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Vaccino ai bambini, l’appello di Pieragostini ai genitori: “Fatelo ai vostri piccoli”, dati e numeri in mano al primario

VACCINAZIONE - Il messaggio, supportato dai dati scientifici, del primario del reparto di Pediatria dell'ospedale Murri di Fermo, Luisa Pieragostini: "Abbiamo un vaccino che è stato approvato dall'organo regolatore internazionale, l’Ema, che ha valutato i dati di sicurezza ed efficacia al punto da estendere la raccomandazione della vaccinazione alla fascia pediatrica dai 5 agli 11 anni"
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Il primario di Pediatria del Murri, Luisa Pieragostini

di Giorgio Fedeli

“La posizione della Uoc Pediatra dell’ospedale Murri di Fermo rispecchia l’indirizzo della Società Italiana di Pediatria: vaccinate i vostri piccoli”. A dirlo è direttamente il primario del reparto del Murri dedicato ai bambini, Luisa Pieragostini. In questi giorni, infatti, a seguito delle ultime disposizioni governative, il dibattito si è nuovamente concentrato sull’opportunità o meno di vaccinare i bambini. E il parere di Pieragostini è chiaro. 

“Abbiamo prima di tutto – spiega il primario – un vaccino che è stato approvato dall’organo regolatore internazionale, l’Ema, che ha valutato i dati di sicurezza ed efficacia al punto da estendere la raccomandazione della vaccinazione alla fascia pediatrica dai 5 agli 11 anni. Ovviamente segue l’approvazione di un altro organo, come l’americana Fda, che ha fatto lo stesso lavoro alla luce della visione dei dati sottoposti alla loro attenzione da parte dell’azienda produttrice del vaccino stesso. Già questo deve tranquillizzare il genitore di avere la garanzia di un risultato adeguato e in linea con le raccomandazioni e il quadro epidemiologico del momento.
D’altra parte nessun prodotto e nessuna strategia è a rischio zero. Bisogna stabilire quale è il rischio minore da mettere in campo per cercare di contrastare una determinata malattia. Vogliamo ‘correre il rischio’ di superare la malattia attraverso il virus con tutti gli annessi e connessi, oppure vogliamo permettere all’organismo di potersi difendere offrendogli delle armi per quanto riguarda la produzione di anticorpi specifici contro lo stesso virus in maniera tale da aumentare la possibilità di evitare il decorso della malattia? Il genitore deve fare una scelta di merito, sapendo che questo è un vaccino sottoposto ad una sorveglianza speciale perché è osservato speciale, mai nessun prodotto è sottoposto ad una continua sorveglianza in merito agli effetti collaterali”.


Ma eventuali controindicazioni? “Negli Stati Uniti – ricorda Pieragostini – sono stati già vaccinati più di 3 milioni di bambini, in Israele pure hanno cominciato a vaccinare con questo prodotto che ha dato la possibilità di poter aver un dato di efficacia del 90,7%. Non è il 100% ma nessun vaccino ce l’ha. Ciò significa che questo vaccino, che viene somministrato ai più piccoli a dosaggio ridotto, di 10 microgrammi rispetto ai 30 che potrebbe fare il fratello più grande per intenderci, ha una adeguata risposta anticorpale e al momento, con tutte le dosi che sono già state somministrate, non sono emerse criticità per quanto riguarda in particolare manifestazioni di miocarditi che sono state riportate in adulti e adolescenti. Non è comunque stato stabilito nesso di casualità di diretto col vaccino, ma si tratta di manifestazioni rientrate in pochissimo tempo. Ben diverse sono le miocarditi successive all’infezione che nei bambini più grandi e negli adulti ha dato grossi problemi. Per la somministrazione capillare credo che – aggiunge il primario di Pediatria – bisognerà aspettare dopo metà dicembre, quando arriveranno le prime dosi. Poi il commissario dovrà fare la distribuzione sul territorio. A vedere gli ultimi dati del Cdc (Centres for Disease Control and Prevention) americano e del nostro Istituto Superiore di Sanità, i bambini stanno diventando un serbatoio di infezione importante, anche perché sono l’unica popolazione non vaccinata.  Negli Stati Uniti, i casi di Covid-19 nella fascia 5 e 11 anni rappresentano il 39% di tutti i casi di età inferiore ai 18 anni. Secondo il Ccd, circa 8.300 casi di Covid-19 nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni hanno portato al ricovero in ospedale. Al 17 ottobre, negli Stati Uniti sono stati segnalati 691 decessi per Covid-19 in individui di età inferiore ai 18 anni, con 146 decessi nella fascia di età da 5 a 11 anni”.

E in Italia? “Da inizio pandemia al 17 novembre 2021 (data dell’ultimo bollettino Iss) nella popolazione 6-11 anni – i dati in possesso del primario – sono stati riportati 247.000 casi di infezione, 1407 ospedalizzazioni, 36 ricoveri in terapie intensiva e 9 decessi. Sempre secondo l’Istituto Superiore di Sanità, a metà novembre nella popolazione in età scolare si è osservato un forte aumento dell’incidenza nella fascia 6-11 anni, che rappresenta all’incirca il 50% dei casi della popolazione 0-19. Già dalla seconda decade di ottobre, l’Iss ha sottolineato un aumento dell’incidenza nelle fasce di età 0-9 e 10-19 che a metà novembre risultava compresa tra i 100 e i 150 casi per 100.000 abitanti, sebbene il dato sia ancora da consolidare. In tutte le altre fasce di età, l’incidenza risultava compresa tra i 50 e i 100 casi per 100.000 abitanti. Nella classe di età 6-11 anni si è evidenziata, a partire dalla seconda settimana di ottobre, una maggiore crescita dell’incidenza rispetto al resto della popolazione in età scolare, con un’impennata nelle ultime due settimane. Secondo il Cdc, per ogni milione di dosi somministrate nella fascia 5-11 anni si possono prevenire circa 58.000 casi e 226 ospedalizzazioni. Immunizzare questa fascia d’età (in rapporto alla popolazione pediatrica americana) significa evitare 600 mila nuovi casi tra novembre 2021 e marzo 2022“.


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