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«Quello che stanno realizzando non è un vero ospedale, uniamoci per il bene della montagna»

AMANDOLA - L'intervento dell'ex sindaco: «Malgrado Amandola sia l’unico sito montano ad avere le caratteristiche rispondenti alla “zona disagiata”, sede quindi di vero ospedale, si ritroverà ad avere poco più di un cronicario»
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L’ex sindaco di Amandola, Riccardo Treggiari

«Qui in montagna siamo assuefatti al suono della campana e, seguendo il consiglio di John Donne, non ci chiediamo più nemmeno per chi suona, convinti che riguardi tutto e tutti, in questa partita della salvaguardia della Sanità che, per noi, appare ormai quasi persa. Abbiamo urlato la nostra protesta, ma gli anni trascorsi sono già sei, da quando ci hanno privato dell’ospedale. Molto poté il sisma, ma ancor più incise la politica cieca degli amministratori locali e regionali che, malgrado il cambio di colore della casacca, questi ultimi, continuano ad ignorare la tragedia in atto, insistendo sulla stessa strada, senza soluzione di continuità con chi li ha preceduti», inizia così, con queste parole, la riflessione sulla sanità montana, di Riccardo Treggiari, ex sindaco di Amandola.

«Avevamo ragione quando sollecitavamo il Comune di Amandola ad opporsi allo spostamento dei servizi ospedalieri montani a Fermo: eravamo certi che non sarebbero più tornati in sede. Abbiamo creduto alla promessa che avrebbero costruito un nuovo nosocomio; in realtà, la Regione, da sempre convinta che fosse giusto concentrare i servizi ospedalieri nelle sedi provinciali, prese la palla al balzo e, sfruttando i grossi problemi tecnici e logistici sorti in seguito al sisma, propose al Comune di Amandola la delocalizzazione dell’ospedale mediante la costruzione di una nuova struttura. I ‘ceriscioliani’ locali, ebbri di gioia, arrivarono a dire addirittura che ci si trovava in presenza della “più grande opera pubblica del Cratere”. In realtà, c’era poco da ringraziare; i soldi in ballo erano quelli provenienti dalla Ricostruzione post-sisma, tredici milioni, da destinare al Vittorio Emanuele II, per il quale sarebbero stati sovrabbondanti ed avrebbero permesso di riprenderne il funzionamento in tempi brevi. Riuscito nel rimandare sine die il ritorno dei reparti in Amandola, essendo la cifra impegnata quantitativamente poco credibile per realizzare una struttura ex novo, furono aggiunti cinque milioni, messi a disposizione dalla Regione, frutto di donazione da parte dei russi. Sono sufficienti 18 milioni per realizzare un ospedale? Sicuramente no; in una infuocata assemblea, che organizzammo come Comitato, in Amandola nell’aprile del 2019, dissi che sarebbero occorsi dieci anni per rendere funzionale la struttura (siamo già a quota sei…) ed almeno il doppio dei soldi impegnati.

Ad onor del vero, i soldi, oggi, potrebbero essere sufficienti, perché quello che stanno realizzando non è un ospedale. E questa volta, purtroppo, a dircelo sono i numeri che trapelano dalle voci di corridoio degli uffici regionali, intenti a condurre in porto il nuovo Piano Sanitario. Malgrado Amandola sia l’unico sito montano ad avere le caratteristiche rispondenti alla “zona disagiata”, sede quindi di vero ospedale, si ritroverà ad avere poco più di un cronicario. Voci attendibili riferiscono che, udite udite, Amandola sarà dotata di 73 posti letto. Vediamo di che cosa si tratta; 40 posti letto sono di Rsa che, con l’ospedale c’entrano nulla; 10 di Lungodegenza e 5 da destinare al Covid; dedicati agli acuti, i veri pazienti che motivano l’esistenza di un ospedale, residuano solamente 18 posti letto, di cui 10 per il Reparto (?) di Medicina ed 8 per il day surgery, cioè una chirurgia ultraleggera, senza ricoveri. I numeri snocciolati rivelano la presunta assenza di un Pronto Soccorso, da non confondere con un Punto di Primo Intervento, d’altra parte impossibile da allestire in mancanza di un reparto di Chirurgia vera, ancorché ridotta, e di almeno un anestesista. Nei prossimi due mesi si deciderà il destino sanitario della montagna. Credo sia importante, per questo grande problema relativo alla salute di tutti, sotterrare momentaneamente l’ascia di guerra fratricida e combattere uniti, mi rivolgo a tutti gli amministratori, dalla stessa parte della barricata».


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