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Restauro del Santuario dell’Ambro, emozioni e tecniche all’avanguardia ora affidate ai posteri: la presentazione del libro (Le foto)

MONTEFORTINO - “Il Santuario dell’Ambro. Devozione, storia, arte, restauro” è il titolo della pubblicazione della Carifermo e dalla Fondazione Cassa di risparmio di Fermo, presentata nella suggestiva chiesa tornata a vivere grazie all'imponente opera di restauro. Tante le autorità presenti, ma anche progettisti e tecnici. Nelle parole di tutti, i ricordi, le scoperte e lo spirito che hanno guidato le due opere, materiale ed editoriale
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Giorgio Girotti Pucci, Amedeo Grilli e Stefano Papetti

 

di Maria Nerina Galiè (foto di Francesco Massi)

Il Santuario della Madonna dell’Ambro (Montefortino), un luogo sacro ma anche di aggregazione sociale, caro a molti e punto di riferimento per gli amanti della montagna – pesantemente danneggiato dal terremoto del 2016 e delle abbondanti nevicate di pochi mesi dopo (era gennaio 2017) – era stato restituito alla popolazione con la messa solenne della Vigilia di Natale del 2018.
In tempi ancora lontani dall’altro grande evento – la pandemia da Coronavirus – che ha messo a dura prova, stavolta, tutto il mondo e quindi, a maggior ragione, chi ancora doveva riprendersi dagli effetti devastanti del sisma.
Ma anche in quei giorni di lockdown, desolazione e paura, il Santuario ha rappresentato meta e conforto per molti, soprattutto durante le stagioni più miti, e ancora una volta occasione per ritrovarsi, uscire – parola diventata preziosa – e stare insieme ad amici e parenti.
Merito di questa possibilità va all’imponente opera, realizzata in 303 giorni soltanto (visti i tempi della ricostruzione), e resa possibile dalla Carifermo spa e dalla sua Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo.

Gli enti hanno radunato professionisti del territorio e non, portando avanti un lavoro di squadra che è stato poi raccontato in un libro, “Il Santuario dell’Ambro. Devozione, storia, arte, restauro” (Livi Editore), realizzato sempre dalla Carifermo Spa e dalla Fondazione, e presentato oggi, 9 ottobre, proprio nella suggestiva chiesa.

Erano presenti i presidenti della Carifermo Spa, Amedeo Grilli, e della Fondazione, Giorgio Girotti Pucci, l’arcivescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio, il sindaco di Montefortino Domenico Ciaffaroni, il rettore del Santuario padre Gianfranco Priori, l’assessore regionale Guido Castelli, il comandante provinciale carabinieri di Fermo Antonio Marinucci e della Compagnia di Montegiorgio Massimo Canale.
Stefano Papetti, curatore del volume e direttore della Pinacoteca Civica di Ascoli, ha coordinato gli interventi degli autori e dei tecnici che hanno portato avanti i lavori, Sergio e Giulia Alessandrini, Giuseppe Avarucci, Domenico Cardamone, Diego Damen, Luigino Dezi, Onorato Diamanti, Fabio Furiasse, Stefano Geminiani, Emanuele Kardos, Benedetta Montevecchi.
“Il volume ha il pregio di lasciare traccia concreta di un lavoro di squadra – sono ancora le parole del presidente della Carifermo – e dell’impiego, nel contempo, di tecniche all’avanguardia, nella condivisione di un comune obiettivo”.

“Riaprire il Santuario – ha esordito monsignor Pennacchio – ha ridato slancio alla pietà popolare, alla base del consolidamento di relazioni sociali. La Madonna, non a caso, è l’intermediaria tra la spiritualità e l’umanità”.

A sottolineare il connubio tra il grande valore religioso, “di speranza” come ha sottolineato padre Priori, ma anche di rilancio del territorio, dal punto di vista turistico e commerciale, anche il presidente Grilli ed il sindaco di Montefortino, Ciaffaroni.
Ma non solo: “L’intervento è stato anche oggetto di studio e approfondimenti da parte di scolaresche e di esponenti della stampa specializzata internazionale – ha sottolineato Grilli, con l’orgoglio di aver supportato il restauro, effettuato nei tempi promessi all’alto prelato, da febbraio a dicembre 2018 – ricoprendo anche un ruolo didattico”.

Quattordici in tutto gli autori, con la parte più propriamente tecnica del lavoro, nel libro, affidata direttamente ai progettisti che, ciascuno in base alle proprie competenze, ha messo mano ai lavori.
Il professor Luigi Dezi, docente ordinario dell’Università Politecnica della Marche, non ha nascosto le enormi difficoltà di operare in uno stabile che presentava diversi pericoli.
“I lavori sono stati complicati anche per rendere il cantiere sicuro per chi vi entrava”.
La ricostruzione della storia e dell’architettura del Santuario è stata pure regalata ai posteri, attraverso l’opera editoriale, grazie al fatto che l’opera “in muratura” ha fatto emergere materiali e caratteristiche tipici di 4 fasi.
“La prima – ha spiegato l’architetto Giulia Alessandrini – risale all’XI secolo, in epoca romanica. Tra il XIV ed il XVI secolo la seconda, fino al XVIII secolo la terza per poi arrivare agli interventi più recenti, dei primi del ‘900”.
Il restauro del Santuario è stato anche occasione per portare avanti uno studio del terreno su cui sorge il complesso e dell’intero circondario, riguardo alla risposta agli eventi sismici. Adottando quindi le più moderne tecniche di rilevazione, prima, e di adeguamento, di conseguenza, il geologo Emanuele Kardos ha potuto affermare che ora il Santuario così caro alla popolazione, non solo locale, è un luogo sicuro.

 

 


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