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I medici del Murri raccontano il dramma Covid: “Per la prima volta ci siamo sentiti fragili, ma la motivazione professionale ci ha dato forza”

PORTO SAN GIORGO - Luisanna Cola: "Abbiamo curato 160 pazienti con 6 posti letto di terapia intensiva che in condizioni normali, ha una media di 200 ricoveri all'anno. Da 6 posti letto siamo arrivati a 19 posti letto con lo stesso numero di personale"
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di Serena Murri

“Per la prima volta abbiamo avuto paura. Ci siamo abituati anche ai corridoi vuoti. Impariamo a convivere con il Covid e vacciniamoci”. Queste le parole dei medici ospiti del momento di approfondimento da titolo ‘Prevenire il Covid per vivere più a lungo e meglio’. L’incontro, si è svolto ieri sera al teatro di Porto San Giorgio, promosso dal Centro Studi Carducci, patrocinato da Asur e Comune. Un momento di condivisione del racconto, anche umano, di chi era in prima linea quando sono scoppiati i primi casi di Covid. Come ha ricordato Luca Romanelli, presidente del Centro studi che ha presentato la serata, «facciamo questi incontri perché crediamo nella sanità pubblica e solidale». A coordinare l’incontro anche il sindaco Nicola Loira che ha espresso gratitudine verso i medici all’ospedale di Fermo: «Da questa serata uscirete tutti più ricchi e informati su quello si può fare per evitare e prevenire il Covid19».

La parola ai medici, per il racconto della loro battaglia cominciata nel 2020. Durante la pandemia, al Murri, Luisanna Cola primario Uoc Anestesia, si occupava della fase più acuta della malattia «Per la prima volta -ha ammesso la dottoressa Cola- abbiamo avuto paura di morire, paura per noi e per le nostre famiglie. Molti di noi si sono ammalati e sono morti, questo non ci ha impedito di continuare a fare il nostro lavoro». La seconda problematica è stata «fronteggiare una patologia completamente sconosciuta». Il terzo problema sono le risorse limitate. «Ora -ha sottolineato Cola- bisogna ricoverare anche i pazienti che non sono Covid, con infermieri e anestesisti in dotazione, sperando nella cura che ancora non abbiamo».

I numeri menzionati dalla dottoressa Cola, forniscono una fotografia degli ultimi 2 anni. «La nostra esperienza è iniziata il 12 marzo 2020 con il primo paziente Covid ricoverato. Nella prima fase abbiamo avuto 42 pazienti ricoverati e una mortalità dell’11 %. Nella seconda ondata sono stati 109 i pazienti ricoverati, 17 i deceduti e una mortalità del 15%. Nella terza ondata, fino ad oggi, sono stati 2 i deceduti e un 22% mortalità. La mortalità media è del 15% circa. Abbiamo curato 160 pazienti con 6 posti letto di terapia intensiva che in condizioni normali, ha una media di 200 ricoveri all’anno. Noi ne facciamo di più, nel 2019 sono stati 300 i pazienti ricoverati, 160 nel 2020 e 2021 che significa che la metà dei pazienti in terapia intensiva erano Covid, gli altri 150 non hanno trovato posto. Da 6 posti letto siamo arrivati a 19 posti letto con lo stesso numero di personale».

Gianluca Valeri, primario di Radiologia del Murri) si occupava di fare la diagnosi, o meglio, di capire a che punto era la malattia. «Ci siamo sentiti fragili -ha ammesso Valeri- ma la motivazione professionale si è rafforzata. Abbiamo spostato la radiologia a Sant’Elpidio a Mare e nella seconda ondata abbiamo provveduto alla radiologia domiciliare. Abbiamo capito che il territorio è una risorsa e che nessuno si salva da solo».

Antonio Ciucani, responsabile Uos 118 dell’Area Vasta ha ricordato: «Il pronto soccorso era deserto. Siamo passati da una media di 800 accessi settimanali, a 200 a settimana con una riduzione del 75%. I pazienti che non potevano essere assistiti dai familiari, abbiamo dovuto assisterli noi. È stato un altro aspetto drammatico». L’incontro è stato vivo e partecipato, con interventi dal pubblico fino a mezzanotte e un monito dalla dottoressa Cola: «Vacciniamoci. Continuiamo ad usare le mascherine nei luoghi chiusi, a lavarci le mani ma torniamo al cinema e al teatro. Vacciniamo gli adulti ma anche gli under 12 che sono i veri untori, letali per la diffusione del virus in famiglie con anziani, fragili e immunodepressi».


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