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La Chiesa ringrazia i sanitari, l’arcivescovo Pennacchio: “Nella fragilità delle persone che assistete risiede il mistero del Natale”

FERMO - Ieri pomeriggio al Duomo la santa messa celebrata da monsignor Pennacchio, e dedicata agli operatori della sanità che vivono o lavorano nel Fermano: "Nell'approccio con il malato, ricordiamo sempre che il nostro è un servizio che tocca direttamente la dignità dell'uomo debole nella quale il Signore si è sempre identificato"

di Cristiano Ninonà (foto Simone Corazza)

Voi operatori della salute, tra cui molti di quelli hanno partecipato al corso di operatori della Pastorale della salute, chiusosi oggi, siete a contatto con la fragilità delle persone. E in quella fragilità avete la possibilità di incontrare il Signore che si incarna“. Con queste parole ieri l’arcivescovo Rocco Pennacchio ha ringraziato gli operatori sanitari che hanno partecipato alla santa messa che lo stesso arcivescovo ha celebrato al Duomo, e a loro ‘dedicata’. L’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute, Vita e Bioetica, infatti, insieme all’associazione Medici cattolici italiani dell’Arcidiocesi di Fermo, ha invitato tutti i professionisti del mondo della salute e della sanità che abitano e/o lavorano nel territorio diocesano a partecipare alla santa messa di ringraziamento che, con sentimenti di gratitudine e di fraternità, l’arcivescovo Pennacchio ha celebrato ieri alle 17,15. Una celebrazione liturgica che è stata quindi occasione per monsignor Pennacchio, a nome di tutta la comunità di fedeli, di ringraziare il professionisti della salute “per l’impegno profuso in questo tempo di emergenza sanitaria” e anche un momento per scambiarsi gli auguri per le festività natalizie. E proprio dal mistero del Natale, monsignor Pennacchio, nella sua omelia, è partito per arrivare a sottolineare la virtù dei sanitari presenti in chiesa con diversi tra medici (presente anche la presidente del loro ordine, Calcagni), infermieri, Oss e numerosi militi, soprattutto della pubblica assistenza di Fermo, la Croce verde presieduta da Del Moro.

“Siamo giunti alla quarta domenica di avvento e l’aria dell’incarnazione del Natale ormai avvolge la vita dell’uomo e anche la nostra liturgia. Le letture, infatti, ci stanno portando direttamente agli eventi che precedettero la nascita di Gesù. Vorrei sottolineare – le parole dell’arcivescovo Pennacchio – alcuni aspetti che emergono dalla parola di Dio e che ci possono aiutare a comprendere ed entrare nel mistero del Natale. Il primo è quello della piccolezza. Il vangelo ci parla di un incontro tra due donne incinte e il dialogo tra due bimbi che ancora devono nascere. Sappiamo quanto sia piccolo e fragile un bimbo che ancora deve nascere in una piccola Betlemme in cui nascerà il Salvatore. La piccolezza che noi poi abbiamo ammirato nel bambino indifeso della grotta di Betlemme è il criterio decisivo per comprendere il mistero del Natale. Se pensiamo di andare incontro al Signore con la presunzione, la grandezza, la potenza, la volontà di dominio, non lo incontreremo mai. Se invece ci mettiamo in sintonia con quanto è di più piccolo, fragile, indifeso, e soprattutto con colui che ha più bisogno degli altri come può essere un bambino, noi andiamo incontro al Signore. E voi operatori della salute, tra cui molti di quelli hanno partecipato al corso di operatori della Pastorale della salute, chiusosi oggi, siete a contatto con questa fragilità. Certo, il più delle volte con persone anziane più che bambini ma la piccolezza e la fragilità che si riverbera nelle loro vite è la stessa. Avete la possibilità di incontrare il Signore che si incarna. Quanto più è evidente la debolezza umana, tanto più lì è presente il Signore. E quindi nell’approccio anche con queste situazioni, ricordiamo sempre che il nostro è un servizio che tocca direttamente la dignità dell’uomo debole nella quale il Signore si è sempre identificato“.

 


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