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Terza corsia, il Comitato dice no e si appella alla politica “Non si tiene conto del nostro territorio”

PORTO SAN GIORGIO - Il Comitato di viale Cavallotti dice no alla terza corsia dell'A14. "Il progetto non tiene conto delle peculiarità della nostra città". Gli ambientalisti si appellano al sindaco Nicola Loira ed alla Presidente della Commissione urbanistica, Catia Ciabattoni, affinché si oppongano all'ipotesi di un ampliamento dell'A14 nel territorio comunale.
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di Sandro Renzi

Dura presa di posizione del Comitato di viale Cavallotti contro la terza corsia dell’A14. Il suo portavoce, Franco Paci, entra a gambe tese su uno dei temi più discussi negli ultimi mesi dalla politica a tutti i livelli. Gli ambientalisti sangiorgesi si sono appellati al Presidente della Commissione urbanistica, Catia Ciabattoni, ed al sindaco Nicola Loira, chiedendo che la terza corsia non venga realizzata all’interno del territorio cittadino. Il punto di partenza deve essere, per il Comitato, il pronunciamento del Consiglio comunale del 2006, quello che di fatto bloccò il progetto della società Autostrade a Porto Sant’Elpidio. La giunta Ceriscioli prima e quella Acquaroli ora hanno riaperto però il confronto sull’allargamento del tracciato autostradale. “Il solo riproporre la questione appare semplicemente paradossale e non si comprende come le forze politiche potrebbero orientarsi diversamente da quel pronunciamento” scrive il Comitato “l’ipotesi non tiene minimamente in considerazione la peculiarità del territorio sangiorgese, della sua collina e della sua urbanistica, condannate dalla limitatezza degli spazi vitali per la cittadinanza“.

Il Comitato ritiene che “Porto San Giorgio non verrebbe a fruire di alcun vantaggio dalla realizzazione della terza corsia. La città è fortemente costretta e condizionata dall’esistenza di tre infrastrutture pesanti, ferrovia, statale Adriatica  e autostrada che, messe insieme, costituiscono un grave handicap  per una città che pretende di essere centro turistico di rilievo nel panorama regionale”. Gli ambientalisti mettono anche in guardia dall’illusione delle opere compensative, come le definiscono “che fatalmente si risolvono in altre colate di cemento ed asfalto”. Da qui l’appello a preservare la collina, Monte Caccioni, attraversato dalla galleria. La terza corsia finirebbe così per “aumentare le situazioni di rischio idrogeologico del rilievo collinare rispetto al quale devono essere affrontate, invece, politiche di conservazione e consolidamento dei versanti” rimarca ancora il sodalizio ambientalista. Infine “vecchia e sorpassata” viene giudicata la visione basata sul trasporto su gomma che il progetto per la terza corsia “incarna pienamente”.


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