facebook twitter rss

Il prof Chelli entra nel Consiglio dell’Istat. «Il Fermano terra di grandi statistici, tratteniamo qui i nostri giovani» (Videointervista)

L'INTERVISTA «C'è un detto molto puntuale che dice "fare, saper fare e far sapere". Noi marchigiani, seppur persone molto sveglie e capaci di aiutare il prossimo, siamo un pò avari nel raccontare nel nostre cose. Purtroppo un grande rammarico è che i nostri giovani non si fermano qui da noi. Dobbiamo fare in modo di investire nel territorio perché se i nostri ragazzi più bravi se ne vanno, lo stesso territorio si impoverisce»
Print Friendly, PDF & Email
Il professor Francesco Maria Chelli, nominato consigliere dell'Istat, ai microfoni di Radio FM1

Il professor Francesco Maria Chelli

di Giorgio Fedeli

Un incarico prestigioso, una nomina che arriva direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Un vanto per tutto il Fermano. Il professor Francesco Maria Chelli, originario di Porto San Giorgio, da anni residente a Fermo, è stato nominato componente del Consiglio dell’Istat. E oggi si è raccontato ai microfoni di Radio FM1. Un ripercorrere la sua vita, la sua carriera, fino alla prestigiosa nomina arrivata nei giorni scorsi, a coronamento di una carriera di altissimo livello in campo universitario.

Chelli è professore ordinario di Statistica Economica dall’anno accademico 2006/07 presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali, Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche, vicerettore delegato per le Relazioni con il Territorio dell’Università Politecnica delle Marche e presidente del Consiglio di Corso di Studio in “Data Science per l’Economia e le Imprese” nel triennio accademico 2020/2023, il professor Chelli è anche presidente dell’associazione “Alumni” Univpm e presidente onorario della Società Italiana di Economia Demografia e Statistica. E’ stato direttore del dipartimento per la Produzione Statistica dell’Istat dal febbraio 2021 al febbraio 2022, ed è autore di più di cento pubblicazioni scientifiche nel campo della Statistica Economica.

«Ringrazio Radio FM1 per l’invito graditissimo, per alcuni versi inaspettato, e ovviamente grazie a tutti coloro che mi hanno fatto i complimenti, che mi hanno mostrato e dimostrato affetto». Chelli, che ha passato molti anni della sua vita a Porto San Giorgio, per poi trasferirsi, dopo le nozze, a Fermo, è figlio di due medici molto conosciuti e stimati nel Fermano, e ai microfoni di Radio FM1 ripercorre la sua vita, anche accademica ma non solo. Un curriculum fatto di riconoscimenti e di collaborazioni di primissimo livello. «Nel corso della mia vita ho conosciuto professori illustri come Merlini o Vitali. Studiavano i fenomeni statistico-economici. Così ho iniziato la vita accademica. Ad Ancona sono arrivano nel 2000. La carriera universitaria ha tempi molto lunghi ma dà anche tante soddisfazioni. Dopo la nomina nel Consiglio Istat ho ricevuto tantissimi messaggi di studenti e questo non può che riempirmi di gioia. Ma facciamo un salto nel passato: lo studio della statistica economica mi ha portato fin da subito ad avere rapporti e amicizie all’interno dell’Istat dalla fine degli anni ’80. Vitali, ad esempio, era presidente della commissione di Garanzia per l’Informazione statistica. All’inizio c’erano pochi dati a nostra disposizione, anche eventualmente solo su supporti magnetici. Bisognava cercare libri e volumi tra Ancona e soprattutto Roma. Le fotocopiatrici erano una rarità. Insomma la ricerca era molto faticosa. Ricordo quella volta che mi fornirono dei dati su un disco magnetico. E a quel punto mi domandai dove poterli ‘leggere’. Ci aiutò una banca facendoci accedere al suo centro di calcolo. Negli anni si sono creati rapporti umani molto belli con i colleghi. Diversi presidenti Istat sono professori. All’attuale, Gian Carlo Blangiardo, sono molto legato. Facciamo parte della Società Italiana di Economia e Demografia statistica che ha fatto anche una riunione molto apprezzata proprio a Fermo, i colleghi hanno scoperto una città bellissima. In quell’occasione premiammo il professor Giuseppe Leti. Sia chiaro, nel Fermano abbiamo delle personalità, in ambito scientifico, davvero straordinarie. A quell’incontro era presente anche il professor Bruno Bracalente. Qui abbiamo avuto straordinari statistici, la città e il territorio hanno ottime scuole, e hanno dato un grande contributo all’Italia. All’Istat abbiamo anche dei sangiorgesi. Questo per dire che il legame con l’Istituto è davvero molto forte. Nel Dipartimento della Produzione statistica, con il Covid, abbiamo vissuto un momento di grande transizione. Un giorno il presidente Blangiardo mi ha chiamato mentre passeggiavo in riva al mare, a Numana, chiedendomi di assumere l’incarico di presidente del Dipartimento. Ho riflettuto, non potevo non accettare anche perché per uno statistico economico quel dipartimento è come Disneyland per un bambino. C’è la produzione di tutti i dati. L’Istat, doveroso ricordarlo, non è l’unico organismo che produce dati, ce ne sono di altri importanti e rinomati. L’Istituto è un ente di ricerca in un sistema di produzione dati, è al centro del Sistema Statistico nazionale, e quindi deve coordinarlo. Insomma è il cuore dei dati. E ora è arrivata questa nomina che proprio non mi aspettavo».

L’Istat

Ma di cosa si occupa esattamente il Consiglio? «E’ di fatto il CdA dell’Istat, approva i bilanci. Stabilisce e approva anche le linee strategiche dell’Istituto, dando l’ok anche al piano statistico nazionale. Si riunisce 10/15 volte all’anno e il livello dei temi in discussione è sempre scientifico. Vi partecipano anche dei ‘tecnici’. Il giudice della Corte dei Conti di Ancona, Fabio Caleffi, un fermano, mio caro amico, tanto per fare un nome illustre, ne ha fatto parte. L’Istituto si trova a vivere un momento di transizione straordinario: siamo passati dal cartaceo a un’informazione tutta su formato elettronico, anche le statistiche storiche. Da una situazione statica si è passati a una diffusione capillare, dinamica, con la pubblicazione quasi immediata dei dati» che, però, nell’era di internet, dei social, dei ‘bombardamenti’ mediatici, spesso sono pomo della discordia, anche politica, nella loro interpretazione.

«L’informazione statistica è uno dei pilastri della democrazia. Come leggere al meglio i dati? Il compito principale dell’Istat è produrli, svilupparli e diffonderli. In primis, nell’approcciarsi ai numeri e alle statistiche bisogna capire da chi provengono, insomma l’attendibilità della fonte. Gli organi accreditati come l’Istat, inserito in una rete internazionale che fa capo all’Eurostat, effettuano una verifica molto seria dei dati. Quindi chi li produce, normalmente è tenuto alla loro diffusione, con il numero e la sua interpretazione, comprensibile a tutti. E se uno dei capisaldi della democrazia è l’informazione statistica, l’altro è quella giornalistica. Tutti siamo interessati a capire cosa ci accade intorno. Quindi prima di avventurarsi a leggere quello che c’è nel mare magnum della rete, che qualche lato insidioso ce l’ha, passiamo dall’informazione pubblica. Lasciamo da parte l’idea che i dati si possono manipolare. Sarebbe impossibile, improponibile, fantascienza. All’Istat e negli enti di ricerca c’è un altissimo livello di professionalità e dedizione al lavoro».

Un messaggio chiaro che, probabilmente, il mondo accademico dovrebbe ripetere e ripetersi più spesso, proprio per arrivare alla gente. «Io ho avuto la fortuna di fare la carriera universitaria con l’attuale rettore dell’Univpm, il professor Gregori, che ha molto a cuore il Fermano. Qui in questo territorio abbiamo dei corsi universitari nelle professioni mediche e infermieristiche. C’è anche una sede per la triennale e la magistrale in Ingegneria gestionale. Fermo per l’Univpm è un cuore pulsante. Perché tiro in ballo Gregori? Lui insegna marketing. C’è un detto molto puntuale che dice “fare, saper fare e far sapere“. Noi marchigiani, seppur persone molto sveglie e capaci di aiutare il prossimo, siamo un pò avari nel raccontare nel nostre cose. Ho imparato molto da Gregori: non bisogna essere avari nel diffondere la conoscenza anche se la prima malattia di noi universitari è la vanità. Siamo ancora un pò troppo lontani dalla fase del far sapere. Purtroppo un grande rammarico è che i nostri giovani non si fermano qui. Dobbiamo fare in modo di investire nel territorio perché se i nostri ragazzi più bravi se ne vanno, lo stesso territorio si impoverisce. Se alcuni vanno e altri, altrettanto bravi, arrivano, va bene lo stesso. Non facciamo un discorso di campanilismo. Il fatto è che non ne attraiamo al pari di quanti se ne vanno. E questo è un grandissimo problema, che pagheremo sempre di più. La denatalità è forte: parliamo di 1,5 milioni in meno delle scuole primarie. Dobbiamo attrarre giovani ma al contempo curiamo quei ‘pochi’ che ci sono: penso a case degli studenti, sussidi, aiutiamoli a studiare, a iniziare un’attività. Se se ne vanno le nuove generazioni, tutto diventa più arido. Vicino a una struttura universitaria forte ci deve essere anche un tessuto informativo altrettanto capace. Non può fare tutto l’università. Ognuno deve fare il proprio mestiere, il proprio dovere».

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti