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Scuole, bambini e Covid. L’analisi incrociata di Pieragostini: “Importante vaccinare anche gli under 12, nessuno è immune”

SANITA' E SCUOLA - Il primario di Pediatria e Neonatologia dell'ospedale Murri di Fermo. "L’aumento dei casi in età pediatrica certamente rafforza la convinzione di dover vaccinare anche bambini sotto ai 12 anni. La vaccinazione in età pediatrica resta fondamentale per puntare all’immunità di gregge e limitare il diffondersi di nuove varianti"
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Il primario di Pediatria del Murri, Luisa Pieragostini

di Giorgio Fedeli

Le scuole sono ripartite, i bambini e i giovani sono tornati finalmente sui banchi di scuola. La Dad è alle spalle, molti si augurano sia solo un ricordo. Ma a pensare che il ritorno alla normalità, scolastica per lo meno, sia la conseguenza di un superamento totale, definitivo, del Covid si commette un grave errore. I medici lo vanno ripetendo da settimane come un mantra. La guardia va tenuta ancora ben alta. Il Covid, con le sue varianti, a partire dalla Delta, è ancora presente. E quella normalità che si torna a respirare, a vivere, se non affrontata con le dovute precauzioni e cautele, può trasformarsi in occasione di contagio. Con la riapertura delle scuole, infatti, si intersecano tre fattori che vanno gestiti con la massima attenzione: l’istruzione in presenza, le percentuali di contagio tra giovani e giovanissimi, e i vaccini, ad oggi previsti dai 12 anni in su. Tre fattori che coinvolgono direttamente i bambini e i ragazzi, e che dunque non lasciano certo indifferente il primario del reparto di Pediatria e Neonatologia dell’ospedale Murri di Fermo, Luisa Pieragostini. E proprio con lei analizziamo lo stato dell’arte, dalla riapertura delle scuole ai rischi da contagio, fino al tema vaccini per, appunto, gli under 12.

Ripartite le scuole. Dottoressa Pieragostini, da pediatra è preoccupata per l’eventuale diffusione del contagio da Covid?

“Si, molto, se non dovessero essere rispettate le norme precauzionali. Non è assolutamente mia intenzione spaventare però dobbiamo fare insegnamento di quanto sta succedendo nei paesi che hanno ripreso la scuola. Di aumento dei contagi tra i più piccoli si parla negli Stati Uniti, stando ad un report pubblicato dalla American Academy of Pediatrics, tra il 5 e il 12 settembre 2021 sono risultati positivi al Covid 750mila bambini. Si tratta di un rialzo del 25% rispetto alla settimana precedente.
I contagi sono aumentati da quando è iniziata la scuola: almeno 1000 strutture sono state costrette a chiudere, secondo quanto riporta il Wall Street Journal. ‘Quello che stiamo vedendo è estremamente preoccupante – ha affermato la professoressa di pediatria Edith Bracho-Sanchez del Columbia University Irving Medical Center – Questo virus colpisce le persone non vaccinate. E tra queste ci sono bambini che non sono ancora in lista per il vaccino e giovani che lo sono, ma hanno deciso di non farlo. Anche le ospedalizzazioni crescono. Secondo i dati dell’US Department of Health and Human Services, circa 396 pazienti pediatrici sono stati ricoverati durante il weekend del 6 settembre. Più di 55mila bambini hanno avuto bisogno di ricovero dall’agosto 2020 ad oggi.
Sebbene ricovero e decesso siano statisticamente eventi rari quando ad essere contagiato dal Covid è un bambino, è importante non sottovalutare il virus. ‘I bambini sani non prendono il Covid’, ‘i bambini sani non finiscono in ospedale’ sono credenze da scardinare perché, anche i più piccoli prendono il Covid e, seppure in rari casi, anche i più piccoli possono ammalarsi e avere bisogno di ricovero ospedaliero. La sintomatologia dei bambini, nel caso di infezione da Covid, rimane comunque blanda o del tutto assente, nella maggioranza dei casi. Questo accade grazie all’immunità naturale, che nei bambini è molto spiccata e fa sì che il virus entri ma non dia una sintomatologia forte. I piccoli si infettano, ma si ammalano di meno, ovvero sviluppano meno i sintomi della malattia grave che vediamo negli adulti. Anche in questo caso però è opportuno fare delle precisazioni. Ci sono bambini, anche se sani, con difese immunitarie più basse che potrebbero essere più esposti al virus. Per questo è opportuno fare attenzione e ragionare, quando sarà il momento, sulla possibilità offerta dalla vaccinazione”.


Quali sono le raccomandazioni che si sente di porre al mondo della scuola e dei trasporti pubblici?
Garantire ingressi scaglionati, dove possibile utilizzare accessi alternativi, assicurare la distanza tra un banco e l’altro di almeno un metro e di due metri tra i banchi e la cattedra.
Per gli alunni sopra i sei anni, far indossare la mascherina del tipo chirurgico. Come prima cosa va ridotto al minimo l’entrata di persone non facenti parti del personale scolastico e solo per motivi ritenuti validi. Le persone non facenti parte del personale scolastico dovranno sottostare a tutte le regole previste dal regolamento dell’istituto (es. dovranno indossare la mascherina, dovranno accedere solo in un determinato ambiente predisposto al ricevimento ecc.). Tutti i locali dovranno essere puliti e sanificati giornalmente, areati di continuo.

Nella fase iniziale della Pandemia si è detto spesso che i bambini fossero meno soggetti, quasi immuni al contagio? Ora la situazione è cambiata. Nessuno è immune, bimbi inclusi? Quale è il suo parere al riguardo?

Il sistema immunitario dei bambini che finora aveva resistito bene agli attacchi delle precedenti versioni del virus SarsCov2 sembra essere messo alla prova dalla variante Delta. In un articolo intitolato “Kids and Covid: why young immune systems are still on top”, pubblicato su Nature, i ricercatori ipotizzano che a proteggere dal Covid i piccoli sia stata la loro ‘risposta immunitaria innata’ (cioè la reazione primitiva e rapida ai patogeni), ma sottolineano anche che il progredire della pandemia e la diffusione della variante Delta potrebbero mettere a repentaglio questo scudo naturale. Non ci sono preferenze di età da parte del virus in termini di contagiosità. Il virus infetta chi ha i recettori per questo virus nell’organismo, quindi potenzialmente tutti. Se la variante Delta è più contagiosa, infetterà di più gli adulti così come i bambini. Ma non preferenzialmente. I più piccoli, in sintesi, non sono il nuovo bersaglio della variante Delta. Se nei dati, leggiamo un aumento dei contagi per questa fascia d’età, c’è una ragione. Un parametro non irrilevante che dobbiamo considerare quando leggiamo le statistiche è il numero dei vaccinati. Nella popolazione occidentale la maggior parte degli adulti è vaccinata quindi il virus incontra qualche difficoltà a replicare la variante Delta negli adulti, mentre nei bambini ha campo libero perché quest’ultimi non sono ancora vaccinati e non indossano mascherine. Ecco perché possiamo notare in proporzione un aumento delle infezioni nei bambini rispetto agli adulti.


Oggi si vaccina i bambini fino all’età minima di 12 anni? Lei è favorevole o contraria a vaccinazioni anche in età inferire? Fino a che età consiglierebbe il vaccino e perché?

L’aumento dei casi in età pediatrica certamente rafforza la convinzione di dover vaccinare anche bambini sotto ai 12 anni. La vaccinazione in età pediatrica resta fondamentale per puntare all’immunità di gregge e limitare il diffondersi di nuove varianti. I bambini da 0 a 12 anni in Italia sono circa 6 milioni, i modelli matematici ci dicono chiaramente che senza il loro coinvolgimento non potremo avere una percentuale di immunizzazione sufficiente a debellare il Sars-CoV-2. In aggiunta sebbene il Covid-19 dia delle forme più lievi nella maggior parte dei bambini non dobbiamo dimenticarci che si sono verificati decessi anche in età pediatrica e che esistono complicanze molto temibili quali la MIS-C, sebbene si tratti di casi rari. Nel caso in cui i trials fornissero garanzie assolute sulla tollerabilità dei vaccini ad mRNA anche in questa fascia di età, abbiamo il dovere di proteggere questi bambini. Auspichiamo la possibilità che il vaccino contro il Covid, confermando i promettenti dati ad oggi disponibili, dimostri la propria efficacia e la propria sicurezza anche nei soggetti da 0 a 12 anni in modo che, completato l’iter previsto dalle norme, anche i più piccoli possano usufruire della stessa possibilità di prevenzione contro il SARS-CoV 2.
Teniamo conto anche che ci sono circa 10.000 bambini immunodepressi ovvero pazienti oncologici e quelli che per altre patologie sistemiche assumono farmaci che riducono la funzionalità del sistema immunitario, per definizione, correndo il rischio di rispondere in maniera meno efficace all’infezione. In questa fascia di pazienti il vaccino deve essere una priorità.

Il vaccino è sicuro per gli adolescenti? Quali sono gli effetti possibili a breve e a lungo termine?
La maggior parte dei soggetti non presenta eventi avversi dopo la vaccinazione, in 1 soggetto su 10 si possono verificare eventi avversi a breve termine di lieve entità e reversibili tipo dolore al braccio, stanchezza, mal di testa.
Recentemente è stata segnalata una possibile associazione tra miocardite e vaccino a mRNA in maschi di età compresa tra i 16 e i 24 anni d’età, si tratta comunque di casi lievi che hanno risposto bene alle terapie mediche e si risolvono in poche settimane, pertanto i benefici del vaccino sono ancora superiori ai rischi.
Per quanto attiene i casi di miocarditi/pericarditi post vaccino Covid- 19 in età adolescenziale, un recente report del Cdc su oltre 7 milioni e 300mila dosi di vaccino somministrate a giovani tra i 12 e i 17 anni, a 21 giorni dalla prima inoculazione ha rilevato 4 casi di miocarditi/pericarditi nelle femmine e 32 nei maschi; a 7 giorni i casi rilevati erano stati 3 nelle femmine e 27 nei maschi.
Nella stessa fascia d’età, su poco più di 4 milioni e 200mila seconde dosi, a 21 giorni si sono registrati 20 casi di miocarditi/pericarditi nelle femmine e 132 nei maschi, a 7 giorni i casi erano stati rispettivamente 19 e 128. Nella maggior parte dei suddetti casi i pazienti che hanno necessitato di cure mediche hanno risposto bene ai farmaci e al riposo e hanno avuto un rapido miglioramento della sintomatologia. In genere l’esordio clinico è avvenuto pochi giorni dopo la vaccinazione e i casi registrati si sono verificati più spesso dopo la seconda dose.

Non vaccinare tutta la popolazione pediatrica lascerebbe una sacca di popolazione suscettibile all’infezione con conseguenti necessari provvedimenti di isolamento fiduciario e quarantena in caso di infezioni all’interno degli istituti scolastici ed è noto che l’isolamento sociale determini la comparsa di sintomi psicologici e favorisca la slatentizzazione di patologie psichiatriche.
La popolazione pediatrica, per quanto non a rischio come gli adulti di forme severe, ha pagato pesanti conseguenze in termini di isolamento sociale quindi danni psicologici a breve e a lungo termini e mettere al sicuro i ragazzi significa anche agire in termini di prevenzione sui danni che eventuali ulteriori provvedimenti di quarantena o isolamento fiduciario potrebbero causare.

Anche i bambini senza patologie pregresse sono a rischio di ospedalizzazione a causa del Covid e non sembra esserci correlazione tra lo sviluppo della Mis-C e la presenza di condizioni pregresse, quindi anche i ragazzi senza patologie pregresse necessitano di essere protetti dalla vaccinazione.
Come è accaduto con la recente epidemia di morbillo in cui i giovani adulti non vaccinati sono stati la categoria più colpita dall’infezione, la storia ci insegna che lasciare una sacca di popolazione suscettibile all’infezione comporta il rischio di nuove epidemie con tutti i correlati in termini di provvedimenti di quarantena ed isolamento fiduciario che andrebbero a danneggiare ulteriormente i ragazzi: non bisogna infatti dimenticare che oltre alle conseguenze dirette dell’infezione, ci sono anche tutti gli effetti secondari che l’isolamento sociale comporta.

Se la maggior parte delle persone è vaccinata, serve ancora vaccinarsi?

Bisogna continuare a vaccinare per raggiungere l’immunità di gregge, cioè un’immunizzazione quasi completa della popolazione in modo da bloccare la diffusione del virus e il rischio dello sviluppo di diverse varianti, quindi garantendo maggiore sicurezza anche alle fasce più deboli cioè anche alle persone che non possono vaccinarsi o su cui il vaccino funziona poco, come i trapiantati d’organo, i pazienti oncologici o coloro che hanno risposte immunitarie compromesse.

Il vaccino è sicuro per chi è incinta o sta allattando?

Il vaccino è assolutamente sicuro e validato in questo senso e anzi abbiamo dati purtroppo tristi di bimbi con parti prematuri in mamme che hanno subito l’infezione durante la gravidanza.

I vaccini anti Covid-19 sono disponibili da fine 2020, come facciamo a sapere se saranno sicuri nel tempo?
Un certo margine di incertezza c’è per ogni farmaco, per ogni vaccino nuovo, perché bisogna far passare del tempo. Ma bisogna ribadire innanzitutto che si è calcata la mano eccessivamente sull’aspetto della sperimentalità, in realtà l’mRNA e il vettore virale sono tecnologie che si conoscevano e si conoscono da decenni, si sono riusciti a industrializzare questi vaccini grazie a un grande sforzo economico nell’ultimo periodo ma non si tratta di vaccini usciti come conigli dal cappello del prestigiatore. Gli studi sui vaccini anti Covid-19 sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali ma hanno visto la partecipazione di un numero consistente di persone perciò è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni sufficienti per dimostrare efficacia e sicurezza.


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