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«C’era una volta la sanità», il punto della minoranza di Amandola su medici di base e nuovo ospedale

POLITICA - Una riflessione di Raffaele Vittori, consigliere di minoranza, con riferimenti al post sisma e alla gestione della sanità regionale
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Il dottor Rossi è andato in pensione e, di conseguenza, i suoi pazienti devono scegliere un nuovo medico di base tra quelli disponibili per Amandola. «Sono tutti bravi professionisti – scrive Raffaele Vittori, consigliere di minoranza – ma che oltre ad Amandola hanno pazienti anche in altre cittadine limitrofe».

E qui si apre, inevitabilmente, una riflessione sulla gestione della sanità, sia a livello nazionale che periferico. «I pensionamenti possono essere sicuramente previsti. Bastava una programmazione più attenta negli anni per non trovarci poi in situazioni come queste. Essendo cittadino amandolese mi torna in mente la sicurezza che prima ci dava la struttura ospedaliera che garantiva sul territorio cure urgenti senza dover far ricorso a strutture più grandi, con i disagi ad essa collegati. Spesso e volentieri i pazienti che transitavano al Pronto soccorso venivano posti in osservazione nelle camere dei reparti di medicina e di chirurgia, il reparto di diagnostica per immagini ed il laboratorio analisi facevano il lavoro di diagnostica garantendo un ottimo servizio di emergenza a tutto il territorio montano».

Torna, il consigliere di opposizione, alle «note vicende del terremoto e dell’ospedale». «Anche qui ci sarebbero degli appunti da fare in termini di pubblico servizio. Il reparto di medicina, comprendiamo la difficoltà di riportare la chirurgia, nelle intenzioni della Regione doveva essere riportato in tempi brevi ad Amandola in una struttura prefabbricata, quindi realizzabile in tempi brevi, provvisoria costruita appositamente. Ormai dopo 6 anni dal terremoto e con un rimpallo di responsabilità, la situazione è rimasta ferma. Allora vorrei fare due domande al direttore dell’Asur regionale, all’assessore alla Sanità, al direttore dell’Area Vasta 4, al sindaco di Amandola e alla giunta regionale. Sono due domande molto semplici. La prima: perché non viene firmato dalle parti il comodato d’uso gratuito che consentirebbe l’utilizzo della struttura provvisoria di Piandicontro per ospitare il reparto di medicina? Tale contratto di comodato d’uso è presente nei carteggi tra Asur e comune di Amandola da ottobre 2021. La seconda: se per rivedere il reparto di medicina, insieme a tutti gli altri servizi che penso siano quelli del decreto Balduzzi e non quelli dell’autorizzazione regionale, dobbiamo attendere la costruzione del nuovo ospedale dei Sibillini, allora questa volta è l’assessore alla Sanità unitamente al presidente della Regione che deve una volta per tutte con chiarezza dirci quali servizi saranno presenti in quella struttura, in modo chiaro e non definendoli come ‘medicina leggera’ o ‘medicina elementare’. A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina: non è che questo rimpallo di responsabilità tra Comune di Amandola, Asur e giunta regionale fa comodo a tutti per allungare i tempi e le decisioni negando un servizio primario alla zona montana e certezze a tutta la popolazione dei Sibillini?”.

C’è un’ultima domanda, che Vittori definisce “la più scomoda”. “Quale sarà la destinazione del vecchio nosocomio dove ad oggi sono presenti i servizi ambulatoriali, il punto di primo intervento, la diagnostica per immagini, la dialisi e il punto prelievi oltre alle cucine a servizio della Rsa? In che mani andranno la Rsa e il termovalorizzatore da 2,5 milioni di euro?”. Una domanda che può essere mutuata anche in chiave ‘Fermo’, ovvero che ne sarà dell’attuale ospedale Murri una volta che sarà ultimato il nuovo nosocomio di Campiglione? Destinazioni su cui ancora nulla è dato sapere.


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