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Una giornata di studi su Sisto V e sull’antica Università di Fermo

FERMO - Il convegno è centrato sul ruolo svolto dal Pontefice nella storia dell’Università fermana. Durante il papato di Sisto V, infatti, che con bolla del 1585 - anno stesso dell’ascesa al soglio pontificio - “restaurò” l’Università della città nella quale era stato vescovo, gli studi a Fermo vissero la loro stagione più fiorente, benché connotassero già da secoli la vita cittadina.
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Per due secoli la città di Fermo e la sua Università rappresentarono due realtà strettamente interconnesse. Numerosi gli spunti di riflessione proposti dal convegno: dalla storia cinque-secentesca dell’Università cittadina a quella dell’istituzione universitaria in Italia, dalla storia fermana a quella dello Stato Pontificio durante il papato di Sisto V, dai nessi tra studio universitario e carriera, all’eredità culturale lasciata dal Pontefice.

Venerdì 19 novembre 2021, alle ore 9.00, si terrà a Fermo, nella Sala del Ritratti di Palazzo dei Priori, la giornata di studi “Sisto V e l’antica Università di Fermo”, nell’ambito delle celebrazioni del V centenario della nascita di papa Sisto V. Il convegno è centrato sul ruolo svolto dal Pontefice nella storia dell’Università fermana. Durante il papato di Sisto V, infatti, che con bolla del 1585 – anno stesso dell’ascesa al soglio pontificio – “restaurò” l’Università della città nella quale era stato vescovo, gli studi a Fermo vissero la loro stagione più fiorente, benché connotassero già da secoli la vita cittadina.

Il Convegno ripercorrerà le vicende che contrassegnarono la storia istituzionale e organizzativa dell’Università di Fermo e l’alto valore culturale delle sue scuole, nel contesto storico in cui operarono. L’Università di Fermo, infatti, pur non annoverando la notorietà e i successi registrati dalle principali Università del tempo, ebbe l’innegabile merito di favorire il progresso generale dello sviluppo della civiltà nel proprio territorio.

Numerosi gli spunti di riflessione che saranno proposti dai sei relatori Simona Negruzzo (Università di Bologna e di Lugano), Gian Paolo Brizzi (Università di Bologna), Andrea Daltri (Università di Bologna), Andrea Gardi (Università di Udine), Pierluigi Pomante (Università di Macerata) e Carlo Nofri (Fermo). Gli interventi si alterneranno sui seguenti argomenti: dalla storia cinque-secentesca dell’Università cittadina a quella della notevole istituzione universitaria in Italia a cavallo tra Riforma cattolica e Controriforma; dalla storia fermana a quella dello Stato Pontificio durante il papato di Sisto V; dai nessi tra lo studio universitario a Fermo e la carriera dei suoi studenti all’eredità culturale lasciata dal Pontefice nella città.

La Giornata di studi è promossa da Regione Marche, Comune di Fermo, CISUI (Centro Interuniversitario per la Storia delle Università Italiane), Arcidiocesi di Fermo, Archivio di Stato, Musei di Fermo e organizzata da Sinopia con Maggioli Cultura. La curatela è affidata al professore Gian Paolo Brizzi, docente emerito dell’Ateneo bolognese e Presidente del CISUI.

Il territorio delle Marche, che oggi ospita quattro atenei, prima dell’età napoleonica ne contava sei: Macerata, Ancona, Fano, Urbino, Camerino e Fermo, tutte in un bacino di soli 60 km. In assoluto il territorio dello Stato della Chiesa con il maggior numero di Università. Questo fatto è dato principalmente dalla peculiarità del territorio, dove erano presenti ben 26 diocesi, i due Ducati di Urbino e Camerino, la Repubblica di Ancona.

Lo Studio generale di Fermo, attingendo a improbabili genealogie, vantava origini che risalivano a Lotario (835). Toccò a Felice Peretti, già vescovo di Fermo (1571-1577), divenuto papa Sisto V, provvedere a ‘rifondare’ a Fermo l’Università (1585). Furono attivati corsi di teologia, diritto civile e canonico, filosofia e medicina. Fu la più importante Università nelle Marche in quel periodo insieme con quella di Macerata. Per due secoli la città di Fermo e lo Studium rappresentarono due realtà strettamente interconnesse, favorendo la promozione di accademie e collegi studenteschi, sorti per favorire la presenza di studenti forestieri. L’influenza di quel polo culturale si irradiò nel territorio, con un rapporto costante nell’area centro meridionale della regione, ma estendendosi anche nelle province settentrionali del Regno di Napoli e favorendo così un reclutamento in un’area piuttosto ampia. Questo importante movimento conferì a Fermo una grande autorevolezza nel quadro delle città aventi un’istituzione universitaria.

Il declino che investì le Università dello Stato della Chiesa negli ultimi decenni del Settecento non risparmiò l’Università di Fermo che, dopo un primo declassamento a liceo in età napoleonica ed un effimero tentativo di ricostituzione, nel 1826 cessò l’attività a favore dell’Università di Camerino.

Le ricerche svolte dal professore Gian Paolo Brizzi, a cui si deve la pubblicazione “L’antica Università di Fermo” edita dalla Cassa di Risparmio di Fermo nel 2001, hanno reso ancor più centrale rispetto al passato il ruolo di Sisto V nella storia dell’Università fermana. Prima del 1585, infatti, non ci sono testimonianze certe e continue di attività accademica, non ci sono tracce di finanziamento dello Studio, non si rinvengono statuti e regolamenti per il suo governo, non si conservano diplomi di laurea. C’è da ritenere, pertanto, che l’Università, in forma stabile e continuativa, prenda avvio in città proprio grazie a Sisto V. Da quel momento svolse un ruolo di ampio respiro e fu ponte tra le due sponde dell’Adriatico, rappresentato dalla presenza di tanti studenti e docenti dalmati.

Tra le peculiarità principali che saranno evidenziate nel convegno c’è l’operatività che ebbero i gesuiti nel corpo docente dell’Università fermana, aspetto che ha contribuito alla sua capacità di attrazione all’esterno dei confini territoriali. Gli insegnamenti affidati ai gesuiti si poggiavano, infatti, sulla preesistenza di un patrimonio che consentiva di mantenere attivo l’insegnamento di alcune discipline. A Fermo questo aspetto ha significato la presenza costante di almeno cinque docenti, a cui si aggiungevano le scuole preparatorie tutte affidate ai gesuiti. Condizioni che conferirono una stabilità nel tempo all’Università di Fermo rispetto ad altre, che ebbero invece attività più altalenanti.

L’attività dello Studium fu strettamente in connessione, inoltre, con la fondazione della secentesca Biblioteca civica. Il ruolo secolare di Città di Studi che Fermo ha svolto si riconnette, oggi, al riconoscimento della città quale Learning City dell’UNESCO.

L’insieme di questi elementi sono il segnale importante di continuità ed eredità culturale di quella funzione istruttiva promossa per oltre due secoli dall’Università di Fermo e che la città deve alla volontà e all’impegno di papa Sisto V.


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