fare squadra: “Non è il momento delle divisioni ideologiche e partitiche, il rischio di desertificazione delle aziende è troppo alto. In questo periodo di pandemia Confidi ha sicuramente agito in maniera molto forte soprattutto contribuendo alla costruzione di una legge di prospettiva che è stata prorogata in maniera altrettanto lungimirante dall’attuale giunta fino al 30 giugno di quest’anno e che solo per quello che ci riguarda ha significato 2319 operazioni e 147 milioni di finanziamenti bancari. Pertanto è qualcosa che è servito a questo territorio. Penso che quello che è successo in questa regione ha pochi eguali nel territorio nazionale. Ho vissuto alcuni anni in Veneto e quindi ho visto che cosa è successo nel sistema bancario veneto e ho assistito a ciò che è successo nel sistema bancario marchigiano: è stato uno tsunami perché di banche marchigiane ne sono morte tantissime e di conseguenza sono intervenuti nuovi soggetti al fianco delle imprese, ma penso che il contesto sia molto cambiato  in termini di capacità relazionale tra gli imprenditori medio-piccoli e il sistema bancario. Stretti da una redditività molto bassa, fanno sempre più fatica a finanziare. Ecco che in questo contesto il confidi si è mosso con una cooperativa che comprende Cna, Confartigianato ed anche una piccola parte di Confindustria e Confcommercio, che rappresenta più di 50.000 soci. Confidi, oggi, ha un obiettivo diverso rispetto a quello di una banca: noi abbiamo una missione di margine per facilitare l’accesso al credito dei piccoli imprenditori”.


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