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Il fermano Simone Levantesi eroe alla 5 Mila Marche Randonnée

CICLISMO AMATORIALE – L’ex dilettante originario del quartiere di Salvano è giunto primo al traguardo di Porto Recanati, dopo aver percorso 250 chilometri, affrontato 5000 metri di dislivello ed essere stato in sella per 11 ore
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Simone Levantesi giunto primo sul traguardo di Porto Recanati

 

di Tiziano Vesprini

FERMO – Nell’ambito della Gran Fondo Nibali, a Porto Recanati si è svolta la 5 Mila Marche Randonnée. Evento all’insegna del cicloturismo estremo, patrocinato dalla Regione Marche e da Marche Outdoor.

Eroe di giornata è stato il nostro Simone Levantesi, classe 1976, nato e cresciuto nel quartiere Salvàno di Fermo, prima di trasferirsi venti anni fa sulla riviera romagnola per lavoro presso un noto locale di Rimini, città dove attualmente risiede con la moglie Beatrice e la figlia di 12 anni Elide.

Simone Levantesi è un ex ciclista dilettante che ha chiuso la carriera con la mitica maglia gialla della Sicc Cucine Componibili di Jesi, che nel passato tanti campioni ha lanciato nel ciclismo professionistico. Avventura dilettantistica arrivata dopo la trafila nelle categorie giovanili, prima con il Gruppo Ciclistico Faleriense e poi con la Società Ciclistica Recanati.

Simone Levantesi ha partecipato alla sfida in esame, al limite dell’estremo, cui hanno visto la partecipazione di 200 cicloamatori che si sono misurati su un percorso di 250 km e 5 mila metri di dislivello, pedalando per 11 ore ed oltre in giro per le Marche. Dalla Riviera del Conero al Parco Nazionale dei Monti Sibillini, attraversando Sarnano e il Valico di Santa Maria Maddalena verso Sassotetto (dove proprio qualche giorno fa è stata eretta una stele in memoria dell’indimenticato Michele Scarponi). Quindi il Lago di Fiastra, Matelica e la salita di Monte San Vicino, prima di tornare giù al lago di Castreccioni e risalire verso Cingoli, uno dei borghi più belli d’Italia e famoso per essere il “Balcone delle Marche” e quindi la via di ritorno verso Porto Recanati dove Levantesi è giunto inaspettatamente primo alle 18 e 06, dopo essere partito alle ore 7.00 con le prime luci del giorno. Gli ultimi, per fortuna dotati di fanalino, sono arrivati a serata inoltrata, con le temperature decisamente diminuite.

Manifestazione classificata come cicloturistica Randonnée, dove non sono previste classifiche e quindi in questo tipo di sfide vale il motto:Né forte né piano, l’importante è andare lontano”.

A bocce ferme, cioè 48 ore dopo, abbiamo incontrato lo stesso Simone Levantesi, nel merito di quanto fatto “eroicamente” (prima e durante) la 5 Mila Marche Randonnée.

Levantesi com’è nata l’idea di questa, diciamo, “pazzia”?L’idea della randonnée è nata un po’ per sfida personale, perché mi piace andare oltre certi limiti e per provare nuove emozioni. Avevo avuto già modo di provare certe distanze, ma non con un dislivello come quello di sabato, prima nella randonnée Giro delle Fiandre di 269 chilometri, ricalcando i muri che fanno anche i professionisti e poi nella mitica randonnée: Parigi – Roubaix , con tutti i rispettivi settori di pavé”.

Cosa la attrae delle particolari e durissime manifestazioni come quella in esame? “Sono stato sempre attratto dalle lunghe distanze in bici e dalle sfide un po’ fuori dal comune, e la 5mila Marche randonnée con i suoi 5000mt di dislivello aveva tutti i presupposti per poterla affrontare”.

Quale preparazione ha affrontato per riuscire in un’impresa come quella di sabato?Se dobbiamo dire come l’ho preparata, beh, sono sincero, come allenamenti non ho fatto delle grandi distanze, che forse erano consigliate, anche perché lavorando e non facendo mancare tempo da dedicare alla famiglia non ho spazio a sufficienza per stare in bici tante ore. Di solito le uscite che faccio settimanalmente sono tre, e in quest’ultimo periodo magari ho cercato di fare percorsi con più dislivello del solito”.

Tornare sulle strade della regione di origine, dove ha gareggiato per tanti anni, ha dato un tocco di maggior smalto alla sua prestazione?Ritornare sulle strade marchigiane, è come ritornare a casa. Alcune le conoscevo, altre erano completamente nuove. Oltre all’aria di casa poi, quando sei nell’ambiente ciclistico, c’è anche l’occasione di rincontrare vecchie conoscenze, come Andrea Tonti, organizzatore della manifestazione, con il quale ho condiviso diversi anni di ciclismo agonistico; come anche Giorgio Feliziani, al check point di Tolentino, persone che hanno fatto parte della mia infanzia ed è sempre un piacere rivederli perché fanno rivivere i bei momenti trascorsi in bici”.

Come ha affrontato i 250 chilometri di percorso, i 2500 metri di dislivello e anche le 11 ore passate in sella?Per quanto riguarda l’aspetto atletico della randonnée, proprio per la distanza e soprattutto per l’altimetria da affrontare, sapevo che era fondamentale saper gestire gli sforzi e le energie, forse grazie all’esperienza ciclistica e personale sono riuscito ad arrivare dopo 11 ore in sella senza particolari difficoltà. Un po’ sorpreso, ma molto soddisfatto di aver concluso un’esperienza simile. Lungo il percorso ci si teneva in compagnia con chi capitava lungo la strada, questo fino all’ultima salita, la seconda, la più lunga della giornata, quella di San Vicino. Una volta conclusa ho poi proseguito in solitaria fino a Porto Recanati”.

Anche se in queste randonnée non si partecipa per nessuna classifica era consapevole che non c’era nessun altro a precederla? Assolutamente, non sapevo se c’era qualcun’ altro davanti a me, ma a quel punto l’unico obbiettivo era quello di non arrivare col buio e così è stato. Giunto all’arrivo, con mia grande sorpresa, mi hanno detto che ero il primo a concludere il giro dopo esser partito alle 7 e arrivato alle 18. Una grandissima soddisfazione!”

Spesso si dice commentando le gare ciclistiche che i corridori sono talmente impegnati a pedalare che neanche si accorgono delle bellezze del territorio circostante, è stato così anche per lei?No, al contrario e se devo descrivere uno dei punti più belli attraversati durante tutto il tragitto, direi senza dubbio che è stato quello della cima di Sassotetto. Una salita bellissima che una volta raggiunta ti fa godere di un panorama unico e poi con le cime dei Sibillini già innevate ti lascia a bocca aperta per quanta bellezza c’era a 360°, uno spettacolo meraviglioso! Però anche la temperatura con 1°c si è fatta sentire e non poco, soprattutto nel tratto in discesa. Per quanto riguarda la parte del percorso che per me è stata più insidiosa: il tratto di sali scendi per arrivare a Matelica”.

Oltre ad arrivare primo al traguardo, quale altra cosa le ha fatto piacere in merito alla manifestazione?Una nota estremamente positiva, cui noi ciclisti teniamo tanto per la nostra incolumità e che durante tutto il percorso ho potuto ben notare, è stata l’assenza, a volte anche totale, del traffico automobilistico, cosa non da poco, perché così ti permette di goderti al meglio e con più serenità la meravigliosa pedalata. Lato questo che da grande merito all’organizzazione che ha messo in primo piano la sicurezza dei partecipanti”.

 

Fotogallery

La stele eretta a Sassotetto in memoria del compianto Michele Scarponi

 


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