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Scarpe tra Russia e bandi regionali, c’è voglia di Made in Italy ma Fenni avverte: “300 mila euro per la formazione non sono sufficienti”

CALZATURE - Il presidente della sezione calzature di Confindustria centro Adriatico e vicepresidente di Assocalzaturifici: "Bisogna essere chiari: 300mila euro sono una somma assolutamente non sufficiente. Non si stimola così la ripartenza e neppure la voglia di investire delle aziende. Serve molto di più, le istituzioni ne sono consapevoli"
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Si è chiuso il trittico di fiere nell’ex Csi. I calzaturieri che hanno preso parte alle iniziative ad Almaty, Kiev e Mosca sono rientrati con ordini e acconti. “Certo, nessuno parla di successo, ma ci sono stati segnali molto positivi. Sono tornati buyer che i nostri imprenditori non incontravano in fiera da qualche anno, quelli che hanno sempre garantito una buona mole di lavoro” sottolinea Valentino Fenni, presidente della sezione calzature di Confindustria centro Adriatico e vicepresidente di Assocalzaturifici.

“Il timore, oggi, è nei confronti della situazione pandemica, che in Russia sta tornando a livelli emergenziali. I russi hanno voglia di scarpe italiane e al momento vivono come se non ci fossero problemi. La vera preoccupazione è per le restrizioni che l’Italia potrebbe intraprendere. Se dovessero arrivare limitazioni al movimento dei russi, la reazione potrebbe essere dura, dal blocco delle merci alla riduzione della circolazione degli italiani. Non bisogna mai dimenticare che il governo russo è già colpito dalle sanzioni europee” spiega Fenni.
In attesa di comprendere cosa accadrà davvero, anche se al momento la chiusura per dieci giorni non spaventa il sistema, gli imprenditori hanno avviato le produzioni. “L’altro aspetto fondamentale, infatti, ora è consolidare i contatti, anche perché molti ordinativi vanno confermati. Per questo – prosegue il presidente dei calzaturieri – è determinante il lavoro di follow up in corso, grazie agli agenti in loco e anche all’utilizzo delle tecnologie di cui molte aziende si sono dotate durante il lockdown, approfittando dei fondi della Camera di Commercio e di Linea, condivisi con la Regione e delle piattaforme messe a disposizione da Assocalzaturifici”.
Un aiuto è arrivato e continuerà ad arrivare dai bandi regionali. Che vanno però affinati, secondo Fenni. “Penso ora all’annuncio dell’assessore regionale Guido Castelli, che ringrazio per le attenzioni, in merito ai fondi Fse per la formazione all’interno dell’area di crisi complessa. Bisogna essere chiari: 300mila euro sono una somma assolutamente non sufficiente. Non si stimola così la ripartenza e neppure la voglia di investire delle aziende. Serve molto di più, le istituzioni ne sono consapevoli, confido quindi che sia reale la volontà di aumentare il plafond prima della chiusura dell’anno, soprattutto per i progetti che hanno sul tavolo da tempo e che sono indispensabili per tutta la manifattura regionale”.
Ogni azione, secondo Fenni, andrebbe concertata al meglio tra politica e associazioni, a cominciare dalle politiche di internazionalizzazione visto che si sono aperte le manifestazioni di interesse per le fiere del 2022. “Su questo mi trovo concorde con Cna Fermo, che ha rilanciato l’azione comune, come da noi fatto sempre in passato: bisogna fare squadra, ancora di più oggi di fronte al Pnrr. Spero che la Regione, mi rivolgo soprattutto all’assessore allo Sviluppo economico Mirco Carloni, che è sempre disponibile, colga questa ulteriore opportunità di dialogo”.


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