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Dal Covid lezione per la gestione di eventuali pandemie: formato il comitato dell’Av4

SANITA' -  Anche in Area Vasta 4 è stato istituito il Comitato pandemico, come da direttive regionali. Il referente è Giuseppe Ciarrocchi. Il Piano nazionale risale al 2006, nel 2009 è stato reso operativo H1N1, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza da parte dell'Oms. La revisione dal 2020. Ecco gli obiettivi   

(foto da www.consiglio.marche.it)

di Maria Nerina Galiè

Le pandemie influenzali hanno messo in allerta il Sistema sanitario nazionale da anni. Ma nessuna ha avuto gli effetti del Covid che, pertanto, ha fatto scuola nella risposta ad altri eventi che potrebbero interessare l’intera popolazione, gettando le basi per la rimodulazione del “Piano Nazionale di preparazione e risposta ad una Pandemia influenzale”.

L’ultimo atto, la costituzione di un Comitato Pandemico anche nell’Area Vasta 4, in ottemperanza alle direttive di Regione Marche e Asur, risalenti a febbraio 2022.

Ecco chi ne fa parte, dalla determina firmata dal direttore Roberto Grinta.

Referente del gruppo Cpav nel Fermano Giuseppe Ciarrocchi, direttore del Dipartimento di prevenzione e del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 4.

“I referenti dei Cpav vengono convocati dal Comitato Pandemico Regionale per coordinare l’attuazione dei piani territoriali e la gestione delle eventuali emergenze di natura assistenziale.

In Area Vasta 4 poi ci sono Luca Polci direttore del presidio ospedaliero, il direttore del Distretto Sanitario Licio LiviniGigliola Damen dirigente medico del Sisp, Martino Torre, Sergio Corsi, Andrea Benni, Vittorio Scialè, Paolo Misericordia (Referente medici di medicina generale), Matteo Derrico, Gianluca Valeri, Massimiliano Malloni, Massimo Fioretti, Renato Rocchi, Stefania Mancinelli, Simone Aquilanti (Segretario).

 

Risale al 2006 “Piano Nazionale di preparazione e risposta ad una Pandemia influenzale”, con l’istituzione del Comitato Pandemico Regionale (Cpr), sottogruppo tematico del Gruppo Operativo Regionale Emergenze (Gores) con il mandato di coordinare le attività di preparazione alla pandemia influenzale. Nel 2007 la Regione Marche ha approvato il “Piano di preparazione e controllo di una pandemia influenzale”, rendendolo operativo nel 2009, in risposta alla dichiarazione, da parte dell’Oms, dello “stato di pandemia, causata dal sottotipo H1N1 del virus dell’influenza A”.

Poi è arrivato il Covid: il 30 gennaio 2020, sempre “l’Oms ha dichiarato lo stato di pandemia dovuto alla diffusione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2. In questo ambito emergenziale si è ritenuto utile procedere con la revisione del Piano Pandemico Regionale, per focalizzare le azioni da mettere in atto sul territorio regionale per fronteggiare eventuali emergenze da agenti biologici”.
Ed è stato proprio sulla scorta della “recente esperienza di contrasto alla pandemia che la Regione Marche, ad agosto del 2020 ha provveduto all’aggiornamento del Piano Pandemico Regionale , che rappresentava un
possibile strumento operativo per affrontare pandemie da agenti biologici, con particolare riferimento a quelli
respiratori. A ottobre 2021 la regione ha approvato le “Misure strategiche  con la definizione di interventi specifici per il controllo della curva epidemica della pandemia Covid-19 e la gestione delle necessità assistenziali emergenti nel periodo autunno-inverno”.

A gennaio 2021 è stato sancito l’Accordo Stato Regioni Province Autonome sul documento “Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu2021-2023)”.

Pur essendo un piano pandemico specifico per l’influenza, esso prevede molteplici azioni di preparedness trasversali che potranno essere usate per la risposta ad altri agenti patogeni emergenti e, specularmente, le lezioni apprese nella risposta alla pandemia di Covid-19 potranno confluire nella predisposizione degli adempimenti del Piano.

 

L’obiettivo generale del Piano Pandemico è rafforzare la preparedness nella risposta ad una futura pandemia influenzale in modo da proteggere la popolazione, riducendo il più possibile il potenziale numero di casi e quindi di vittime; tutelare la salute degli operatori sanitari e del personale coinvolto nell’emergenza, ridurre l’impatto della pandemia influenzale sui servizi sanitari e sociali e assicurare il mantenimento dei servizi essenziali; preservare il funzionamento della società e le attività economiche. 

 


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