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Vittorio, l’eroe della superstrada: “L’ho inseguito e chiuso nell’auto”

IL RACCONTO- Ha 34 anni, e fa l'allevatore oltre che essere proprietario di Villa Castellano a Porto Sant'Elpidio. L'altro ieri quando ha visto un giovane in contromano tra Montecosaro e Civitanova, ha accelerato per avvisare gli automobilisti sulla corsia opposta di scansarsi, poi lo ha rintracciato e quando ha capito che avrebbe ricominciato lo ha raggiunto: «Ho aperto lo sportello e poi gli ho tolto le chiavi.
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La Renault del ragazzo abruzzese ieri contromano sulla SS77

 

di Laura Boccanera

«Era un kamikaze, una mina che cercava di esplodere da qualche parte. Ho visto la morte sulla faccia di chi ha incrociato il suo percorso, non ho pensato, ho agito», così Vittorio Scoccini, 34 anni, papà di due figli, allevatore in un’azienda agricola di sua proprietà (lavora fra Umbria e Marche) e proprietario di Villa Castellano a Porto Sant’Elpidio. Se l’altro ieri il ragazzo abruzzese che ha percorso la superstrada contromano da Montecosaro a Civitanova non ha causato incidenti gravi è merito suo.

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Vittorio Scoccini l’automobilista che ha fermato la folle corsa del ragazzo sulla Renault Clio

Scoccini ha avuto sangue freddo e coraggio nel fermare la folle corsa del conducente della Renault Clio, un uomo, che avrebbe meno di trent’anni, e che ieri alla guida della sua auto ha seminato il panico lungo la superstrada. Ora si trova ricoverato all’ospedale di Civitanova. Gli viene contestata la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Le analisi sull’emocromo hanno confermato l’assunzione di droga. Per lui anche il ritiro della patente e una serie di sanzioni per la guida pericolosa e contromano. Sembra sempre più confermato che lo scopo fosse autolesionistico.

Ma se non ci sono stati incidenti gravi è grazie a Vittorio Scoccini, che si è trovato lì e ha capito che se quel ragazzo (pare sia giovanissimo e abbia meno di 30 anni) non fosse stato fermato avrebbe fatto una strage. «Ero atteso per pranzo a Porto San Giorgio – racconta Vittorio a Cronache Maceratesi – faccio spesso la superstrada lavorando fra l’Umbria e le Marche e mentre viaggiavo verso Civitanova ho visto un ragazzo che camminava sulla corsia opposta a piedi. Ho pensato a qualcuno che aveva terminato la benzina. E invece poco dopo ho incrociato la Renault bianca che nella corsia parallela alla mia viaggiava in direzione mare. Andava dritto, senza alcuna esitazione, vedevo le facce di coloro che erano in sorpasso e se lo trovavano davanti e cercavano di schivarlo all’ultimo. Ho iniziato a sorpassare le auto della mia corsia e a sbracciare a chi era di là in sorpasso di rientrare, per avvertirli in qualche modo, vedevo la morte sulle loro facce, poteva uccidere famiglie, bambini, chiunque».

Scoccini è arrivato al termine della superstrada e qui ha intercettato di nuovo l’abruzzese alla guida che cercava di inserirsi nella corsia giusta e attendeva in fila al semaforo: «qualcuno è sceso come per dirgli “ma che fai?”, quando mi sono accostato ho visto che era una ragazzo io ero al telefono col 118 quando ho visto che ha sgasato e ha ricominciato una folle corsa sulla statale diretto verso nord. A quel punto l’ho inseguito perché avevo capito che non era in sé. E’ arrivato fino alla rotatoria di via Indipendenza e qui ha fatto di nuovo un’inversione a U ed è andato a riprendere la superstrada, stavolta nella direzione giusta, ma prima di arrivare all’uscita per l’A14 ha accostato su una piazzola e ha provato a ricominciare da capo e a fare un’inversione. A quel punto l’ho raggiunto, sono sceso, ho aperto la portiera e gli ho sfilato le chiavi dell’auto, l’ho chiuso dentro e gli ho detto: “adesso basta, mo’ aspetti qui”». Un sangue freddo e un coraggio da leone, ma Vittorio non si sente un eroe, piuttosto non comprende come nessuno si sia fermato per dargli una mano. «Io ho un’azienda agricola, ho a che fare con gli animali e aprire e chiudere recinti è qualcosa che mi viene abbastanza naturale, la vera cosa incredibile non è che io lo abbia fermato, a mio avviso, la cosa incredibile è che nessuno oltre me lo abbia fatto. Sono rimasto mezz’ora in attesa dell’arrivo della polizia con altri automobilisti che passavano, chi faceva video, chi diceva chiama la polizia, ma nessuno che sia sceso a dare una mano».

In quella mezz’ora Scoccini ha provato ad instaurare un dialogo con il ragazzo per provare a riportarlo alla calma, ma invano: «vaneggiava, era impossibile stabilire un contatto. Diceva che doveva andare a pescare alle Canarie e gli stavo facendo perdere l’aereo, non sono del mestiere, ma provavo a costruire un dialogo, a chiedergli se lavorava, se aveva una fidanzata, ma era come parlare con qualcuno pesantemente compromesso. L’ho chiuso dentro quando cercava di aprire la portiera e diceva che voleva buttarsi sotto una macchina. Era una mina che cercava di esplodere. Ad un certo punto ho preso il suo cellulare e ho provato ad avvertire qualcuno, la sua fidanzata lo stava chiamando e c’ho parlato qualche minuto per capire se stava bene, cosa fosse successo. Poi sono arrivati i poliziotti e l’ambulanza».


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