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“Il virus non ha smesso di circolare” Amadio e Cola rilanciano su mascherina e vaccino: “Farlo è un dovere civile”

FERMO - Il punto dei primari di Rianimazione e Malattie Infettive del Murri: "Più gente aderisce alla campagna vaccinale, più abbiamo dati per migliorare il contesto". L'invito alle generazioni più giovani
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di Andrea Braconi

Insistere con le vaccinazioni e con l’utilizzo delle mascherine. È il messaggio che i primari di Rianimazione Luisanna Cola e di Malattie Infettive Giorgio Amadio lanciano ai cittadini. “La strategia di togliere la mascherina non si è rivelata una scelta positiva – ribadiscono – e il virus non ha mai smesso di circolare perché siamo ancora in una fase epidemica”.

Adesso facciamo meno tamponi di prima – prosegue Amadio – ma più ne facciamo e più positivi troviamo. Certo non saremo sugli stessi numeri dei mesi scorsi, ma occorre fare attenzione. Il problema è che facciamo tamponi antigenici che non ci permettono di sequenziare per capire meglio le varianti”.

E questo, per la dottoressa Cola, è un servizio che si costruisce solo aumentando il personale. “È il concetto del circo dei poveri: se uno è impegnato a staccare i biglietti nel frattempo non può fare il trapezista. Se hai tutta l’attività da mandare avanti e ti metti anche nella macchina della virologia non puoi fare il resto”.

Sicuramente in questa fase la malattia fa meno paura, ma per i due medici ci sono dei punti da chiarire con estrema chiarezza. “Essendo una malattia stagionale in questa fase dà meno segno di sé, ma non è che non ci sia più – spiega Cola -. Vanno adottate tutte le cautele, da un lato per tenere bassa l’infettività nella popolazione e poi per non ripetere la tragedia che abbiamo già avuto”.

Altro, imprescindibile, obiettivo deve essere quello di permettere ai più giovani di vivere pienamente la scuola, facilitando la loro campagna di vaccinazione. Per Amadio “i vaccini ci sono, ma bisogna portare questi ragazzi a vaccinarsi, bisogna parlare con loro, vanno stimolati”.

E soprattutto non bisogna avere paura. “I pretesti per non fare una cosa sono tanti – incalza Cola -. Addirittura un paziente mi diceva: dottoressa, è vero che posso rimanere sterile se faccio il vaccino? Purtroppo è più facile che ti venga la malattia rispetto a cose aleatorie di cui si chiacchiera inutilmente. Ma la popolazione deve capire che o si vaccina, o si vaccina. Per le malattie a diffusione aerea non c’è alternativa. Capisco che la gente non ne vuole più sentire parlare, ma non si può sempre piangere quando le cose succedono, bisogna anche saper soffrire per evitare che succedano. Noi siamo l’evidenza scientifica che si può stare in una stanza chiusa in tanti e senza ammalarsi, addirittura con pazienti ad altissima infettività: nella mia divisione abbiamo 300 metri quadri, in quella di Amadio poco di più, e dentro circolano ogni giorno 100 persone. Perché succede? Noi siamo vaccinati, ci facciamo lo screening ogni 15 giorni ma portiamo sempre la mascherina. Quindi, si può andare in discoteca, al ristorante, al cinema, a sentire la musica, si deve fare tutto, ma serve utilizzare la mascherina e lavarsi le mani”.

Il discorso scivola inevitabilmente sui tanti dubbi dell’opinione pubblica. “La vaccinazione – afferma Amadio – non è mai stata data come sicura al 100% e non sappiamo neanche la quantità di anticorpi che ci può proteggere. Sappiamo però da altre nazioni che sicuramente la vaccinazione ha ridotto la circolazione del virus. Per questo bisogna fare il vaccino, è l’unica arma che abbiamo ma non ci deve far pensare che possiamo fare tutto quello che ci pare”. “E quantomeno è prematuro” rimarca Cola.

Il concetto, dunque, è di fare il possibile affinché il virus circoli il meno possibile. “Quando sarà ridotto ai minimi termini e la vaccinazione avrà raggiunto il livello più alto, sicuramente potremo cominciare a pensare di togliere la mascherina. Adesso però è presto, questa corsa non ha senso” insiste la dottoressa Cola, che aggiunge: “Il sistema sanitario è stressato, anche economicamente. In questo anno e mezzo abbiamo speso 3-4 volte il budget che avevamo, e questo vale per ogni reparto”. E per Amadio si tratta di “un debito che pagheranno le nuove generazioni”.

“Questa è una fase molta interessante dal punto di vista scientifico – conclude la responsabile della Rianimazione -. Più gente aderisce alla campagna vaccinale, più abbiamo dati per migliorare il contesto. Quindi, aderire alla vaccinazione è un dovere civile: l’articolo 2 della Costituzione dice che lo Stato garantisce la salute come qualcosa di sociale e quindi fa parte dei doveri di solidarietà. Bisogna ritornare a quei concetti, altrimenti cosa facciamo? Quello che ci deve muovere è aiutare la scienza a capire ciò di cui abbiamo bisogno. E non le cure, le malattie infettive non si devono prendere. Dobbiamo licenziare persone come Amadio” ironizza la dottoressa, rimarcando un profondo rapporto umano e professionale che in questo anno e mezzo ha permesso al nosocomio fermano di ottenere risultati importanti. “Perché questa situazione – concludono – ci riguarda tutti, nessuno escluso”.


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