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Dall’emergenza Covid al Ddl Zan, l’Arcivescovo Pennacchio: “Ci vuole un’azione di cultura per far sì che chiunque venga accolto” INTERVISTA

INTERVISTA - Argomenti sicuramente delicati che hanno anche creato divisioni all'interno della stessa comunità Cattolica. Un chiarimento ancora più importante, quello dell'Arcivescovo Pennacchio, che da Pastore dell'Arcidiocesi più grande delle Marche ha cercato di fare chiarezza rispondendo a dubbi e perplessità.
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di Paolo Paoletti

Dall’emergenza Covid nel territorio dell’Arcidiocesi di Fermo al confronto sul Ddl Zan, dalla protesta di coloro che hanno compilato i cosiddetti moduli per ‘sbattezzarsi’ alla benedizione delle coppie dello stesso sesso. Sono solo alcuni dei temi affrontati questa mattina, in diretta a Radio Fm1 dall’Arcivescovo di Fermo Mons. Rocco Pennacchio.

Argomenti sicuramente delicati che hanno anche creato divisioni all’interno della stessa comunità Cattolica. Un chiarimento ancora più importante, quello dell’Arcivescovo Pennacchio, che da Pastore dell’Arcidiocesi più grande delle Marche ha cercato di fare chiarezza rispondendo a dubbi e perplessità.

In merito all’emergenza Covid, ed a come è stata vissuta e sta venendo tutt’oggi affrontata nel territorio dell’Arcidiocesi di Fermo, Mons. Pennacchio spiega: “La parola resilienza indica la capacità di adattarsi a tutte le situazioni, specialmente quelle difficili. Anche la Chiesa ha accusato i colpi del Covid, nelle persone, nei sacerdoti, anche il sottoscritto. Non siamo passati indenni, dalle difficoltà emotive a da quelle relazionali. Ne siamo usciti un po`ammaccati. I preti e il vescovo non sono superuomini insensibili e impermeabili a tutto. Per questo ci si è ingegnati e grazie a diversi preti giovani ci si è adattati con i social e l’uso della  tecnologia raggiungendo forse anche più persone di quelle che sarebbe entrate normalmente.  La chiesa è stata presente, non ha abbandonato il popolo di Dio e devo dire che neanche quest’ultimo ha abbandonato la comunità ecclesiale”.  Una concretezza arrivata anche tramite l’impegno delle Caritas diocesana che, anche grazie all’impegno dei tanti volontari, ha messo in atto una serie di interventi senza precedenti resi possibili anche grazie ai fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa Cattolica e riversati direttamente anche sul territorio Fermano. Da qui l’appello ai giovanissimi: “Godiamo della possibilità di stare meglio rispetto all’Estate scorsa ma questo va fatto in sicurezza e nel rispetto dell’altro.  Tutti i dati ci dicono che oggi i vulnerabili sono gli adolescenti e i giovani. È vero che la variante Delta si diffonde con grande facilità ma è anche vero che è meno aggressiva se si è fatta la seconda vaccinazione. Andiamo quindi tutti a vaccinarci, è importante. Inoltre evitiamo quell’atteggiamento di voler recuperare a tutti i costi gli eccessi che non abbiamo vissuto”.

Non poteva mancare un passaggio sul Ddl Zan, sull’intervento della Santa Sede con una nota informale e sulla risposta data dal premier Draghi sulla laicità dello Stato Italiano. “Sembra che la Chiesa per molti si divida in due, quella che rappresenta l’esperienza comunitaria personale, bellissima, con la figura del parroco,  di Papa Francesco e poi una Chiesa arcigna, gerarchica che quando interviene non la si sopporta. La Chiesa è una, a volte dobbiamo fare un po`di fatica per capire le ragioni di questi interventi. Nel caso specifico il premier Draghi ha detto che l’Italia è uno Stato laico e che le leggi le fa il parlamento, ma non ha detto che nessuno può mettere parola sulle leggi. Essendo uno stato laico, è inteso che tutti possono esprimere le proprie opinioni. Se lo fa la Chiesa perchè questo non dovrebbe essere accolto ma viene interpretato come un’ingerenza?  Possiamo discutere se fosse opportuno o meno intervenire in quella forma, che peraltro è quella più blanda, ma credo che il diritto di esprimersi sia concesso a tutti. In particolare su una legge che nasce per tutelare le libertà di espressione, anche relativa alla propria identità sessuale. Sarebbe contraddittorio accusare qualcuno di intervenire su una legge che dovrebbe permettere a tutti di esprimersi. Non ci vedo questa ingerenza e pericolo. Sarebbe interessante andare al contenuto. La Chiesa fa presente alcune difficoltà. È da verificare il compito culturale di una legge che inasprisce le sanzioni ed estende le categorie, oltre religione e razza, anche a identità di  genere, omofobia, bifobia e disabili. Con pene più dure si cambia idea sui transgender?  Ci vuole un’azione di cultura per far si che chiunque, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale e identità, venga accolto. Questo è un compito che tutti, Chiesa compresa, dobbiamo fare nostro”.

Arcivescovo che aggiunge: “All’interno della legge ci sono dei passaggi che creano perplessità. Laddove si afferma che sono fatte salve tutte le opinioni, si aggiunge ‘a meno che non si ingeneri un concreto pericolo di discriminazione’. Qui si lascia un ampio margine discrezionale di valutazione. Se non si conosce ad esempio chi si ha di fronte, anche dire ‘io credo fermamente che una famiglia debba essere fatta da padre e madre’, potrebbe colpire a tal punto il mio interlocutore da sentirsi discriminato e questa persona potrebbe denunciarmi.  Il conflitto della libertà di espressione con la tutela di ciò che prevede la legge esiste. L’altro tema delicato è l’istituzione della giornata di sensibilizzazione contro la omotransfobia. Questo comporterebbe l’obbligo per tutte le scuole, anche per i bambini più piccoli la cui responsabilità educativa su questi temi deve essere scelta dai genitori, di affrontare argomenti che potrebbero creare una forma di pressione ideologica su bambini in formazione anzichè su alunni maggiorenni. Forse bisognerebbe rendere più blanda questa formulazione della giornata, magari anche permettendo alla scuole di decidere in base alle sensibilità presenti”.

Dopo il caso del Ddl Zan  sono state diverse le iniziative di protesta, tra cui anche la compilazione di un modulo, da inviare alle parrocchie, per ‘sbattezzarsi’.  A riguardo l’Arcivescovo ha spiegato: “Il battesimo è un sacramento non ripetibile e non è eliminabile. La formula ‘sbattezzo’ indica la richiesta fatta alla propria parrocchia di non essere considerati negli elenchi dei battezzati tra gli appartenenti al popolo di Dio.  La procedura prevede che il parroco debba confermare con una raccomandata il fatto che il richiedente non sia più considerato parte della Chiesa. Con il decreto Zan non so se ci sia stata un’impennata ma so che ci sono state diverse richieste anche da noi.  Nel modulo non c’è scritto il motivo della richiesta, ma di fronte al dibattito, oggi sul decreto Zan e in precedenza sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso, sono arrivate richieste anche da noi”

E proprio sulla negazione della benedizione alle coppie omossessuali, mons. Pennacchio sottolinea: “So che questo ha creato molta sofferenza e dolore. Sofferenza che io accolgo, capisco e per la quale vorrei confermare che la Chiesa non esclude nessuno. Non accoglie alcuni, discriminandone altri, accoglie le singole persone, anche coloro che si sentono legate ad una persone dello stesso sesso. Non si devono sentire escluse perchè diversamente andiamo a togliere una comunità di riferimento ad alcuni. Allo stesso modo però non possiamo riconoscere in modo ufficiale una unione che non è assimilabile ad un matrimonio. Non credo ci sia tutta questa pretesa di ricevere una benedizione, ma ci sia il desiderio di essere accolti e non  giudicati da soli o insieme e penso che la Chiesa già lo faccia. Penso che accogliere tutti, anche persone che vivono un’unione non accettata da tutti dal punto di vista culturale e problematica dal punto di vista religioso faccia correre il rischio di marginalizzare queste persone. Vorrei fare un passo avanti, singolarmente la Chiesa lo ha già fatto, chiedendo a tutti di fare un cammino di fede e morale. Il tema è l’unione, il legame d’amore tra due persone dello stesso sesso. È qui che abbiamo ancora bisogno di sperimentare delle strade e pregare per capire come ad alcuni non basti essere riconosciuti come singoli ma  questo debba essere fatto anche nel legame di amore con un’altra persona. D’altro canto non è ancora possibile e non so se lo sarà mai che questo legame venga riconosciuto,  sarebbe una tendenza troppo forte  assimilarlo con un legame matrimoniale. Chiedo di avere tanta fiducia nella capacità della comunità cristiana di accogliere tutti ed evitare che alcune persone vengano escluse e relegate in un sottobosco anche pericoloso”.


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