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La seconda uscita della “Trilogia del Lunedì” fa tappa a Fermo: venerdì la presentazione de “Il Blocco”

FERMO - Venerdì 24 giugno, alle ore 19, in Piazza del Popolo, nello spazio antistante la Biblioteca Civica "Romolo Spezioli", nell'ambito dell'iniziativa "Libri in Piazza", verrà presentato il libro "Il Blocco", secondo volume della Trilogia del lunedì, appena uscito per conto di "Planet Book" di Bari. Dopo "The Game" dello scorso anno arriva il secondo viaggio in questa trilogia della fantascienza a cura di Marco Renzi
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Se c’è un giorno della settimana che è davvero diverso dagli altri, questo, contrariamente a quanto si possa pensare, non è il Sabato o la Domenica, piuttosto il Lunedì.

Giorno sospeso, in cui passato e futuro riescono a trovare un giusto punto di equilibrio, consentendoci di riflettere senza timori su quanto accaduto e con altrettanta serenità su quello che ci aspetta. È il giorno in cui i barbieri restano chiusi, come pure i fiorai e molti negozi osservano mezza giornata di riposo, è un giorno apparentemente innocuo mentre invece molto di ciò che accadrà si comincia a delineare proprio in questo inizio della settimana. La Trilogia del Lunedì è un corpo unico che si disegna su tre libri, tre punti di osservazione che potrebbero sembrare diversi ma che in realtà costituiscono un omogeneo e piacevole divertissement da leggere con lo spirito del giorno meno amato della settimana: The Game (2021), Il Blocco (2022), Il giorno della verità (2023). In fondo la domanda alla quale i tre libri cercano di dare una risposta è sempre la stessa: da dove veniamo, cosa siamo e dove andiamo.

Prima o poi doveva accadere, dopo diversi viaggi nello spazio, nel tempo e in improbabili dimensioni, non poteva mancare una delle suggestioni più forti che abitano da sempre la mente umana: quella dell’incontro con una civiltà aliena. In questa seconda tappa della Trilogia del Lunedì uscita per conto di “Planet Book”, gli extraterrestri si palesano, arrivano, comunicano: sono alti, magri, tecnologicamente avanzati e girano completamente nudi. La loro vicenda si intreccia con quella della protagonista, una docente di antropologia dell’Università di Bari con la passione per la speleologia. La seguiremo nei suoi viaggi a Houston, Las Vegas, deserto del Nevada, New York, Ayers Rock in Australia, Chennay in India e Peschici sul Gargano, da cui tutto comincia e finisce. Un caleidoscopio di immagini e situazioni che ruotano attorno alle maestose forme di Castel del Monte, che alla fine tutte le racchiude.

 

Marco Renzi, lei è l’autore di dell’opera di fantascienza che fa parte del secondo romanzo dell’annunciata Trilogia del Lunedì. Quando le è nata la passione per la scrittura?

«Tanto tempo fa, esattamente non ricordo quando. È nata per necessità, nella vita mi sono sempre occupato di teatro e in particolare di quello destinato alle nuove generazioni. In questo ambito non esistono autori da mettere in scena come nella prosa (Goldoni, Shakespeare, Pirandello, Cechov, ecc), c’è solo un patrimonio di favole classiche a cui volendo si può attingere ma non sono copioni teatrali, bisogna comunque adattare. Ho cominciato a scrivere per avere materiali su cui poter lavorare, la drammaturgia è il cuore del percorso produttivo che porta allo spettacolo. Sono nate così stesure sia di copioni originali che di trasposizioni, poi, come si dice, da cosa nasce cosa e la scrittura, per sua natura, non si lascia delimitare, straborda e contagia. Nel mio caso c’è stato un salto che ha investito una passione che da sempre coltivo, quella per il cinema e la letteratura di fantascienza».

Quando le è nata l’idea di scrivere questo romanzo come seconda opera della “Trilogia del lunedì”?

«Un giorno, camminando, come sempre avviene. Camminare e pensare sono un mix funzionante, almeno per quel che mi riguarda. L’idea di raccontare il nostro mondo passando attraverso altre dimensioni non è certo una novità, la letteratura di fantascienza, o almeno una parte di questa, è ricca di esempi, ed è la scrittura che più mi interessa, a partire dal 1984 di Orwell in avanti. Cimentarsi con una trilogia è invece qualcosa che sta oltre e che contiene elementi di sfida che mi coinvolgono e spronano. L’ho già fatto un’altra volta con “Mondi Diversi-Mondi Possibili”, una tetralogia teatrale e ha funzionato. Il darsi un programma stimola a raggiungerlo, come se impedisse alla mente di fermarsi, spero funzioni anche questa volta, al secondo step ci siamo arrivati, aspettiamo con fiducia il terzo. Nel Teatro ho sempre lavorato così, dandomi un tempo, sono cosciente che per ogni stagione dovrò produrre una novità e per farlo ho bisogno di un copione entro l’anno precedente, questo è uno stimolo molto forte e produce idee, scritture, mondi e universi, contribuendo a tenere allenata la mente».

Perché questo nome alla Trilogia?

«Il nome è nato per caso. L’anno scorso stavo presentando il primo romanzo della trilogia: “The Game”, rispondendo a delle domande dissi che non avevo ancora scelto un nome per questa trilogia e che speravo di trovarne presto uno, nel frattempo potevamo chiamarla “Trilogia del Lunedì”, per dargli una definizione nel discorso. Subito mi piacque. Il lunedì è il giorno meno amato della settimana, eppure è quello in cui spesso si decidono le cose che faremo, è il giorno di chiusura dei barbieri, dei fiorai e molte attività osservano mezza giornata di riposo, è un giorno sospeso, in cui si prende fiato per ripartire. Credo sia il giorno più adatto per cominciare a leggere questi libri». 

Dove è ambientata la storia e in che epoca si svolgono i fatti? 

«La vicenda itinera in molte parti del mondo, dagli Stati Uniti all’Australia, ma il luoghi principali sono in Puglia, da Bari a Peschici, fino a Castel del Monte che tutti li racchiude. Da questo punto di vista è un grande omaggio alla fortezza Federiciana, alla sua incredibile architettura e al fascino che da sempre esercita su chiunque la visiti. Si parla molto di Bari e della piccola e bianca Peschici, luoghi dove sono stato diverse volte e che evidentemente hanno sedimentato emozioni che questa volta sono riaffiorante con prepotenza. L’epoca dei fatti è quella attuale: uno di questi giorni, uno di questi mesi, uno di questi anni».

Di cosa parla il romanzo?

«Parla della vita di noi tutti e del grande sogno che da sempre accompagna l’umanità, quello dell’incontro con una civiltà aliena, diversa e lontana. E’ anche una bella storia d’amore e d’avventura, di conoscenza di popoli affascinanti, come gli aborigeni dell’Australia, fino a toccare il difficile rapporto tra scienza ed etica. Ci sono dentro tante cose, proprio come la nostra vita, nella quale albergano sogni e realtà, visioni e consapevolezze. Non avevo mai incontrato nei miei libri altre civiltà extraterrestri, solo accennate, prima o poi doveva accadere, questa volta gli alieni arrivano e si palesano: sono alti, magri, pacifici e girano completamente nudi».

Chi è la protagonista e quali sono gli altri personaggi importanti dell’opera?

«La protagonista è una donna di quarant’anni che, dopo aver vinto la sua lunga battaglia contro il precariato, ha conquistato la cattedra di antropologia all’Università di Bari. Single, domiciliata nelle vicinanze dello Stadio San Nicola (detto anche l’astronave), amante della speleologia, dimensione in cui ritrova molto di se stessa. Partecipa ad una spedizione in un complesso di grotte vicino Peschici dove si trasferisce per un periodo. Qui conosce Paolo/Schumacher, un bel giovane che guida l’ape taxi e di cui si innamora. Altri personaggi importanti sono Giorgio, un suo collega di Università esperto in informatica, Archita, una Ingegnere aereospaziale indiana, RAT e TUS, due alieni e tanti altri di questa straordinaria avventura».

Lei è tra quegli autori che partono da un’idea e iniziano a scrivere l’opera, o preferisce definire prima per bene la trama, i personaggi, i punti di svolta?

«Di solito giro attorno ad un’idea primaria fin quando non mi convince pienamente, spesso è solo un’immagine, una suggestione, un qualcosa che però mi colpisce. Da questo punto di partenza comincio a scrivere senza avere idea di dove possa andare a finire. La cosa che ogni volta mi sorprende è la quantità di situazioni che scaturiscono da quell’ immagine iniziale, ne resto affascinato, come se non fossero farina del mio stesso sacco e faccio spesso fatica a riconoscerle come tali. Mi sono sempre chiesto dove fossero state nascoste e quali misteriosi meccanismi hanno contribuito a liberarle. Direi che è la parte più emozionate del processo di scrittura. La prima stesura ha qualcosa di alchemico, il resto è un lungo e paziente lavoro di rifinitura. A volte, come in questo caso, arrivo a dei finali che in partenza non avevo neppure lontanamente immaginato. Sono affascinato da questi processi creativi, sperando che non smettano mai di funzionare».

Senza rivelare il finale, ci dice quali sono i punti di svolta dell’opera?

«Sono diversi ma senza alcun dubbio il motivo scatenante dell’intero racconto è ciò che accade durante la spedizione speleologica a Coppa di Cielo di Peschici, qui inevitabilmente sono costretto a rispondere anche alla domanda successiva, quella sul titolo. Un giorno il mondo viene misteriosamente bloccato in tutte le sue attività: gli aerei restano sospesi nel cielo, le navi in mare, le persone in quello che stavano facendo, persino l’acqua non esce dalle bottiglie, né le sigarette si consumano. La nostra protagonista, a sua insaputa e grazie a delle particolari rocce isolanti che la proteggono durante una spedizione speleologia, riesce a sopravvivere a questo blocco e quando torna in superficie capisce di essere l’unica sopravvissuta, anche se gli altri non sono morti ma solo messi in stand by. Si renderà presto conto che a produrre questa gigantesca pausa sono stati degli alieni tecnologicamente molto avanzati che stanno scendendo in varie parti del mondo, tra cui Peschici. Scoprirà che non sono aggressivi, che erano venuti per colonizzare un pianeta che credevano disabitato, hanno fatto un lungo viaggio, indietro non possono tornare, chiedono ospitalità».

Perché questo titolo (Il blocco)?

«Il titolo deriva dall’episodio iniziale del romanzo a cui ho fatto riferimento nella domanda precedente. Quando la protagonista, unica scampata, si rende conto che attorno a lei tutto è sospeso, comincia a muoversi per le strade di Peschici come in un gigantesco presepe, tra disperazione, buffe situazioni e voglia di trovare una soluzione. Quella del blocco è stata l’immagine di partenza, la suggestione iniziale dalla quale è scaturito tutto il romanzo».

Qual è il messaggio di fondo che trasmette?

«Più che messaggi di fondo, direi che il romanzo rimbalza su diversi piani di riflessione, offre spunti, sfiora situazioni, altre ne approfondisce, direi che l’immagine più giusta è quella della pallina che rimbalza. Non ho la pretesa di pontificare alcun messaggio ma solo quella di scrivere un romanzo che abbia sempre la giusta tensione e che sia in grado di condurci alla conclusione senza flessioni o stanchezze. Quando un romanzo ci appassiona già dalle prime righe e non ci molla per la restante parte, credo che abbia raggiunto il suo principale obbiettivo, quello di averci rapito, divertito e condotto altrove. Dentro questa intenzione generale ce ne sono poi delle altre e nel libro certo non mancano, si parla del rapporto tra etica e tecnologia, di famiglia, di sessualità, di diversità, di tolleranza e persino dell’amore. La domanda alla quale i tre libri cercheranno di dare una risposta non è tanto da dove veniamo o dove andiamo, quanto piuttosto cosa siamo».

Sta già lavorando sulla terza opera della trilogia? Ci può anticipare qualcosa?

«Non ho ancora un’idea precisa, come api attorno al fiore sono tante quelle che ronzano in testa, vedremo, se qualcosa sarà convincente avremo la terza opera già dal prossimo anno, diversamente aspetteremo. Il libro non è come lo spettacolo, non ho obblighi stagionali da dover rispettare, una volta tanto posso prendermi i tempi che servono. Quando ci sarà carne accenderemo il fuoco e cominceremo a cucinarla. C’è un’idea del passato che ho ritrascritto e che parla di un mondo sospeso sopra le nuvole, attaccato a dei palloni, dove l’umanità si è dovuta trasferire causa impossibilità di poter continuare a vivere sulla terra, un’altra che racconta di una risposta arrivata da una civiltà molto lontana che ha trovato la celeberrima sonda Pioneer, quella lanciata nel 1972 ed ora vagante chissà dove nello spazio profondo. Vedremo».


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