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Centralizzazione o ospedali di prossimità? Ortenzi e Marinangeli: due visioni differenti della sanità fermana GUARDA LA PUNTATA

IL CONFRONTO - Due amministrazioni regionali, quella di Gianmario Spacca prima e oggi quella di Francesco Acquaroli, chiamate a rivoluzionare la sanità locale con la stesura del piano regionale che rappresenta le fondamenta per il futuro
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di Paolo Paoletti

foto e video Simone Corazza

Un confronto all’insegna della sanità, tra scelte passate e programmi per il futuro, quello andato in onda ieri sulla frequenze di Radio Fm1. Due amministrazioni regionali, quella di Gianmario Spacca prima e oggi quella di Francesco Acquaroli, chiamate a rivoluzionare la sanità locale con la stesura del piano regionale che rappresenta le fondamenta per il futuro. Protagonisti Rosalba Ortenzi, già vice presidente del consiglio regionale e Marco Marinangeli, attuale consigliere regionale della Lega.

Due rivoluzioni, una già messa in atto come conseguenza delle spendig review imposta dal Governo Monti e l’altra in procinto di essere creata e che rappresenta forse la sfida più delicata per l’attuale amministrazione Acquaroli. “Vorrei ricordare – ha spiegato Rosalba Ortenzi – che la spesa sanitaria occupa l’83 per cento del bilancio regionale. Con la Giunta Spacca ci siamo trovati a dover contrarre la spese nel 2013, con la creazione del nuovo piano sanitario visto che il vecchio era del 1998. Un taglio imposto da 188 milioni di Euro. Questo con una restrizione tale per cui, non avendo più le entrate da parte dello Stato e non avendo più entrate per la sanità ci siamo trovati di fronte ad un quadro devastante che ha portato a grandi sacrifici”.

E proprio le direttive del Governo Monti con la legge 135 del 2012, hanno portato ad una rivisitazione obbligata del sistema sanitario marchigiano caratterizzato dalla presenza di tanti piccoli presidi ospedalieri diffusi sul territorio. In questo processo il Fermano si è comportato in modo esemplare con un percorso di razionalizzazione messo in atto concretamente. “Si è messo mano a quello che si doveva fare, – sottolinea la Ortenzi –  con la legge Balduzzi a rinforzare questa nuova concezione sanitaria, con una razionalizzazione e rimodulazione del sistema sanitario locale, non più l’attenzione solo agli acuti negli ospedali, ma un ridimensionamento che andasse a soddisfare i bisogni reali della sanità. Ricordiamo che a quei tempi di ospedali ne avevamo 33. All’epoca nessuno avrebbe portato un proprio caro in uno di questi piccoli ospedali per casi gravi, a meno che non venissero fatti investimenti su personale e sulle strutture.   Così sono stati riconvertiti i piccoli ospedali in case della salute ed è stato un bene. Il piano impostato nel 2013 prevedeva il coinvolgimento dei medici di base, figure essenziali che anche oggi fanno fatica ad esserci e questa sarà una delle sfide di questa giunta.  Fare politica e amministrare ha bisogno di coraggio, non bisogna parlare alla pancia della gente ma intervenire per soddisfare i bisogni reali. Serve un’interazione di comportamento tra cittadini e sanità”.

Sul fronte opposto Marco Marinangeli che sposa la linea dell’attuale amministrazione verso una direzione opposta all’accentramento indirizzato dalle scelte della Giunta Spacca:  “La salute pubblica interessa la totalità dei cittadini ed è un comparto molto complicato.  Con l’emergenza Covid sono emerse tutte le criticità delle scelte fatte in passato. Il tempo ci da una risposta su quelle decisioni che fecero le precedenti amministrazioni. Hanno optato per centralizzazione, cercando di collocare in un ambito ristretto delle eccellenze e le migliori cure, con servizi superiori e anche un risparmio. La gestione fatta nel corso di questi anni non ha premiato quelli che erano i principi, magari anche giusti,  legati a quel momento e che hanno portato a questa scelta. Oggi abbiamo ospedali periferici depotenziati e non abbiamo dato i servizi che i cittadini si aspettavano. Il nostro punto di vista è che negli ospedali, come Fermo, devono essere gestite solo le acuzie. Per questo è importante decentralizzare e ridare dignità a quegli ospedali periferici, come Sant’Elpidio a Mare, Montegranaro, Montegiorgio, Porto San Giorgio con una serie di servizi che allontanino dall’ospedale Murri  tutta una serie di attività. Pensiamo al pronto soccorso. Se diamo dignità agli ospedali periferici, con un punto di primo intervento per esempio, oltre a dare prossimità ai cittadini decongestioniamo questo spazi fondamentale per le vere urgenze”.

Due visioni differenti a confronto, che vedranno ora nella programmazione del nuovo piano sanitario regionale, la vera sfida dell’amministrazione regionale Acquaroli.


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