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Tamponi e quarantene, attese in strada e ritardi frustranti per chi è chiuso in casa

SANITA' - Il sistema 'tamponi' ha mostrato proprio sotto le festività natalizie le sue criticità ed il peggio, per l'organizzazione, probabilmente deve ancora arrivare, se si considera che subito dopo Natale sono arrivate ogni giorno almeno 400 nuove positività, in attesa di essere programmate per il tampone di controllo
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L’ingresso del centro tamponi al Fermo Forum, ieri

di Giorgio Fedeli (foto Simone Corazza e Cristiano Ninonà)

Tamponi al Fermo Forum, quando gli ingranaggi della macchina organizzativa si inceppano tra lunghe code in strada, per attendere il proprio turno, ma anche sulle attese a casa, per chi è in quarantena, che vanno oltre i giorni stabiliti dalla norma. Insomma telefonate dall’Asur per il tracciamento degli isolamenti e delle quarantene che arrivano con giorni di ritardo e prenotazioni per il tampone molecolare del decimo giorno (quello per verificare ancora la positività) che sforano di giorni sui tempi e anche sulle date disponibili.

Il sistema ‘tamponi’ ha mostrato proprio sotto le festività natalizie le sue criticità ed il peggio, per l’organizzazione, probabilmente deve ancora arrivare, se si considera che subito dopo Natale sono arrivate ogni giorno almeno 400 nuove positività, in attesa di essere programmate per il tampone di controllo.

E’ indubbio che il personale sanitario sia allo stremo e faccia quanto possibile per affrontare una situazione ormai fuori controllo. Ma, nei fatti, nel momento di massima impennata dei contagi, il centro tamponi è rimasto chiuso per 6 giorni su 10 sotto le festività natalizie. Calendario alla mano, a voler essere precisi, fino al 23 dicembre è stato aperto. Poi dal 24 al 26 chiuso. Dal 27 al 30 aperto e dal 31 al 2 chiuso. Ieri e oggi di nuovo aperto. E del ‘doman non v’è certezza‘ (con il 6 gennaio nuovamente chiuso, seguendo pedissequamente i giorni rossi da calendario, fatta esclusione per i bambini di elementari e medie che potranno recarsi al Fermo Forum per il tampone, come disposto dalla Regione, per uno screening di massa in vista della riapertura delle scuole. Screening che ad Amandola andrà in scena, invece, la mattina del 7 gennaio).

I tamponi, ieri, al Fermo Forum

Se un anno fa, proprio negli stessi giorni, è stato possibile su ordine della Regione allestire, con enorme dispendio di personale, screening di massa per intere giornate, resta difficile al cittadino comprendere il motivo di queste aperture a singhiozzo mentre migliaia di persone aspettavano inutilmente.

La priorità è arginare la pandemia, certo, ma non si possono sottovalutare le esigenze di lavoratori, dipendenti o autonomi, di ragazzi, bambini e anziani, che spesso si trovano reclusi per settimane in attesa di una chiamata e spessissimo, quando vaccinati, hanno a mala pena un raffreddore. In questo quadro generale certo diventa, se non accettabile, sicuramente comprensibile il fatto che alla popolazione faccia ormai quasi più paura restare invischiati nelle quarantene e nei certificati di uscite, piuttosto che contrarre il virus. E allora un problema c’è.

Le lamentele arrivano quotidianamente, ormai il tampone di controllo a 10 giorni dalla positività è un’utopia. Si sta andando verso un tampone di guarigione quando sono passati più di 15 giorni di isolamento. Se negativo si esce di casa, se positivo si arriva ai 21 giorni e si riceve un certificato di fine isolamento. Un’attesa frustrante, ma anche un serio problema in termini di giustificazioni e certificati di malattia per chi lavora. Ne è testimonianza il caso del coordinatore provinciale di Italia Viva, Fabio D’Erasmo, che ha raccontato, da contagiato, i ritardi. E che non sono certo solo un caso singolo.

“Sono stato chiamato al dodicesimo giorno, dopo aver inviato 3 solleciti via mail, e l’operatore al telefono – le parole di D’Erasmo – non mi ha prenotato il tampone per il 30 dicembre (14esimo giorno) perché riteneva che non potessi essere guarito, pertanto mi proponeva il 3 gennaio 2022 come data di prenotazione oppure l’opzione di farmi un tampone molecolare privatamente. Esausto dall’isolamento, ho quindi eseguito il tampone privatamente il 29 dicembre (13esimo giorno di isolamento) e l’esito è stato negativo. L’ho fatto, ma – la testimonianza di D’Erasmo che collima alla perfezione con quella di tanti altri cittadini – trovo questa situazione inaccettabile da un punto di vista economico, sanitario e sociale. Se non avessi fatto il tampone privatamente, sarei dovuto restare in isolamento per altri 5 giorni in attesa del 3 gennaio 2022 (17esimo giorno di isolamento). Bisogna avere consapevolezza di cosa significa rinchiudere una persona in una stanza o in una casa” lontani dagli affetti, da mariti, mogli, figli, nipotini, genitori anziani. E, si sa, in molti casi, ogni giorno lontani è un giorno perso.

Le code per un tampone, verso un laboratorio privato (foto Ninonà)

Una situazione che spinge inevitabilmente i positivi verso i laboratori privati di analisi, perché chi aspetta, estenuato, di fronte alla prospettiva di liberarsi in anticipo, spendendo però di tasca propria per un tampone, quando se lo può permettere, non esita. Ma è un metodo semplicemente disequilibrato, per non dire altro, in una sanità pubblica. Sarebbe già più accettabile se, per la guarigione, si accettassero anche i tamponi antigenici, dal prezzo più contenuto. Invece, malgrado le normative non lo impongano, si chiede il molecolare perché più sicuro.

C’è infine il caso dei tamponi indeterminati. E’ il risultato che capita a centinaia di persone quando il virus si avvia a scomparire. Si potrebbe almeno cancellare la dicitura, nel referto, “ripetere tra 48 ore”, dato che Asur, a quanto pare, non riesce materialmente a fissare un altro tampone dopo due giorni e ne passa il doppio, nella migliore delle ipotesi.

Cittadini in attesa della vaccinazione, ieri, alla don Dino Mancini in viale Trento a Fermo

E poi, se si vuole aggiungere sale sulle ferite, ci sono le file alla don Dino Mancini per le vaccinazioni. In questo caso sembra si tratti ‘solo’ di un problema di attesa ai cancelli. C’è chi segnala, infatti, di essere rimasto, prenotazione in mano, sotto un gazebo tra decine di persone intente a compilare la modulistica. C’è chi vorrebbe più personale (una chimera ahinoi) anche solo per dare indicazioni, chi a malapena riesce ad udire i numeri chiamati e chi segnala la commistione tra prenotati e non prenotati. Indicazioni, suggerimenti, magari utili a chi gestisce le vaccinazioni in Av4, in vista anche dell’Open day di sabato prossimo quando chiunque potrà presentarsi, anche senza prenotazione, alla don Dino Mancini per vaccinarsi.

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