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Serena: “L’ex casa del custode a supporto dell’hotel, grave errore sistemare gli studenti alla Casina delle Rose”

FERMO - "Poi non ci lamentiamo se i forestieri sono costretti a pernottare e consumare i pasti nella vicina Porto S. Giorgio o lungo i litorali fermani. Tutti gli elementi ubicati sul Girfalco rappresentano simboli e luoghi della memoria storica di molti fermani, e vanno considerati nell’insieme"
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“Esprimo rammarico per la vendita dell’ex abitazione del custode al Girfalco: un grave errore, dato che l’edificio si prestava invece, per la sua posizione e la vicinanza, ad essere utilizzato come Ristorante dell’hotel Casina delle Rose di Fermo, liberando così spazio per ampliare la ricettività dell’albergo (nuove camere e/o sala convegni)”. Sono le parole dell’ex presidente di Italia Nostra Fermo  che commenta la notizia della vendita di uno dei luoghi simbolo del Girfalco e torna sulla vicenda del futuro della Casina delle Rose. 

Elvezio Serena

“Mi sono già espresso – scrive Serena – lo scorso anno, contro la scelta infelice dell’Amministrazione fermana di destinare ad alloggio per studenti la storica Casina delle Rose. Non si può utilizzare tale prestigiosa struttura come Casa dello Studente, e in una zona poco controllata, per poi impiegarla appena un mese d’estate come albergo per turisti. I programmi del Comune prevedono la destagionalizzazione, poi si fa funzionare un hotel, come tale, nel punto più panoramico ed esclusivo di Fermo, per un periodo limitato. Con il teatro dell’Aquila, il Conservatorio, l’Università e il nuovo polo museale che sorgerà nell’ex complesso Fontevecchia, la struttura si presta bene per essere utilizzata in tutte le stagioni dell’anno, dopo la ristrutturazione e affidamento a privati per la gestione. C’è l’esigenza di ospitalità per convegni scientifici e culturali, gruppi organizzati di turisti italiani e stranieri, musicisti e familiari del concorso Postacchini, ecc. E, vista la ottima disponibilità di attrezzature sportive della città, anche i gruppi di atleti e famiglie possono beneficiare dell’albergo. Poi non ci lamentiamo se i forestieri sono costretti a pernottare e consumare i pasti nella vicina Porto S. Giorgio o lungo i litorali fermani. Tutti gli elementi ubicati sul Girfalco rappresentano simboli e luoghi della memoria storica di molti fermani, e vanno considerati nell’insieme, non disgiuntamente l’uno dall’altro. Che ne sarà della caratteristica Voliera e della Vasca con i pesci, a cui ci siamo affezionati da bambini? E i bagni pubblici? Approfitto per segnalare la necessità di un presidio fisso delle forze dell’ordine in centro storico, anche perché da tempo la Polizia municipale è stata trasferita in piazza Dante. Non si può affidare la vigilanza alle sole telecamere, il Girfalco deve essere presidiato così come le vie e i vicoli del centro, dove recentemente sono stati riscontrati gravi episodi di violenza. Prendere esempio da Montegranaro, dove la vecchia amministrazione, per rendere più sicuro il centro storico, aveva deliberato la presenza di vigili urbani a piedi di giorno e di pattuglie di carabinieri di notte”.

Serena aggiunge: “Passo a considerazioni sulla vendita di palazzo Trevisani, in corso Cavour, già prevista, mi risulta, da precedenti amministrazioni. Per il palazzo, di notevole interesse storico-architettonico, vanno intercettati finanziamenti in modo che rimanga di proprietà comunale, e possa essere ristrutturato e riutilizzato per le seguenti destinazioni: Ad uso e supporto del vicino Tribunale; Come polo museale integrato con palazzo Paccaroni, dove hanno sede i Musei scientifici (Polare e Ornitologico); Come Bed & Breakfast di lusso, prendere esempio da Ascoli Piceno
Nelle vicinanze del palazzo Trevisani insistono l’Auditorium S. Filippo e Palazzo Monti, che, una volta completata la ristrutturazione da parte della Cassa di Risparmio di Fermo, probabilmente avrà anch’esso destinazione culturale. Si parla da decenni di rivitalizzare corso Cavour, un tempo molto frequentato per le residenze e le botteghe. Oggi possiamo ridare vita al sistema, partendo da piazza del Popolo per corso Cefalonia e Cavour fino a Piazzetta, attraverso un circuito culturale con un’offerta varia e molto attrattiva, non dimenticando corso Marconi per terminare al Museo MITI Montani, chissà perché non inserito nella rete dell’offerta museale fermana. Vedo una scarsa lungimiranza da parte del Comune, dato che beni di particolare interesse storico, culturale e sociale, a cui molti fermani (e non solo) sono ancora affezionati, meriterebbero maggiore attenzione. In ogni caso le scelte sul recupero e destinazione d’uso di questi immobili andavano condivise con la cittadinanza, attraverso un’assemblea pubblica, tipo quelle che vengono organizzate prima delle elezioni. Sarebbe un segno minimo di buona amministrazione, basata sulla partecipazione”.

 


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