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Riaperta la Residenza Sanitaria Riabilitativa sangiorgese, il direttore Grinta: “Grande segnale di ripresa di tutte le attività” VIDEO

PORTO SAN GIORGIO - La struttura, chiusa durante il Covid, torna ad essere in funzione dopo la ritinteggiatura dei locali, che ricordiamo nei mesi scorsi hanno ospitato il punto di vaccinazione. Il personale arriva fino a 15 dipendenti, tra infermieri e operatori sanitari. Sono state potenziate le ore di fisiatria e si potrà arrivare fino a 18 posti letto.
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di Serena Murri

Riapre la Rsa nell’ex ospedale di Porto San Giorgio. Tornano ad essere disponibili i 14 posti letto della Residenza Sanitaria Riabilitativa, presentata durante la conferenza stampa questa mattina, nel chiostro del Distretto Sanitario di Porto San Giorgio. La struttura, chiusa durante il Covid, torna ad essere in funzione dopo la ritinteggiatura dei locali, che ricordiamo nei mesi scorsi hanno ospitato il punto di vaccinazione. Il personale arriva fino a 15 dipendenti, tra infermieri e operatori sanitari. Sono state potenziate le ore di fisiatria e si potrà arrivare fino a 18 posti letto.

I vertici regionali erano impazienti di riaprire realtà come queste che rappresentano importanti servizi al cittadino, il direttore dell’Area Vasta 4, Roberto Grinta è così intervenuto: «Oggi è un giorno importante, non solo perché riapriamo una struttura riabilitativa integrata tra ospedale e territorio ma perché è un grande segnale di ripresa di tutte le attività, un segnale che la politica che si sta attuando, ha iniziato a dare i suoi frutti. È una struttura riabilitativa a carattere residenziale che da la possibilità di seguire il paziente dopo un intervento chirurgico o ortopedico. Fa parte della Governance del nostro sistema regionale e sarà un imput sempre più forte di ripresa».

Porto San Giorgio è molto legata a questi spazi, come ricordato dal Sindaco Nicola Loira: «Oggi è una giornata importante che ci fa capire che siamo di là che abbiamo “scollinato” lasciandoci alle spalle il periodo più brutto e che ci consente di riaprire i servizi post acuzie. Qui avevamo il nostro ospedale, dove si nasceva e si faceva tutto. Quella di oggi è una risposta importante ma -ha fatto notare Loira- manca ancora una piscina terapeutica che non siamo mai riusciti a completare. C’è un progetto ambizioso di 20 anni fa. Abbiamo ragionato con l’Area Vasta per un progetto più contentuo ma che serve assolutamente come risposta alla sanità fermana. Vorrei che il dinamismo regionale e di area vasta, venisse utilizzato anche per questo».

Da parte dell’onorevole Mauro Lucentini, il ringraziamento è per l’attuazione della medicina di territorio: «La medicina del territorio è da premiare. È bene che queste strutture ci siano. Si parla di Fermo come la “cenerentola delle Marche”, a noi non serve un assessore a Fermo ma uno o tanti assessori che sappiano che Fermo ha un proprio ruolo, se l’assessore è di Cingoli o di Fano non ha importanza, ci interessa che la provincia sia rappresentata degnamente». Per il Consiglio Regionale, era presente Marco Marinangeli che è nato proprio nella struttura: «Quello di oggi è un messaggio di fiducia e concretezza. Noi abbiamo detto no all’ospedale unico per non depotenziare le tante realtà ospedaliere della Regione. Con questa struttura riabilitativa torniamo ad essere vicini al cittadino».

Tre gli appuntamenti che attendono la sanità, il PNRR, il Piano sanitario e la riforma della legge 13, come ha ricordato l’assessore Regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini: «Fermo avrà uno degli ospedali migliori per l’alta caratura professionale. Quest’idea della cenerentola lede la vostra professionalità. Una volta completata la struttura prevediamo un investimento ingente per macchinari elettromedicali all’avanguardia e garantiremo le funzioni dell’emodinamica che serve a questo ospedale».

Due i fattori principali emersi, secondo Saltamartini sui quali la sanità deve puntare «c’è una popolaz che invecchia e vanno curate quelle criticità che altrimenti le famiglie sono obbligate a sopportare. Non vi è dubbio che la nostra politica, dovrà curare queste esigenze del territorio, a partire da mancanza dei medici di medicina generale». Entro dicembre, si deciderà con il PNRR come finanziare la sanità «è già stato avviato -ha sottolineato Saltamartini- un percorso sulla modifica dei medici di medicina generale per far sì che vengano assunti dall’Asur nelle casa di comunità, nei distretti per garantire medici del territorio. Il grosso problema è quello del personale specializzato, pronto nel 2028. Fino ad allora cercheremo di premiare il merito e le professioni esistenti. Per me, l’ospedale di Fermo deve diventare ospedale della Regione, non può rimanere una struttura di provincia. Ho un sogno -ha concluso Saltamartini- che una regione piccola come la nostra, abbia la sanità della Svizzera. -Ed è lui stesso a dirlo- Ditemi se per una risonanza ,si possa aspettare 3 mesi. La nostra deve essere una sanità per i poveri, dobbiamo riorganizzarla per chi non ha raccomandazioni e amici».


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