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No alla violenza sulle donne, Annibali ai ragazzi dal teatro di Monterubbiano: “Abbiate cura di voi e degli altri”

MONTERUBBIANO - L'invito dell'onorevole Lucia Annibali agli oltre 70 studenti dell'Isc Pagani che hanno preso parte all'incontro di apertura della rassegna “Nemmeno con un fiore”, organizzata dall'Amministrazione comunale di Monterubbiano all'interno del Teatro Pagani in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
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“Dovete avere cura di voi stessi e degli altri”. È il messaggio che l’onorevole Lucia Annibali ha voluto lasciare agli oltre 70 studenti dell’Isc Pagani che hanno preso parte all’incontro di apertura della rassegna “Nemmeno con un fiore”, organizzata dall’Amministrazione comunale di Monterubbiano all’interno del Teatro Pagani in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
“Quando affrontiamo questo tema dobbiamo sapere che parliamo di sentimenti – ha rimarcato Annibali – Ogni volta che anche il Parlamento e i media si vogliono occupare di tutto questo, occorre farlo avendo in mente questi aspetti. Ecco perché è molto importante per me sentire la passione che sento qui oggi, una passione che deve accompagnare tutti noi”.
Una donna che sceglie di denunciare, ha spiegato, è una persona che ha fatto un percorso molto lungo e ha vissuto sentimenti contrastanti in una situazione di isolamento. “In quel momento chi tra Istituzioni e Forze dell’Ordine si trova ad avere nelle mani questi sentimenti, deve essere in grado di riempire quel vuoto. Ogni volta che intervengo alla Camera dei deputati metto sempre al centro il senso della solitudine, che si è accentuato durante questa fase di pandemia. E questo periodo ci ha detto che la violenza non è un pezzettino, un qualcosa che riguarda una parte del nostro Paese, ma ci restituisce come è organizzata la nostra società e cosa pensa”.


“Ognuno – continua l’onorevole Annibali – deve essere il modello di se stesso e per se stesso, ha voluto sottolineare alle giovani e ai giovani presenti -, quindi occorre riflettere su cosa pensate voi ma, soprattutto, cosa scegliete per la vostra vita. Cominciare a riconoscere le proprie aspirazioni, desideri ed obiettivi, coltivando se stessi nella quotidianità può aiutare a mettere un limite rispetto a cosa può o non può entrare nella nostra vita. É questa consapevolezza che ci fa dire che la violenza non è un fatto privato. Dobbiamo impegnarci ciascuno a dialogare con voi, perché serve a mettervi dei granelli di riflessione e coscienza di ciò che succede intorno. Conoscersi e informarsi è importante per costruire una propria cultura e per diventare adulti consapevoli per lottare per la libertà propria e per quella di qualcun altro. Come legislatori cerchiamo di fare il massimo e di poter stare al passo con quello che serve e che ci restituiscono, ogni volta, le storie che ascoltiamo. È importante che voi partecipiate a questo processo di progresso culturale e il mio consiglio è di fare in modo di scegliervi sempre come modello, di avere cura di voi stessi e degli altri”.
Numerosi gli interventi programmati, nel corso di una mattinata conclusa con l’inaugurazione della panchina rossa nei pressi di Porta Marina, che riporta una significativa frase coniata proprio dagli studenti: “La violenza è l’arma degli uomini deboli, il rispetto è l’arma degli uomini forti”.

“Gli ultimi 10 anni del mio percorso istituzionale – il punto della sindaca Meri Marziali – sono stati impegnati nel contrasto alla violenza di genere. In questa iniziativa ritrovo un po’ il mio mondo precedente e figure istituzionali con le quali ho condiviso questo percorso. La rassegna è uno strumento per approfondire diversi aspetti. Pensiamo che nelle Marche nell’anno del lockdown 483 donne hanno fatto richiesta di aiuto ai Centri Antiviolenza, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Questo perché c’è’ un maggiore consapevolezza delle donne nel chiedere aiuto. La violenza è un fatto che va denunciato e dietro ai numeri ci sono persone, storie di donne, di figli che molto spesso assistono e c’è anche una cultura di fondo che tende a sottovalutare e a dire che determinate cose devono rimanere dentro le mura domestiche. Noi dobbiamo lavorare come rete per poter rompere quel muro di silenzio ed isolamento. Con la preside abbiamo sottoscritto in Prefettura il protocollo di rete, un tassello importante per fare progetti che ci possono far avanzare da un punto di vista di conoscenza”.


“Siamo orgogliosi – le parole di Silvia Romanelli, vicesindaca di Monterubbiano e assessore alle Pari Opportunità – di questa rassegna con la quale come Comune abbiamo voluto dialogare con la nostra comunità e, soprattutto, con voi ragazzi per parlare della violenza contro le donne, una della manifestazioni più vergognose dei diritti umani. La nostra è una rassegna che si snoda in tutto il mese di novembre e che vede l’inaugurazione della panchina rossa come simbolo, seguita dalla camminata rosa delle donne e per le donne. Mi sono chiesta se fosse giusto coinvolgere adolescenti come voi, dubbio che ho sciolto quando ho scoperto che il titolo che abbiamo dato alla nostra rassegna è anche il titolo di un romanzo che parla di violenza sulle donne. E la sorpresa è stata scoprire che si tratta di un romanzo per ragazzi. Questo mi ha convinto che si deve parlare di questa vergogna sociale che, fino a pochi decenni fa, era addirittura sigillata a livello normativo. Ci sono voluti molti interventi per stabilire che, almeno sulla carta, uomo e donna, marito e moglie, sono perfettamente uguali. Ed è da voi ragazzi che bisogna partire, è questa la strada giusta da prendere, un’educazione ai sentimenti e al rispetto”.

“Sento il dovere – le parole di Annarita Bregliozzi, dirigente scolastica dell’Isc Pagani – di fare memoria di una persona che non c’è più, una mia ex alunna, Silvia, che all’età di 28 anni è stata uccisa barbaramente dal suo ex fidanzato. Avrei voluto raccontare la bellezza che si spegne nel momento in cui quella cieca violenza si manifesta, ma forse quello che mi resta profondamente è ricordare il ruolo della scuola, che come ha detto il suo papà il giorno del funerale si basa su 3 pilastri sui quali lavorare: riconoscere la dignità della persona umana in tutte le sue manifestazioni, sempre e comunque; educare noi stessi ed i bambini al controllo degli impulsi; infine, la legge del cuore”.

“Ognuno in base alle proprie competenze e responsabilità rispetto al contrasto a questo fenomeno – il punto di Valentina Ugolinelli, vicepresidente della Commissione regionale Pari Opportunità – deve mettere del proprio e deve impegnarsi. Non dobbiamo considerarla un’emergenza, ma un problema strutturale, che coinvolge tutte le classi sociali e tutte le età. E non è un fenomeno legato a situazioni di disagio. Occorre cominciare dall’educazione di ragazze e ragazzi come voi. Noi abbiamo una responsabilità rispetto alla narrazione, come si racconta è molto importante per fronteggiarlo e per affrontarlo. Spesso leggo termini assolutamente inappropriati, ma questo atteggiamento è fuorviante e non ci aiuta ad andare al cuore di un problema culturale”.

“Incontrarmi con i ragazzi quando si parla di tematiche così importanti – la riflessione di Alessandro Ranieri, coordinatore dell’Ambito Sociale XIX – dà il senso della serietà del nostro lavoro e della capacità di formare le giovani generazioni, in un clima di serenità ma allo stesso tempo di approfondimento, per avere generazioni future migliori delle nostre. Siete fortunati perché qui avete un’Amministrazione comunale ma soprattutto una comunità molto sensibile, e questo vi permetterà di crescere realmente con le cose che contano. Intorno a voi c’è poi un mondo di adulti che si sta muovendo per affrontare concretamente questi problemi”.
“Per cercare di sconfiggere il fenomeno – è il turno di Laura Gaspari, responsabile dei Centri Antiviolenza – Associazione On The Road – bisogna iniziare a parlare degli stereotipi di genere. Dobbiamo pensare alla violenza come un iceberg, dove sulla cima c’è il femminicidio e man mano che si scende si passa attraverso la violenza fisica, psicologica, sessuale e lo stalking. Nella parte sommersa troviamo tutti quei modelli culturali ed educativi che ancora oggi vogliono la donna subordinata al potere maschile, modelli che hanno retto la nostra società nel corso dei secoli. Quindi perché sono dovuti nascere i Centri Antiviolenza? Nascono da donne vittime di violenza che iniziano ad aiutarsi tra loro e oggi sono normati da leggi. Sigliamo protocolli, abbiamo rapporti con le Forze dell’Ordine e lavoriamo fianco a fianco con le istituzioni per creare un lavoro di contrasto e di prevenzione. Nei CAV offriamo supporto alle donne che subiscono violenza, cercando di far verbalizzare loro la violenza. Dobbiamo usare le parole giuste, riuscire a riconoscere e avere il coraggio di dire la parola violenza. E c’è anche la violenza economica, oggi pochissimo raccontata ma sicuramente uno degli ostacoli più grandi per emanciparsi e uscire dalla violenza, un percorso che è sempre specifico per ogni donna. È importante che le donne abbiamo il modo e il tempo per scegliere come uscire dalla violenza. I Centri Antiviolenza esistono dal 2009 nel territorio fermano ed in questi anni c’è stata un’esplosione di attività e di attivismo, anche se c’è ancora molto da fare”.
“Parliamo soprattutto di due reati gravi, cioè maltrattamenti e stalking. I primi – le conclusioni affidate a Maria Raffaella Abbate, dirigente della Squadra Mobile della Polizia di Stato della Questura di Fermo –  non sono altro che forme di violenza fisica o psicologica che vengono realizzate nei confronti di un’altra persona, che non è la più debole ma che in quel momento si trova a subire quegli atti. Reati odiosi, che cerchiamo in tutti i modi di evitare, venendo nelle scuole e parlando con i giovani. Perché per evitarli dobbiamo avere un’educazione che ci fa odiare questo tipo di comportamenti. I maltrattamenti possono essere psicologico o fisico. Noi come Polizia raccogliamo la denuncia della donna, con lo Stato che ha fatto in modo di creare una legge che ci aiuta a velocizzare tutto: l’indagine, infatti, parte subito, non serve neanche la denuncia formale. L’altro reato è quello di stalking, un termine che racchiude diversi atti persecutori. Qui abbiamo tutti gli strumenti possibili per avere le forme di tutela, ma abbiamo bisogno che vengano attivate e che le persone ci vengano a chiedere aiuto. Per questo noi dobbiamo continuare a parlarne e il vostro compito è di ricordarlo e dirlo anche ai vostri amici”.
In rappresentanza della Compagnia dei Carabinieri di Fermo, ha partecipato il comandante del Norm, Oscar Luciani, che a margine ha ringraziato la sindaca Marziali per l’invito e tutti i presenti per gli interessanti contributi.


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