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LA SEGNALAZIONE “Una finestra sulla storia immersa nel bosco”

ROCCA - "Osservando con molta attenzione tutto il contesto, ho notato nei pressi del muro perimetrale la presenza di una antica fontana, ormai trascurata e disadorna con al centro una piccola bocca di leone, da dove un tempo sgorgava l'acqua; forse sta proprio in questi piccoli elementi su cui mi sono soffermato la sintesi delle sensazioni che trasmettono dell'incuria e dell'abbandono di questo Luogo"
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di Alessio Marucci
Seguendo la Strada provinciale che da Carassai conduce in direzione di Montalto delle Marche, arrivati nei pressi del campo sportivo, volgendo lo sguardo sulla sommità del Colle, si nota avvolto da una rigogliosa vegetazione la Rocca di Monte Varmine, situata nel Comune di Carassai, ma attualmente di proprietà del Comune di Fermo, raggiungibile per mezzo di una strada sterrata in più punti con aspri dislivelli, che si immerge in un bosco ancora integro e rigoglioso: Pini Marittimi, Cipressi e svariate Querce alcune delle quali secolari che riflettono in pieno il primo periodo autunnale.
Arrivati sulla parte più alta della collina a volte cosparsa di nebbia ci si trova di fronte alla fortezza che appare in tutta la sua maestosità.
Grazie ad un mio caro amico il Professor Elvezio Serena di Fermo ho potuto approfondire le conoscenze sulla Storia del Luogo: le origini della Rocca sono legate ai Longobardi e ad un personaggio in particolare Longino D’Attone.
Nel corso dei secoli tante sono state le vicissitudini ed i vari proprietari fino a giungere alla famiglia dei nobili Ameli, originari di Massa Fermana, forti sostenitori della politica Ghibellina, che a lungo ne furono possessori insieme all’imponente fondo agricolo. Intorno all’anno 1310 i Guelfi attaccano i possedimenti Ghibellini e la Rocca viene distrutta. In seguito il nobile di Fermo Matteo Mattei dei Fucinari ottiene il permesso dell’allora signore di Fermo Andrea Tomacelli fratello di Bonifacio IX di riedificare il Castello; i lavori inizieranno intorno all’anno 1341 e renderanno a Fortezza grossomodo come si presenta ai nostri giorni. Il nobiluomo non avendo eredi decide di fare testamento in favore dell’Ospedale di Santa Maria della Carità un’Istituzione sorta nell’anno 1341 a Fermo; infine la Giunta Reginale delle Marche con Delibera N°5907 del 26 Settembre 1988 (Archivio di Stato di Fermo) stabilisce l’estinzione del Brefotrofio di Fermo e trasferisce tutti i beni al Comune di Fermo. La Rocca presenta una somiglianza con il Castello del lago di Bracciano dei Conti Orsini Odescalchi: svetta la sua alta Torre merlata ed all’interno del suo cortile vi è una Chiesa dedicata a San Pietro. L’ala della Fortezza dove è posizionato il cancello di ingresso è stata interamente ristrutturata alcuni anni fa. L’intero complesso però è purtroppo chiuso e lasciato nell’incuria da tempo. Osservando con molta attenzione tutto il contesto, ho notato nei pressi del muro perimetrale la presenza di una antica fontana, ormai trascurata e disadorna con al centro una piccola bocca di leone, da dove un tempo sgorgava l’acqua; forse sta proprio in questi piccoli elementi su cui mi sono soffermato la sintesi delle sensazioni che trasmettono dell’incuria e dell’abbandono di questo Luogo.

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