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Classe in quarantena e tampone a pagamento per tornare prima a scuola: la protesta di una mamma

SANITÀ - "Come molte altre famiglie - rimarca la donna - dovrò sostenere la spesa per un tampone molecolare per poter far uscire mia figlia dalla quarantena"
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di Andrea Braconi

Mia figlia di terza media è in quarantena per un compagno positivo al Covid. La dirigente scolastica, su indicazione dell’Asur di competenza, comunica che la quarantena durerà 21 giorni, ma potrà essere interrotta dopo 14 giorni previo tampone molecolare a carico della famiglia il cui esito negativo dovrà essere trasmesso alla stessa Asur competente, che provvederà ad interrompere lo stato di quarantena fiduciaria”. A scrivere è una madre residente nel Fermano, che ritiene “non corretto” dover provvedere personalmente ad un tampone molecolare, “la cui spesa non è irrilevante”.

La donna si rivolge alla pediatra, che la rimanda all’Asur competente che risponde come siano “i pediatri e i medici generici che, secondo un protocollo ben noto, devono prenotare un tampone molecolare”.

Parte uno scambio di mail tra i vari interlocutori, ma il finale è esattamente quello che la donna non si aspettava. “Come molte altre famiglie, dovrò sostenere la spesa per un tampone molecolare per poter far uscire mia figlia dalla quarantena, senza tra l’altro essere stata mai contattata dall’Asur stessa per accertarsi se mia figlia fosse asintomatica o meno”.

In un momento di difficoltà per le famiglie, si domanda, è giusto far pagare i tamponi molecolari per i minori che, rimarca, “già da mesi sono in Dad e sono sotto pressione psicologica”? “Mantenere i figli a casa una settimana in più, se sono in salute, ha dei costi, sia per la baby sitter, sia per astensioni da lavoro – evidenzia la donna -. Possibile che siano sempre i genitori a dover pagare le conseguenze? Se la scuola ha messo a disposizione computer e tablet per offrire a tutti le stesse opportunità di partecipare alla Dad garantendo a tutti gli stessi diritti, perché il tampone a pagamento deve essere solo un’opportunità per pochi? Quali sono le indicazioni della Regione in merito, dal momento che non tutte le Asur procedono in modo uniforme? Se uno o più figli sono in quarantena, per interromperla, quali costi deve sostenere una famiglia? E non si dica – conclude ribadendo la propria amarezza per la vicenda – che l’alternativa c’è ed è tenere i figli in casa 21 giorni”.


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