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La Madonna dell’Umiltà della pinacoteca di Fermo alla mostra su Allegretto Nuzi

FERMO/FABRIANO - All’inaugurazione era presente anche l’Assessore alla Cultura Micol Lanzidei che ha sottolineato questa “importante collaborazione con Comuni e Enti in nome della bellezza, per consentire ad un pubblico sempre maggiore la fruizione di opere d’arte dei nostri musei e patrimoni pubblici”
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E’ esposta anche la “Madonna dell’umiltà”, dipinta da Francescuccio di Cecco Ghissi della Pinacoteca di Fermo e concessa in prestito, alla mostra dal titolo “Oro e colore nel cuore dell’Appennino – Allegretto Nuzi e il ‘300 a Fabriano”, inaugurata ieri e che rimarrà aperta fino al 30 gennaio 2021 alla Pinacoteca civica Bruno Molajoli di Fabriano.

Allegretto Nuzi, fabrianese d’origine e toscano di formazione, lavorò stabilmente a Fabriano dal 1347 fino alla morte nel 1373, creando un numero rilevante di opere diverse, dagli altaroli per il culto privato ai polittici di grandi dimensioni, a cicli affrescati.
Questa mostra, curata da Andrea de Marchi e Matteo Mazzalupi e promossa dal Comune di Fabriano e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti con la collaborazione e l’apporto di diverse istituzioni italiane e internazionali, riesce per la prima volta nella “impresa impossibile”: riportare a Fabriano una trentina di opere del grande Maestro prestate per l’occasione, fra cui undici tavole da musei stranieri.
All’inaugurazione era presente anche l’Assessore alla Cultura Micol Lanzidei che ha sottolineato questa “importante collaborazione con Comuni e Enti in nome della bellezza, per consentire ad un pubblico sempre maggiore la fruizione di opere d’arte dei nostri musei e patrimoni pubblici”.
“Forte della sua educazione toscana, Allegretto Nuzi esercitò un’influenza enorme, fra Umbria e Marche, in sodalizio con il conterraneo ed emulo Francescuccio di Cecco Ghissi. Nelle iconografie fu innovatore, contribuendo alla diffusione della Madonna dell’Umiltà in area adriatica, piegando le storie della Passione a interpretazioni originali e toccanti” – le parole di uno dei curatori, Andrea De Marchi.


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