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Terremoti, pandemia, guerra: il disaster manager Lusek a Zoom tra formazione ed emergenze (Videointervista)

FERMO - Durante la trasmissione Zoom su RF1 Lusek ha ripercorso un importante vissuto professionale ed umano, ricordando anche il sisma de L'Aquila e la tragedia di Rigopiano
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L'intervista a Francesco Lusek ai microfoni di Radio FM1

di Andrea Braconi

Dall’Aquila all’Ucraina, passando per le scosse del 2016, Rigopiano e l’emergenza pandemica. Francesco Lusek, disaster manager e formatore in ambito di Protezione Civile, è stato il protagonista della nuova puntata di Zoom, trasmissione di approfondimento di Radio FM1. Un’ora di riflessioni, approfondimenti e memorie, che hanno toccato sia il versante professionale che quello umano. Ecco alcuni stralci, con l’invito a rivedere la puntata sul nostro canale YouTube.

L’AQUILA

«Con il mio team di volontari specializzato in soccorso sotto macerie abbiamo lavorato inizialmente in supporto ai Vigili del Fuoco di Avellino. Poi abbiamo fatto anche dei passaggi alla Casa dello Studente per dare supporto e lì fu estratto Renato, un ragazzo fermano sopravvissuto al crollo. Non ci conoscevamo, l’ho ritrovato in seguito in uno dei miei corsi di formazione ed è diventato poi un mio collaboratore. Si è specializzato ed è diventato una vera risorsa».

IL RUOLO DELLA POPOLAZIONE LOCALE

«Il cittadino è il primo anello nella catena del soccorso, una figura decisiva perché conosce il territorio, sa chi ci vive, le abitazioni non occupate, i percorsi alternativi. Ma è ancora più decisivo se decide di entrare nel sistema di Protezione Civile».

IL SISMA NELLE MARCHE

«Intervenendo a Pescara del Tronto abbiamo ritrovato sequenze simili a quelle dell’Aquila. Lì abbiamo svolto la stessa attività e con le stesse strumentazioni, ma con un team diverso. All’inizio c’è stata un’attività intensiva ad Arquata anche per la mappatura degli sfollati e l’assistenza itinerante, attività che pianificammo con il mio team fermano. Cercavamo di mantenere le persone vicine alle proprie abitazioni, garantendo assistenza. Questo finché è stato possibile, poi a fine ottobre la situazione si è complicata con le altre devastanti scosse».

RIGOPIANO

«È stata una vicenda tragica per tanti aspetti, il sistema in alcuni punti si è inceppato ma tutte le risorse migliori d’Italia sono state convogliate lì. E come in tutte le esperienze, anche questo ha un risvolto umano, con persone coinvolte molto vicine a noi. Perché siamo soccorritori, ma anche persone».

ALBANIA

«Con l’Albania c’era un legame iniziato con la Missione Arcobaleno in Kosovo, io appena maggiorenne ero tra i volontari che partirono. Nel terremoto che ha colpito quel Paese è stato poi rafforzato. Lì abbiamo lavorato con team di tutta Europa e la scena più bella è stato vedere israeliani e turchi, serbi e kosovari che scavavano tra le macerie insieme».

L’EMERGENZA PANDEMICA

«È un’emergenza che solitamente pensiamo di vedere nei film, ma il nostro lavoro deve essere flessibile, chi fa Protezione Civile è abituato a rimettersi in gioco. I piani di emergenza sono stati riadattati a questa nuova situazione, anche se i risultati non sono sempre stati ottimi. Ma c’è stato un grande lavoro sul territorio fatto da medici, infermieri e soccorritori che entravano nelle case per aiutare e soccorrere le persone. Poi c’è stato il lavoro di forze dell’ordine, volontari di Protezione Civile e Vigili del Fuoco. In base al tipo di emergenza è stato coinvolto più un settore che un altro. All’inizio eravamo frastornati,. il tavolo di lavoro era saltato, si è iniziato a lavorare per videoconferenza anche con difficoltà di connessione. E anche in questo caso siamo stati colpiti in casa, diventando non solo soccorritori».

UCRAINA

«La nostra vita è interconnessa ed una guerra nel cuore dell’Europa ha generato conseguenze anche da noi, sia economiche che organizzative e logistiche. C’è stato uno slancio della popolazione molto importante ed un’attivazione del sistema di Protezione Civile nelle zone di confine. L’Italia sta dando il proprio contributo e si è creata anche l’esigenza di sostegno verso i soccorritori» ha concluso Lusek, ricordando la sua prima missione per consegnare attrezzature da soccorso e per formare i volontari sul posto, alla quale ne seguirà un’altra in via di pianificazione.


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