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Al Pronto Soccorso aggressioni, carenza di medici e timori per una nuova ondata Covid. Valentino a tutto campo: “Siamo di nuovo pieni” (Videointervista)

FERMO - Il primario del Pronto soccorso: "Il problema che stiamo vivendo in questo momento è che in pochi giorni siamo passati da una fase diciamo tranquilla con uno/due pazienti sospetti al giorno a una fase in cui abbiamo saturato la capacità ricettiva dell'ospedale per pazienti Covid. Al momento ce ne sono 3 in Rianimazione e 15 a Malattie infettive. Ci lascia perplessi e ci preoccupa il fatto che il 50% di questi pazienti è vaccinato". "Al Pronto soccorso di medici dipendenti ce ne sono 4 su 22 previsti. Al 118 abbiamo 12 medici (sei dipendenti e sei convenzionati) su 23 previsti"
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Il Flash mob al Pronto soccorso e l'intervista al primario Alessandro Valentino

Il Flash mob al Pronto soccorso del Murri

di Giorgio Fedeli (video Cristiano Ninonà-montaggio Simone Corazza)

Anche i sanitari del Pronto soccorso dell’ospedale Murri di Fermo, con in testa il primario Alessandro Valentino, questa mattina alle 10 hanno incrociato le braccia per solidarietà nei confronti dei colleghi di Pesaro aggrediti. Un minuto di flash mob simbolico, con ovviamente garantire le urgenze e le assistenze sanitarie in corso, per dire basta alle aggressioni di ogni tipo ai sanitari, da quelle verbali a quelle fisiche. E si scopre, proprio con il direttore Valentino, che nemmeno la porta d’ingresso del Murri è immune alle violenze. e il flash mob è stata occasione, per il primario del Pronto soccorso, per fare il punto su una situazione emergenziale che investe anche Fermo, dalla carenza di personale fino ai timori per una nuova ondata Covid.

Alessandro Valentino

Ma partiamo proprio dalla cronaca di queste ore: “L’aggressione di Pesaro è stato solo l’ultimo, eclatante, caso di episodi di violenza che da tempo si registrano in tutta Italia. Io ho aderito al flash mob ma mi è piaciuto molto che tutti i sanitari della mia equipe hanno partecipato in maniera volontaria. Purtroppo anche qui da noi si sono registrati numerosi episodi di violenze e minacce fino ad arrivare ad aggressioni fisiche. Alcune hanno richiesto l’intervento della sicurezza e delle forze dell’ordine. Episodi che se una volta erano un’eccezione – rimarca Valentino – ora sono sempre più frequenti, un grandissimo problema. Quali sono le cause? Alla fine la pandemia ha esacerbato molto questi atteggiamenti. Con il Covid siamo stati visti come eroi, i salvatori, l’ultimo baluardo. Ma poi la situazione si è ribaltata ed ora spesso medici e infermieri sono visti addirittura come coloro che fanno qualcosa per far star male. A monte c’è anche un’insoddisfazione forte nei confronti dei servizi che un ospedale può dare in termini di visite e prestazioni che, però, spesso non sono da Pronto soccorso. Qui da noi arriva di tutto per prestazioni che non sono da Pronto soccorso e spesso sfociano in aggressività nel paziente. Il nostro ruolo ci espone a tutto ciò, lo sappiamo, ma si deve restare nei limiti dell’accettabile”.

A far innervosire spesso i pazienti sono le lunghe attese: “Il problema è molto articolato. Tutte le persone che arrivano da noi pensano di stare molto male ma fortunatamente spesso non è così. E attendere la visita già maldispone nei confronti di chi deve risolvere il problema. Se arrivassero solo pazienti che hanno davvero bisogno di una prestazione da Pronto soccorso, questo faciliterebbe molto il nostro lavoro (codice rosso, arancione o azzurro), non ci sarebbero tempi lunghi di attesa. Invece il Pronto soccorso è sempre più chiamato a dare risposte per carenze di altri servizi, in primis quelle di un territorio. Noi comunque risposte le diamo a tutti ma questo causa dilatazioni dei tempi. Fermo poi ha una situazione particolare, siamo l’unico ospedale dell’Area vasta che ha oltretutto un numero molto inferiore di posti letto rispetto agli standard nazionali. E questo comporta tempi molto lunghi per riuscire a ricoverare i pazienti, insomma tempi di attesa per un posto letto esageratamente lunghi. Ci stiamo lavorando con la direzione di presidio, con gli altri primari, con il direttore di Av4 ma non è facile. E’ fondamentale far capire alla popolazione il lavoro che facciamo nel Pronto soccorso, i cittadini non conoscono la mole di lavoro che abbiamo. Già riuscire a portare fuori quello che facciamo sarebbe molto. Il problema degli accessi non è di facile soluzione. Le persone cercano nel Pronto soccorso un aiuto ai loro problemi. E sanno che lo troveranno, anche se dovranno aspettare ore. Finché non ci sarà una totale rivoluzione dell’assistenza sul territorio, difficilmente si riuscirà a diminuire gli accessi. Che non tutti abbiano spesso bisogno di noi, come Pronto soccorso, lo testimonia il crollo di ingressi durante la pandemia. E paradossalmente questo ha avuto anche dei risvolti negativi con quelle persone che dovevano venire in ospedale, per come stavano, ma non sono venute. Penso alle morti di infarto, ictus non trattati, su cui abbiamo registrato degli incrementi. Ora la paura di venire è passata, gli accessi sono ai numeri pre Covid, parliamo di circa 100 ingressi al giorno da noi”.

L’ingresso del Pronto soccorso

Ecco, proprio il Covid, timori per una nuova ondata? “Sono preoccupato. E’ vero che i numeri ora sono molto inferiori rispetto allo scorso anno ma le persone adesso sono vaccinate. Il problema che stiamo vivendo in questo momento è che in pochi giorni siamo passati da una fase diciamo tranquilla con uno/due pazienti sospetti al giorno a una fase in cui abbiamo saturato la capacità ricettiva dell’ospedale per pazienti Covid. Al momento ce ne sono 3 in Rianimazione e 15 a Malattie infettive. Ci lascia perplessi e ci preoccupa il fatto che il 50% di questi pazienti è vaccinato. Fino a ottobre la quasi totalità dei nostri pazienti Covid non era vaccinata, ora la situazione è cambiata. Speriamo che questa criticità dipenda dal fatto che siano vaccinati da mesi e quindi la loro immunità anticorpale non stia dando sufficiente copertura. Ma la preoccupazione reale  è che ci siano varianti che iniziano a sfuggire alla capacità profilattica del vaccino. Noi come strumentazioni siamo preparati ad affrontare un’eventuale nuova ondata. Fra meno di un mese sarà attiva la Tac del Pronto soccorso riservata ai pazienti Covid, presidio diagnostico fondamentale. Purtroppo però siamo drammaticamente sotto organico. E’ stato appena bandito un avviso per reclutare professionisti, un bando di concorso per l’assunzione di 19 medici. Speriamo che arrivino. Concretamente averne due o tre in più sarebbe un ottimo risultato. Purtroppo assistiamo a concorsi, in tutta Italia, che vanno deserti. Qui al Murri, oltre a me, al Pronto soccorso di medici dipendenti ce ne sono 4 su 22 previsti. Al 118 abbiamo 12 medici (sei dipendenti e sei convenzionati) su 23 previsti. E’ un grande problema. Al Pronto soccorso cerchiamo di supplire a questa carenza ricorrendo ai medici della cooperativa che ci aiutano molto. Noi cerchiamo di integrarli sempre più nella nostra equipe per cercare di dare il miglior servizio all’utenza. Abbiamo anche fatto una convenzione con la scuola di specializzazione in medicina di urgenza di Ancona per aver degli specializzandi. Al momento abbiamo due medici in formazione, che ci aiutano molto, bravissime. E altri due dovrebbero arrivare a breve. Per noi non è solo una questione di sgravio della mole di lavoro ma anche di orgoglio con una scuola di specializzazione che ci identifica come luogo dove mandare a formare i medici”


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