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Premio Michelangelo all’opera ‘Omaggio ai Piceni’ di Lucentini, Bascioni: “Lustro per Belmonte”

BELMONTE PICENO/ROMA - A ritirare il premio, il sindaco di Belmonte Piceno: "Dopo i drammatici fatti che hanno segnato la nostra comunità, un premio del genere dona ossigeno ed è motivo di orgoglio e vanto per tutta Belmonte. Ci voleva proprio"
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“Un riconoscimento prestigioso che sicuramente dà lustro a Belmonte Piceno”. Con queste parole il sindaco di Belmonte, Ivano Bascioni, ha commentato il premio internazionale Michelangelo, nella sezione ‘sculture’ all’opera ‘Omaggio ai Piceni’ dell’artista maglianese Alceste Lucentini che campeggia all’ingresso del centro storico.

E proprio il primo cittadino si è recato a Roma per ricevere il premio: “Dopo i drammatici fatti che hanno segnato la nostra comunità, un premio del genere dona ossigeno ed è motivo di orgoglio e vanto per tutta Belmonte. Ci voleva proprio. L’opera, dopo il riconoscimento, figurerà anche in una pubblicazione intitolata ‘Artisti 2021’ con una critica letteraria ad hoc”.

Correva l’anno 2016 – ricorda il sindaco – quando Alceste Lucentini, artista di chiara fama e dotato di estro criptico e visionario, ha proposto di realizzare un’opera dedicata ai nostri lontani progenitori. L’idea, non scontata e convenzionale, è stata piacevolmente accolta. L’intenzione di esibire, sul territorio belmontese, un simbolo che ricordasse il nostro lontano retaggio e l’orgogliosa appartenenza a un fiero popolo: i nostri avi, i Piceni. 

La scultura, in metallo, rappresenta, in una magnifica sintesi, il nostro percorso millenario; partendo da un’antica fibula che ricorda una P e si erge imponente, avvolta dai simboli dell’agricoltura (spiga di grano) e dell’industria (ruota dentata). Sono tre mondi lontani tra di loro e convivono in un’unica opera, dal fascino senza tempo. Un’opera che ci ricorda che siamo figli ed eredi di mille padri e mille madri, nati in questi luoghi, che qui hanno vissuto, hanno amato, hanno combattuto. Chiunque si fermerà a contemplarla avrà un momento di riflessione, a proposito dell’impronta che un antico popolo ha lasciato in ognuno di noi. La nostra terra fu loro antica dimora e il nostro ambiente è figlio della loro sapiente maestria e convivenza. È arduo e forse inconsueto immaginare che laddove oggi spiccano moderne abitazioni, create dall’ingegno di abili architetti, un giorno, lontano nel tempo, sorgevano capanne di paglia e fango. I nostri panorami sono gli stessi che il popolo piceno custodiva e ammirava; tutti noi abbiamo avuto in eredità uno scrigno di bellezza ancora incontaminato, che ‘senza se e senza ma’ va preservato. Ogni belmontese, conscio di avere in sé una traccia dei nobili e antichissimi guerrieri che qui hanno soggiornato, dovrebbe avere il sano orgoglio di appartenenza a queste colline, a questi fiumi, a questi paesaggi, a questa terra”.


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