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“Le nostre prenotazioni non sono di serie D, dateci le prime dosi” Sui vaccini i medici di famiglia alzano la voce

SANT'ELPIDIO A MARE - Incontro alla presenza di tutta la medicina generale dell'Area Vasta 4: “ Questa partita deve essere giocata con regole univoche e non sperequate, la fornitura deve essere adeguata al tipo di attività che stiamo svolgendo”
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di Andrea Braconi

Qual è l’obiettivo della campagna di vaccinazione? Raggiungere più persone possibili nel minor tempo possibile, con criteri di appropriatezza e di sicurezza. Perché i vaccini, come rimarca

Noemi Raffaelli, medico di medicina generale dell’equipe territoriale di Amandola, erano e restano un punto si svolta. “Ma nel momento in cui ci sono altre forze disponibili con una capacità che non è più quella minima, non si capisce perché si perda, a mio avviso, di vista l’obiettivo”. Il riferimento, inequivocabile, è alla situazione che i medici di famiglia del Fermano stanno vivendo.

“Capiamo bene le difficoltà dell’intero sistema – spiega Paolo Misericordia dell’equipe di Sant’Elpidio a Mare e Monte Urano – ma siamo arrivati ad un punto del tutto manifesto con le modalità di fornitura dei centri vaccinali enormemente diverse rispetto a quelle della medicina generale. Nelle ultimissime ore sembrerebbe che la situazione si stia sbloccando, ma abbiamo comunque voluto rappresentare il disagio che la medicina generale sta subendo rispetto ad una marcata riduzione della fornitura dei vaccini. Una situazione non straordinaria rispetto alle esigenze della situazione generale, ma avevamo la percezione che fossero penalizzati i pazienti che vanno a manifestare l’interesse ad essere vaccinati presso il proprio medico di medicina generale”.

E per “raccontare le impressioni della professione circa la campagna vaccinale Covid in corso in Area Vasta 4” (questo il tema dell’incontro tenutosi in uno studio medico di Sant’Elpidio a Mare), oltre a Misericordia e Raffaelli si sono presentati anche Claudio Marzola e Gianluigi Vitali dell’equipe di Montegranaro, Silvia Sebastiani per Porto San Giorgio (e anche parte della Valdaso, divisa con Fermo), Massimo Peroni per Falerone e Montappone, Stefano Ceteroni, Andrea Catini, Giovanni Catini e Floriana Gusteri per Sant’Elpidio a Mare e Monte Urano, Paola Volponi per la città capoluogo. Assenti, ma convintamente al fianco dei propri colleghi, Marcangeli e Carpiceci per Porto Sant’Elpidio. Insomma, tutta la medicina generale dell’Area Vasta 4 ha deciso di far sentire la propria voce.

Nelle Marche, ricordano, c’è un accordo specifico per coinvolgere i medici di famiglia nella campagna vaccinale in diversi modi: o il medico che può e desidera vaccinare i propri assistiti nel suo studio, oppure la possibilità per i medici di potersi aggregare e fare attività vaccinale in situazioni con fornitura da parte dell’istituzione comunale o sanitaria di locali destinati.

“La dinamica che si realizza sempre è che i pazienti comunicano al medico il desiderio di volersi vaccinare – prosegue Misericordia -. Ma si è venuta a creare una situazione che sta confliggendo con la visione dell’Asur nel considerare prenotazioni valide solo quelle che appaiono sulla piattaforma di Poste, derubricando le nostre prenotazioni in serie D. Quindi, ci troviamo costretti a tenere i nostri pazienti in una condizione di stand by”.

Da tre settimane, denunciano, non viene loro conferita alcuna dose per le prime somministrazioni. Una situazione che, almeno fino a stamattina, si mostrava assolutamente inaccettabile, al punto da portare le istanze della categoria all’attenzione della politica e delle massime istituzioni regionali.

Eppure, nella Conferenza dei Sindaci tenutasi ieri, oltre ad essere stato rimarcato il disagio della medicina generale, sono state promesse nuove e consistenti dosi. “La rassicurazione è che i medici avranno le seconde dosi – evidenzia Misericordia – ma noi vogliamo avere le prime per le persone che sono in attesa da tante settimane. Questa partita deve essere giocata con regole univoche e non sperequate, la fornitura della quantità di dosi deve essere adeguata al tipo di attività che stiamo svolgendo. La nostra capacità di fuoco è rilevantissima, siamo in grado di vaccinare in quantità importanti ma serve un nostro pieno coinvolgimento”.

A Montegranaro – denuncia il dottor Vitali – da diverse settimane presso il punto vaccinale dell’ospedale vengono vaccinati i prenotati dell’elenco Poste attingendo ai vaccini che avevamo riservati per i nostri pazienti. Noi non abbiamo trovato i vaccini, ma i pazienti sì. Non abbiamo le seconde dosi, ce l’hanno date soltanto ieri”.

Una logica “inaccettabile, con una piattaforma di serie A e tutto il resto messo in secondo piano”, insistono. “La preoccupazione è: sono sicuro di poter gestire successivamente per richiami e nuovi? – si domanda Ceteroni -. Non possiamo vivere con il contentino, qui parliamo di scienza, di un vaccino che ha un valore. E questo valore aumenta anche grazie alla nostra opera. Oggi un bambino con sindrome di Down si è messo a piangere chiedendomi: perché non me lo fai tu?”.

Ed è proprio su questo punto che i medici cercano di far chiarezza. “Il valore aggiunto del fare il vaccino dal medico di famiglia è grande – spiega Misericordia -. C’è poi un discorso di appropriatezza della somministrazione del vaccino: noi sappiamo quale possa essere la situazione vaccinale migliore per il paziente, semplicemente perché li conosciamo”.

Delle tante ansie che gli stessi medici potevano avere di fronte alla somministrazione di un vaccino sconosciuto, quella della mancanza di dosi proprio non riescono a superarla. “Le dosi ce le andiamo anche a prendere, le dividiamo tra di noi – sottolinea Sebastiani – ogni settimana le dosi forse ci sono, forse no. Questo è avvilente”.

“Questa possibilità deve essere garantita con le stesse identiche prerogative – aggiunge Raffaelli – soprattutto dove ci sono situazioni di dispersione della popolazione di assistiti, con i medici che possono fare da punto di riferimento. Chiediamo di avere l’opportunità di vaccinare con le stesse prerogative dei centri vaccinali e il sistema deve essere in grado di fornirci le dosi necessarie”.

I medici forniscono settimana per settimana elenchi dettagliati nominativi “per non sentire che non consentiamo al sistema di programmare”. “Voler insistere in maniera preordinata in questa logica che la stella polare è solo piattaforma Poste e il resto non esiste è un qualcosa di assurdo” prosegue Misericordia.

C’è poi il caso Falerone, con la famosa app pensata dai medici per facilitare le procedure ma che sembrerebbe aver fatto storcere più nasi ai piani alti dell’Area Vasta. Il dottor Peroni, deluso dalle polemiche sollevatesi, prova a spiegarne la genesi. “Il nostro centro raccoglie 12 medici e per fare una vaccinazione in sicurezza abbiamo pensato ad una serie di migliorie nell’accoglienza, nella compilazione moduli e nella presenza di un’ambulanza. Abbiamo fatto anche un compromesso con la piattaforma, stabilendo la vaccinazione per 22 persone. Per organizzarci ci siamo detti: facciamo un foglio Google, che poi veniva splittato per ogni medico che vaccinava i propri pazienti. All’inizio ci davano tanti vaccini, ma poi solo utilizzando le nostre dosi siamo riusciti a fare tutti i richiami. Adesso non potremo più utilizzare questo criterio di metterci alla pari con la piattaforma. Eppure c’è chi pensa di allargare la vaccinazione ai farmacisti, mentre viene sprecata la nostra buona volontà”.

A fare il punto su Fermo è la dottoressa Volponi. “La nostra equipe territoriale ha fatto una scelta diversa. La vaccinazione richiede organizzazione e spazi particolari che purtroppo a Fermo gli ambulatori dei medici di famiglia non hanno. Non abbiamo mai potuto avere una medicina di gruppo perché non si trovano gli spazi e, mancando quel tipo di aggregazione e la parte logistica, abbiamo deciso di confluire nel centro vaccinale, dotato di tutti i requisiti con 6 postazioni per i medici. Al centro vaccini c’è stata data la possibilità di portare per ogni turno 10 dei nostri pazienti, sempre rispettando la scaletta data a livello nazionale. Esaurito il primo compito di vaccinare i domiciliari (ne sono stati fatti circa 1.000, ndr), entro la prossima settimana dovremmo terminare tutte seconde dosi di allettati. Fino ad adesso per la scarsità dei vaccini non siamo arrivati al numero massimo possibile, ma dovremmo arrivare a vaccinare 240 pazienti con la presenza di 4 medici”.

Il messaggio finale è ancora di Misericordia. “Abbiamo grande disponibilità, grande capacità di fuoco, ma vorremmo essere trattati in maniera adeguata e non da vaccinatori di serie inferiore rispetto ad altre situazioni. Mi pare che questo aspetto si stia percependo, ne accogliamo ben volentieri un’evoluzione anche se purtroppo finora non è stato così”.

Ricordiamoci che il lavoro di vaccinare è un qualcosa in più – conclude la dottoressa Gusteri -, quindi che ci venga almeno ricompensato con la fornitura dei vaccini”.


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