Riceviamo dal cavalier Rossano Corradetti e pubblichiamo:
«Ho presentato una petizione al Senato della Repubblica Italiana in data 21 giugno 2021 letta in aula e acquisita dalla commissione (Difesa). Ho inoltrato circa 250 firme per l’istituzione della giornata degli internati militari e politici italiani che dopo l’8 settembre hanno detto “No” Non collaborazionisti».
Rossano Corradetti scrive:
«Al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, al Senato della Repubblica Italiana, al Presidente del Consiglio Mario Draghi, al Ministro della Difesa e al Prefetto di Fermo.Ho voluto ricordare dopo anni di oblio la storia degli internati militari italiani , dei seicentomila “No”
Storia ancora poco nota. Mio padre Mario Corradetti è uno di loro. Per essersi rifiutato di combattere accanto alla Wehrmacht dopo l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero a Larissa, Grecia e deportato in Germania in vari campi di concentramento nazisti tra cui Sandbostel X/B e Wietzendorf X/B/Z con il numero di matricola n.192792 fino al settembre del 1945 tra i suoi compagni figurano il segretario del Partito Comunista Italiano, Alessandro Natta, l’attore Gianrico Tedeschi e Giovanni Guareschi.
C’erano compagni meno noti ma bravi manualmente tanto da costruire una Radio, “Radio Caterina”, dal nome della ragazza di un internato militare italiano.
Fu liberato dagli Anglo-americani. I soldati tedeschi avevano l’ordine mentre si ritiravano di bruciare il campo nazista e uccidere tutti i prigionieri. Gli Anglo-americani sono venuti a conoscenza delle intenzioni dei nazisti e intimarono loro di non farlo altrimenti avrebbero bombardato il comando nazista di Hannover e Amburgo. L’ordine tedesco non fu eseguito e mio padre Mario Corradetti con altri compagni girovagarono da un campo di concentramento nazista all’altro. Salvi! Rientrò in Italia via Brennero e a casa, a Montottone, con mezzi di fortuna e a piedi, pesava 43 kg. Sfinito dalle sofferenze subite dall’internamento tanto da risentirne per tutta la vita. Ritornò in Italia via Brennero e a casa con mezzi di fortuna e a piedi. Sfinito dalle percosse e dalla vita vissuta nei lager, tanto da risentirne tutta la vita dal lato fisico per le percosse, la fame, il freddo, le malattie e dai bombardamenti».
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