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“Immigrazione clandestina, quando il tampone diventa un ostacolo al rimpatrio. Sanare il vuoto legislativo”, l’appello di Patacconi (Sap)

FERMANO - La denuncia del segretario provinciale del Sindacato Autonomo Polizia: "La Polizia di Stato è e sempre resterà in prima linea a tutela dei cittadini, ma chiediamo a tutte le forze politiche e al Governo del Paese, di fare una seria riflessione su ciò che sta accadendo per le strade. Non sottovalutare questi episodi che possono sembrare insignificanti e lasciare spazio a quelli che sono a tutti gli effetti 'vuoti legislativi'"
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di redazione CF

Immigrazione clandestina: ennesima giornata di rimpatri nel Fermano, quella di mercoledì, con la Polizia in prima linea: “Ma ora c’è un ulteriore ostacolo: il tampone”, denuncia il segretario provinciale Sap (sindacato autonomo di Polizia) Alessandro Patacconi. Ed è lo steso segretario a spiegare l’inghippo burocratico, prendendo spunto dalla giornata di mercoledì, che ha visto impegnati molti suoi colleghi ad eseguire le espulsioni disposte dal Questore. Espulsioni che, però, si sono trovati dinanzi a un ‘muro’ normativo. Per farla breve? Il soggetto che deve essere rimpatriato va accompagnato in un Cpr. Ma per accedervi serve il tampone. E il soggetto destinatario del provvedimento di espulsione non può essere obbligato a sottoporsi a tampone. Dunque se dice no al test anti-covid, il provvedimento, giocoforza, si tramuta in un ordine del Questore che gli intima di abbandonare il territorio nazionale entro una settimana, lasciandolo libero di tornarsene a casa.

Da sin. Alessandro Patacconi e Paolo De Angelis a Radio FM1

“Qualche giorno fa, ho avuto il piacere di essere intervistato, insieme al segretario regionale Sim Carabinieri Paolo De Angelis, da Radio FM1. Nel corso della trasmissione – ricorda Patacconi – ci sono state formulate diverse domande riguardanti la “sicurezza nel Fermano”. Tra le altre cose, ci è stato chiesto il perché non si riesca spesso ad espellere definitivamente ‘gli immigrati clandestini’, nonostante molti di loro siano noti alle forze dell’ordine e risultino particolarmente pericolosi. Ho brevemente spiegato che ci sono diverse difficoltà burocratiche e logistiche, ma, con questa nota, voglio mettere a conoscenza tutti, che ad oggi, esiste un ulteriore ed inaspettato problema: il tampone.
La Questura di Fermo infatti, proprio ieri, nonostante la cronica carenza di personale, ha organizzato con non pochi sforzi, alcuni servizi specifici volti all’allontanamento dal territorio nazionale di soggetti noti e pericolosi. Non è passato inosservato, tra i cittadini residenti sulla costa fermana, il cospicuo spiegamento di pattuglie messo in campo dal Questore che, sotto la guida dei funzionari della Questura fermana, sono riuscite in breve tempo a rintracciare i soggetti ricercati e ad accompagnarli presso l’Ufficio Immigrazione. Qui sono state avviate le procedure utili all’emissione di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale, con conseguente accompagnamento presso un ‘Centro Rimpatri’, dove, per accedervi, è necessario effettuare preventivamente il ‘tampone anticovid’ che attesti la negatività al contagio. Fin qui tutto regolare. E allora quale è stato però l’inghippo, ci si domanderà? Che i soggetti, ben indottrinati, si sono rifiutati di sottoporsi al tampone, riuscendo così ad evitare l’accompagnamento immediato al Cpr e quindi il rimpatrio.
Non potendoli ovviamente costringere, gli è stato notificato un ordine del Questore che intima loro di abbandonare il territorio nazionale entro 7 giorni e subito dopo rimandati a casa, liberi di fare i propri comodi. Ebbene, alcuni dei colleghi impiegati ieri in servizio, che per scelta personale hanno deciso di non vaccinarsi, per lavorare, come tutti i lavoratori non vaccinati, e per tutelare tutti noi, si sono dovuti ‘pagare’ il tampone di tasca propria.

Al centro, Alessandro Patacconi

Di contro, persone in clandestinità, magari anche dedite alla delinquenza, sfruttando una semplice escamotage, si garantiscono l’impunità in barba agli sforzi e ai sacrifici che ogni giorno gli uomini e le donne in divisa affrontano per garantire a tutti noi sicurezza e ordine pubblico. La Polizia di Stato è e sempre resterà in prima linea a tutela dei cittadini, ma chiediamo a tutte le forze politiche e al Governo del Paese, di fare una seria riflessione su ciò che sta accadendo per le strade, perché sottovalutare questi episodi che possono sembrare insignificanti e lasciare spazio a quelli che sono a tutti gli effetti ‘vuoti legislativi’, non fa altro che inasprire un clima già di per se ‘intossicato’, ma, cosa ancor più grave, rischia di dare un ulteriore vantaggio alla criminalità, vanificando l’operato delle forze di polizia”.

Sicurezza e carenza di ‘divise’, l’allarme di Patacconi (Sap) e De Angelis (Sim): “Necessaria la sinergia con cittadini e Polizie locali” (Video)


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